Trasportare grosse somme in contanti alla frontiera non è in sé indizio di riciclaggio

Trasportare grosse somme in contanti alla frontiera non è in sé indizio di riciclaggio

Redazione

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Per provare il reato di riciclaggio non basta possedere ingenti somme di denaro alla frontiera, sostiene la Corte di Cassazione.

Possedere ingenti somme di denaro alla frontiera non è sufficiente a provare da solo il reato di riciclaggio. È questo quello che emerge dalla sentenza n. 26301/2016 con cui la Seconda sezione penale della Corte di cassazione ha accolto il ricorso dell’indagato contro due decreti che avevano disposto, senza ulteriore indagine, il sequestro probatorio di considerevoli somme di contante trovate nella sua vettura al confine tra Italia e Svizzera.

Il sequesto dei beni per accusa di riciclaggio e le contestazioni della difesa

Al momento del passaggio del confine dalla Svizzera all’Italia, l’indagato era stato fermato per via del rinvenimento nella sua automobile di due ingenti somme di denaro (868.000 euro e 10.000 euro), che erano quindi state sequestrate su disposizione del Pubblico Ministero. Il Tribunale del riesame aveva inoltre respinto l’istanza di riesame avanzata dall’indagato, sostenendo la presenza del fumus commissi delicti e ritenendo il denaro “verosimilmente corpo del reato“. Il Tribunale aveva inoltre dichiarato che il mantenimento del sequestro delle somme di denaro, di telefoni cellulari e di documentazione varia era giustificato in ragione della necessità di “ricostruire compiutamente le operazioni effettivamente eseguite dall’indagato”.

Al contrario, il difensore dell’imputato sosteneva l’insussistenza del fumus commissi delicti e più in generale la completa mancanza di motivazione del sequestro. La difesa aveva sottolineato come non solo non fosse presente alcuna indicazione materiale del reato di riciclaggio, tanto più che all’interno dell’Unione Europea non vigono divieti di circolazioni di capitale, ma anche che l’indagato e gli altri occupanti la vettura erano gioiellieri che dovevano procedere all’acquisto di preziosi. Il Tribunale, infine, non aveva dato spiegazioni puntuali riguardo le precise motivazioni che rendevano necessario il sequestro del denaro.

L’ipotesi di reato dell’accusa è  totalmente astratta

La sentenza n. 26301/2016 della Corte di cassazione ha accolto il ricorso e le motivazioni della difesa e disposto la restituzione del materiale sequestrato. L’ipotesi di reato formulata dall’accusa, la Suprema Corte ha dichiarato, è totalmente astratta, “basata esclusivamente sulla quantità del contante” e “non confortata da alcun elemento concreto”. Il semplice possesso di un’ingente somma di denaro, precisa la sentenza, “non può giustificare ex se, in assenza di qualsiasi riscontro investigativo, l’elevazione di un’imputazione di riciclaggio senza che sia in alcun modo stata verificata l’esistenza di un delitto presupposto”. Non era mai stata provata, inoltre, l’esistenza di relazioni tra l’indagato ed ambienti criminali o il compimento di operazioni di investimento del denaro di natura illecita.

Il mero trasporto di grossi capitali in contanti verso l’Italia, dunque, non può essere di per sé considerato indizio sufficiente per sospetti di riciclaggio o altri reati finanziari, né può autorizzare il sequestro probatorio di beni o denari.

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