Matrimonio ‘riparatore’: è annullabile per riserva mentale dei due sposi

Matrimonio ‘riparatore’: è annullabile per riserva mentale dei due sposi

Redazione

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Lucia Nacciarone

Con la sentenza n. 5175 del 30 marzo 2012 la Cassazione ha respinto il ricorso di una donna che si opponeva all’annullamento del suo matrimonio.

Il procedimento, intentato dallo sposo, si era concluso in sede ecclesiastica con la sentenza dei giudici rotali che aveva accertato la riserva mentale dei coniugi, in particolare del marito, il quale sosteneva che il matrimonio fosse stato celebrato in fretta e furia, senza una reale convinzione, perché la donna era rimasta incinta.

Ma, a quanto pare, la comunione spirituale e materiale dei coniugi non era mai stata veramente in piedi, e probabilmente mancava il presupposto fondamentale dell’affectio coniugalis.

Infatti a nozze avvenute, riscontratasi immediatamente una incompatibilità di caratteri, nonché una differenza insormontabile di educazione e sociale, la sposa aveva, dopo la nascita del bambino, abbandonato il tetto coniugale.

Nessuna difficoltà da parte della Corte d’appello nel delibare la sentenza ecclesiastica ritenuta valida, ma a questo punto la sposa si era opposta portando la vicenda in Cassazione.

I giudici della suprema Corte hanno ravvisato la riserva mentale non solo nello sposo, ma anche nella donna, atteggiamento comprovato dal fatto che proprio la sposa avesse abbandonato il tetto coniugale poco dopo le nozze.

I giudizi del tribunale ecclesiastico e della Corte d’appello, continuano i giudici, hanno natura diversa: il primo è teso ad accertare la voluntas simulandi di un coniuge, il secondo risulta incentrato sulla necessità di verificare un’autonoma e diversa valutazione del materiale probatorio secondo le regole del processo civile, eventualmente disattendendo gli obiettivi elementi di conoscenza documentati negli atti del giudizio ecclesiastico.

Ma in questo caso la Corte d’appello ha condiviso l’orientamento dei giudici rotali, e pertanto, dopo questa ulteriore conferma della Cassazione, la sentenza di annullamento può essere delibata con effetti immediati nel nostro ordinamento.

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