L’annullamento d'ufficio dell'illegittimo inquadramento di un dipendente non richiede specifica motivazione

L’annullamento d’ufficio dell’illegittimo inquadramento di un dipendente non richiede specifica motivazione

di Redazione

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Lilla Laperuta

L’interesse pubblico all’annullamento d’ufficio dell’illegittimo inquadramento di un pubblico dipendente è in re ipsa e non richiede specifica motivazione. Questo, in sintesi il principio di diritto che sorregge la decisione presa dal Consiglio di Stato, sentenza n. 3628 del 20 giugno. La terza sezione del Collegio rileva che, in via generale, il provvedimento di annullamento di ufficio presuppone una congrua motivazione sull’interesse pubblico attuale e concreto a sostegno dell’esercizio discrezionale dei poteri di autotutela, con un’adeguata ponderazione comparativa, che tenga anche conto dell’interesse dei destinatari dell’atto al mantenimento delle posizioni che su di esso si sono consolidate e del conseguente affidamento derivante dal comportamento seguito dall’Amministrazione.

Tuttavia, con riferimento al caso di specie, il Collegio, si richiama ad un consolidato orientamento del Consiglio di Stato che, in relazione all’annullamento d’ufficio dell’illegittimo inquadramento di un pubblico dipendente, ha ritenuto esistente l’interesse pubblico “in re ipsa” , in quanto l’atto oggetto di autotutela produce un danno per l’Amministrazione consistente nell’esborso di denaro pubblico senza titolo, con vantaggio ingiustificato per il dipendente. Nè in tali casi rileva il tempo trascorso dall’emanazione del provvedimento di recupero dell’indebito (cfr. ex plurimis Cons. St., V, 22 marzo 2010, n. 1672; Cons. St., VI, 16 marzo 2009, n. 1550).

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