Cosa fare dopo la laurea in Giurisprudenza

Lorena Papini 16/01/24
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Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza arriva il momento, forse il più complesso, di decidere cosa fare e quale percorso intraprendere. Le alternative “classiche” sono: l’avvocatura, il notariato e la magistratura. Qualsiasi sia la scelta fatta, è bene sapere fin da subito che, per poter realizzare i propri sogni e le proprie ambizioni, è fondamentale avere la giusta preparazione. Le conoscenze acquisite durante il percorso universitario, di per sé, potrebbero non essere sufficienti per superare il concorso notarile o per l’accesso alla magistratura, oppure ancora, per superare l’esame di Stato per l’accesso alla professione forense. Pertanto, subito dopo aver scelto il percorso da intraprendere, è importante non perdere tempo e rivolgersi a scuole specializzate nella preparazione per tali concorsi; a tal proposito è possibile dare uno sguardo ai corsi di formazione giuridica law camp.

Indice

1. Come diventare Notaio con la laurea in Giurisprudenza


Per poter diventare un Notaio della Repubblica Italiana è necessario, innanzitutto, possedere una laurea in Giurisprudenza. Dopo aver conseguito la laurea, occorre fare un tirocinio della durata di 18 mesi presso un Notaio dove è possibile fare pratica e toccare con mano la vita notarile. Per poter ottenere il tanto ambito sigillo è necessario superare ben tre prove scritte incentrate sul diritto civile, commerciale e successorio. Più precisamente, si tratta di tre prove scritte da otto ore ciascuna che impongono ai candidati di redigere un atto perfetto, la relativa motivazione e una trattazione teorica di diversi argomenti. Dopo aver superato lo scritto, occorre affrontare l’ultimo step ovvero la fase orale, che impone la conoscenza di diverse materie: diritto civile, diritto commerciale, diritto successorio, volontaria giurisdizione, disposizioni sull’ordinamento del notariato e degli archivi notarili e diritto tributario.

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2. Come diventare Magistrato


L’accesso alla carriera in magistratura non è molto diverso rispetto a quella per l’accesso al notariato. Infatti, anche in questo caso è necessario conseguire una laurea in Giurisprudenza (eccezion fatta per la Magistratura Tributaria, per la quale possono concorrere anche i laureati in Economia). Diversamente dal concorso notarile, oggigiorno non è più necessario fare un tirocinio, ciò significa che è possibile sostenere il concorso in Magistratura subito dopo la laurea. Per quanto concerne la procedura concorsuale, occorre affrontare anche in questo caso tre prove scritte da otto ore ciascuno vertenti sul diritto civile, diritto penale e diritto amministrativo. Per la Magistratura Tributaria, invece, le materie sono: diritto civile o commerciale, diritto tributario e una prova pratica che impone la redazione di un provvedimento giudiziale.
Superato lo scritto, occorre affrontare una prova orale vertente, per magistratura ordinaria, su ben 16 materie: diritto civile, diritto romano, procedura civile, diritto penale, procedura penale, diritto amministrativo, diritto costituzionale, diritto tributario, diritto commerciale, diritto fallimentare, diritto del lavoro e della previdenza sociale, diritto dell’Unione europea, diritto internazionale pubblico, diritto internazionale privato, informatica giuridica, ordinamento giudiziario. Per quanto concerne magistratura tributaria, invece, le materie dell’orale sono: diritto tributario, diritto processuale tributario, diritto civile, diritto processuale civile, diritto penale, diritto costituzionale e amministrativo, diritto commerciale e fallimentare, diritto dell’Unione europea, diritto internazionale pubblico e privato, contabilità aziendale e bilancio, elementi di informatica giuridica
In entrambi i casi occorre affrontare una breve conversazione in lingua straniera.

3. Come diventare avvocato


Per diventare avvocati è necessario avere una laurea in Giurisprudenza, fare un tirocinio di 18 mesi presso un Avvocato e superare l’Esame di Stato. Quest’ultimo, almeno per ora, impone di superare una prova scritta da sette ore vertente su una materia a scelta del candidato tra diritto civile, penale o amministrativo. Superata la prova scritta occorre affrontare una prova orale la quale si divide in un “orale pratico”, basato sulla risoluzione di un quesito pratico su una materia a scelta del candidato tra diritto civile, penale e amministrativo, in trenta minuti, e un “orale teorico”. Quest’ultimo verte a sua volta sulle materie scelte dal candidato tra: diritto civile, diritto penale, diritto amministrativo, diritto processuale civile, diritto processuale penale. Infine, nella terza e ultima fase, il candidato è tenuto a dimostrare di avere un’adeguata conoscenza dell’ordinamento forense e dei diritti e doveri dell’avvocato.

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