Condannato l’imprenditore che vende capi d’abbigliamento con segni mendaci

di Redazione
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La merce, che nel caso sottoposto all’attenzione della Corte di legittimità, era stata prodotta in Cina, recava una etichetta atta ad ingannare il consumatore in quanto riecheggiante il simbolo della bandiera italiana.

Così i giudici con la sentenza n. 18302 del 5 maggio 2014 hanno confermato la condanna a carico dell’uomo ex art. 517 c.p. (vendita di prodotti con segni mendaci), in linea con la Corte di merito, che, da un attento esame della documentazione raccolta, e dalle risultanze del sequestro di circa sessantaquattro cartoni che contenevano 567 capi d’abbigliamento, aveva concluso che la merce era stata prodotta in Cina ma commercializzata come un prodotto nazionale, «come peraltro riportato sugli scatoloni in cui questa era contenuta mentre sui singoli indumenti i cartoncini appositi avevano caratteristiche simili ingannevoli per i consumatori sulla provenienza geografica dei capi d’abbigliamento come, cioè, se fossero di nazionalità italiana, anziché cinese».

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