Cassazione: le conversazioni in chat davanti al coniuge costituiscono addebito della separazione

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia
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Qui la sentenza: Corte di cassazione - sez. VI civ. - ordinanza n. 8750 del 17-03-2022

“L’arte del chattare” per determinate persone da alcuni anni è diventata un’azione della quale non si può fare a meno.

C’è chi lo fa di nascosto mentre va a lavoro, chi quando è a casa senza nessuno, addirittura quando va in bagno.

Chi lo fa in mentre guarda un film accanto al marito o alla moglie oppure seduto a tavola.

Altri con lo smartphone in mano, si scambiano messaggi e alla domanda “con chi stai chattando”?

La solita risposta: “un collega”, “un’amica” e simili.

Nessun dettaglio sulla conversazione.

Non ci vuole molto a intuire che l’interlocutore non è quello dichiarato e che c’è aria di tresca.

A questo proposito ci si chiede se il coniuge che chatta su WhatsApp con un’altra persona rischi qualcosa.

Una recente ordinanza della Suprema Corte di Cassazione ha riconosciuto il famoso principio secondo il quale, a volte, oltre al danno c’è anche la beffa.

Chi trattiene un rapporto virtuale in modo sfacciato, mentre si trova in auto o a pranzo con il coniuge, si dimostra poco educato e lo sta offendendo.

Per questa ragione, se la relazione clandestina viene scoperta e il matrimonio finisce, la parte infedele si prende l’addebito della separazione.

La Suprema Corte aveva in precedenza sentenziato  che un rapporto virtuale, anche tra due persone che non si sono mai incontrate di persona, è motivo di separazione.

I giudici di legittimità aggiungono un altro tassello e spiegano che cosa si rischia a chattare via WhatsApp con un altra persona sotto vicino al coniuge, offendendo il suo onore.

Indice:

  1. È possibile tradire a distanza?
  2. Quando si rischia l’addebito a causa del tradimento on line?
  3. Che cosa comporta l’addebito causato dal tradimento on line?

1. È possibile tradire a distanza?

Quando ci si sposa, il rapporto che si realizza con il coniuge, a parte l’amore, dovrebbe essere caratterizzato da estrema fiducia.

Mantenere il valore intatto non significa esclusivamente evitare dei contatti o degli incontri fisici con un’altra persona ma anche evitare di scrivere su una chat di un qualsiasi social network o servizio di messaggistica quello che l’altro vorrebbe sentire dire esclusivamente a sé stesso.

Se il marito scopre che la moglie (o viceversa) chatta con qualcuno su Messenger, su WhatsApp, su Instagram, su Telegram con parole che fanno capire desiderio, amore, sentimenti che vanno al di là dell’amicizia, se c’è anche uno scambio di selfie o foto provocanti se non addirittura espliciti, è naturale che la fiducia del coniuge venga meno.

Il tradimento, anche se virtuale, viene consumato, ed è sinonimo di infedeltà, che rappresenta uno dei motivi che la legge riconosce per i quali si può rompere un matrimonio e pretendere l’addebito della separazione.

Questo non significa che chattare con degli amici sui social o su WhatsApp equivalga sempre ad essere infedeli.

Il contenuto e la forma diranno se si è passato il limite o se si resta entro i confini del sano rapporto di amicizia o di conoscenza.

È fondamentale quello che si dice e il modo nel quale lo si dice e, aggiunge adesso la Cassazione, il modo nel quale lo si fa.


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2. Quando si rischia l’addebito a causa del tradimento on line?

Di solito, in caso di infedeltà, l’addebito della separazione viene deciso dal giudice in capo a chi ha tradito.

Non perché venga sorpreso a letto o in auto con un’altra persona, perché il marito è ritornato a casa con una macchia di rossetto sul collo della camicia o perché la moglie ha lasciato in vista un biglietto d’amore dell’amante.

Anche l’infedeltà virtuale può costare l’addebito della separazione.

La Suprema Corte di Cassazione in una recente sentenza (Cass. ord. 17/03/2022 n.8750/2022) afferma che se commesso in modo spudorato, chattando con l’altro o con l’altra accanto al proprio coniuge.

Come scritto in precedenza, a tavola, in auto mentre il coniuge guida.

Un’offesa nei modi e nel contenuto, meritevole dell’addebito della separazione.

Alla Suprema Corte sono bastate poche parole per motivare la decisione:

L’infedeltà virtuale è rilevante quando si dimostra offensiva per il coniuge.

La relazione di uno di loro con estranei rende addebitabile la separazione quando, considerando gli aspetti con i quali è coltivata e l’ambiente nel quale i i coniugi vivono, dia luogo a credibili sospetti di infedeltà e quindi comporti offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge anche se non si arriva ad un rapporto fisico vero e proprio.

3. Che cosa comporta l’addebito causato dal tradimento on line?

L’addebito della separazione (chi volesse approfondire può leggere “Addebito della separazione: è sufficiente il tradimento presunto” pubblicato su diritto.it) in seguito a un tradimento su una chat attraverso qualsiasi altro mezzo on line non è diverso da quello che viene deciso in caso di infedeltà “fisica”.

Il traditore non potrà chiedere l’assegno di mantenimento, neanche se fosse ridotto alla miseria e non avrà diritti sull’eredità dell’ex se il partner dovesse morire prima di lui.

L’addebito scatterà nel caso nel quale il tradimento on line sia stato la reale causa della fine del matrimonio, mentre, se anziché essere il motivo che ha scatenato il fallimento sia una conseguenza, vale a dire, se il rapporto era compromesso e andava verso la conclusione anche senza il rapporto via chat di uno dei due, non si avrà l’addebito automatico.

La stessa Cassazione (Cass. sent. n. 14414/2016) aveva stabilito che venire meno ai doveri coniugali avviando una relazione via chat non è sufficiente, si deve provare il fatto che quelle conversazioni, anche spinte, sono state la reale causa che ha determinato la fine del matrimonio.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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