Cassazione: condannato per ricettazione e detenzione illegale di armi chi conosce il nascondiglio segreto della pistola

Cassazione: condannato per ricettazione e detenzione illegale di armi chi conosce il nascondiglio segreto della pistola

Redazione

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Lucia Nacciarone

Con la sentenza n. 46622/11 la Corte di legittimità ha confermato la condanna emessa in sede di merito a carico di due fratelli colpevoli di aver occultato un’arma in uno scantinato.

Il fratello minore confessava il luogo del nascondiglio alla polizia, assumendo di non aver mai usato l’arma e di ignorarne la provenienza illecita.

Condannato in sede di merito, ricorreva poi in cassazione per falsa applicazione della norma incriminatrice, sostenendo che la conoscenza del luogo dove era custodita la pistola e la possibilità di entrarne in possesso non erano elementi idonei ad integrare il reato di ricettazione; né tantomeno, valevano ad integrare il reato di detenzione, potendo l’imputato utilizzare l’arma solo col consenso del fratello maggiore.

I giudici di legittimità hanno però confermato la condanna, ricordando che, per giurisprudenza pacifica della Corte stessa, «in materia di detenzione di armi, il concetto giuridico di detenzione, che si identifica in una generica disponibilità della cosa, prescinde da qualunque considerazione temporale e dalla possibilità di un utilizzo immediato. Si ha quindi detenzione abusiva di un’arma ogni volta che tra l’agente e l’arma risulti sussistente un rapporto ovvero una relazione di fatto che gli consenta la disponibilità dell’arma, e ciò indipendentemente da un collegamento materiale e spaziale tra l’agente e l’arma detenuta. Non è quindi necessario che l’agente abbia sempre con sé o presso di sé l’arma abusivamente detenuta: detiene ugualmente anche chi, pur non avendo con sé o presso di sé l’arma, la custodisca o la possegga in un luogo dal quale possa prelevarla sia direttamente che indirettamente (…)».

Per questo, ad avviso dei giudici di legittimità, sicuramente sussiste la illecita detenzione dell’arma, che va desunta, oltre che dalla presenza della stessa nel luogo nascosto, anche dal libero accesso che l’imputato aveva a quel luogo e dalle particolari modalità di conservazione e custodia dell’arma (in uno scatolone sotto vestiti vecchi).

Sussiste, inoltre, il reato di ricettazione, in quanto era facilmente desumibile la provenienza illecita dell’arma dal fatto che un acquisto regolare avviene necessariamente attraverso specifici canali e con l’osservanza di determinate formalità.

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