Referendum, ha vinto il "No": cosa succede al governo?

Referendum, ha vinto il “No”: cosa succede al governo?

di Redazione

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Il referendum costituzionale si è concluso ieri sera con una netta vittoria del “No”. La riforma Renzi-Boschi promossa dal Governo, che prevedeva tra le altre cose la riduzione dei poteri del Senato e il superamento del bicameralismo paritario, è stata bocciata dagli elettori. Cosa succede adesso al governo? Quasi scontato l’addio di Renzi, che ha già annunciato di volersi dimettere, l’ipotesi più probabile sembra quella di un governo tecnico.

A meno che, ovviamente, non si vada a nuove elezioni.

 

Il “No” vince con il 60% dei voti

Una vittoria, quella del No, netta e inequivocabile: quasi il 60% dei votanti (59,11%), con un’affluenza molto alta in diverse Regioni d’Italia.

La maggior parte degli elettori, dunque, ha votato contro il cambiamento della Costituzione, la riforma del Senato e l’accentramento dei poteri. E questo nonostante l’intensificarsi della campagna del governo nelle ultime settimane, dopo che gli ultimi sondaggi avevano dato il “No” in vantaggio.

E proprio grazie all’esposizione del premier Renzi, che più volte aveva affermato che la sua permanenza al governo sarebbe dipesa dal risultato del referendum, il voto degli italiani ha preso le forme di una bocciatura di Renzi e del suo esecutivo.

 

Matteo Renzi si dimette?

Con ogni probabilità, quindi, Matteo Renzi si dimetterà da Primo ministro. Già questa notte, circa un’ora dopo i risultati del referendum, l’attuale premier ha confermato le sue intenzioni di lasciare la sua carica. “L’esperienza del mio governo finisce qui”, ha dichiarato Renzi senza mezzi termini.

Il Presidente della Repubblica Mattarella potrebbe teoricamente chiedere a Renzi di rimanere in carica e richiedere la fiducia alle Camere, ma l’ipotesi appare improbabile.

 

Un governo tecnico per il dopo Renzi?

Cosa succede adesso, allora?

L’ipotesi più probabile sembra quella della formazione di un nuovo governo tecnico. Con questa opzione, in poche parole, la composizione di Camera e Senato resterebbe la stessa e il primo ministro sarebbe scelto dal Presidente in accordo con il Parlamento. Compito principale di questo nuovo Primo ministro sarebbe allora quello di riformare la legge elettorale, dato che il nuovo Italicum regola solo l’elezione della Camera dei Deputati.

I politici che, in questo caso, avrebbero maggiori possibilità di succedere Renzi sarebbero l’attuale Ministro dell’economia Pier Carlo Padoan e il Presidente del Senato Pietro Grasso.

 

E se si andasse a nuove elezioni?

Meno probabile, ma non impossibile, il rinvio a nuove elezioni. Se l’attuale Parlamento non dovesse trovare un accordo per l’elezione di un nuovo Primo ministro a Mattarella non resterebbe che sciogliere le Camere e gli italiani dovrebbero tornare al voto.

Le elezioni, in questo scenario, sarebbero però quanto mai incerte, e non solo per l’assenza di una vera e propria forza di maggioranza. Attualmente, infatti, sono in vigore in Italia due leggi elettorali: l’Italicum di Renzi e la vecchia Legge Calderoli. Il primo vale solo per la Camera e la seconda, già bocciata dalla Corte Costituzionale, solo per il Senato.

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