Garanzie realiL'inadempimento del debitore

Garanzie reali

Redazione

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L’art. 2740 c.c. prevede che il debitore debba rispondere delle proprie obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri e consente al creditore, in caso di inadempimento del debitore, di rivalersi su tutto il patrimonio di quest’ultimo, anche se composto da beni ulteriori o diversi rispetto a quelli presenti al momento dell’origine dell’obbligazione. Per tali ragioni, la responsabilità patrimoniale è altresì definita come garanzia generica, in contrapposizione alle garanzie patrimoniali, reali o personali, specificamente poste a tutela dell’adempimento. Tutti i creditori hanno pari diritto di soddisfarsi sul patrimonio di un medesimo debitore in sede esecutiva o nell’ambito delle procedure concorsuali.

La par condicio creditorum

L’art. 2741, co. 1., c.c., sancisce infatti il principio della par condicio creditorum, ossia del principio in base al quale, in mancanza di cause legittime di prelazione (pegno, ipoteca e privilegio), tutti i creditori concorrono sullo stesso piano, a prescindere dalla causa e data di origine del credito. L’ordinamento ha previsto a tutela dei creditori una serie di istituti che mirano a rafforzare la loro posizione nel rapporto obbligatorio che li lega al debitore. In particolare, si distingue tra garanzie personali e garanzie reali. Le prime (fideiussione, mandato di credito, anticresi e diritto di ritenzione, contratto autonomo di garanzia, lettera di patronage, polizza fideiussoria) offrono al creditore il potere di rivalersi su un patrimonio ulteriore rispetto a quello del debitore inadempiente, mentre le seconde (pegno e ipoteca) costituiscono diritti su beni del debitore a garanzia del credito e si caratterizzano dunque per il carattere di realità.

Nell’ultimo decennio il legislatore ha manifestato un crescente interesse in materia di tutela del credito. Merita in primo luogo segnalare la L. 30 giugno 2016, n. 119 (di conversione del d.l. n, 59/2016, “Decreto banche”), recante disposizioni urgenti in materia di procedure esecutive e concorsuali, nonché a favore degli investitori in banche in liquidazione, la quale ha previsto alcuni strumenti volti ad una maggiore tutela del credito.

La ratio di tale riforma, in effetti, è stata indubbiamente quella di coordinare l’esigenza delle imprese di ottenere finanziamenti in modo più agevole; al tempo stesso, però, si mira alla tutela dei creditori, in favore dei quali sono stati previsti strumenti per un rapido soddisfacimento del credito anche attraverso procedure di recupero coattivo più snelle.

La legge antitrust

Tuttavia, anche sulla spinta della legislazione europea, ormai da tempo emerge la parallela esigenza di una generale tutela della concorrenza. In tal senso, nel nostro ordinamento la disciplina di riferimento si rinviene nella c.d. Legge Antitrust (L. n. 287 del 1990) che mira appunto a disciplinare – ed eventualmente sanzionare – le condotte dei soggetti che, operando all’interno del mercato, potrebbero limitare la libertà di impresa e ledere la libera concorrenza.

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