Obbligo delle centrali di committenza, chiarimenti della Corte dei conti

Obbligo delle centrali di committenza, chiarimenti della Corte dei conti

Redazione

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Lilla Laperuta

La Corte dei Conti per la Lombardia con deliberazione 165 del 6 maggio 2013 ha risposto ad una richiesta di chiarimenti in ordine alla reale portata cogente dell’articolo 33, co. 3-bis, D.Lgs. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici), in riferimento all’obbligo di ricorrere ad un’unica centrale di committenza per i Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti. attesa comunque l’opzione consentita di ricorrere ad altri sistemi di approvvigionamento mediante mercato elettronico. La Corte chiarisce che il ricorso ad un’unica centrale di committenza è obbligatorio per tutte le procedure concorsuali relative ad appalti di importo superiore alla soglia di rilevanza comunitaria nonché per gli acquisti in economia di importo superiore ad 40.000,00 euro mediante cottimo fiduciario e non invece per gli acquisti, mediante medesima procedura, di importo inferiore e per quelli mediante amministrazione diretta. Conseguentemente, l’obbligo alternativo (mercato elettronico) previsto dal secondo periodo del medesimo comma 33 dovrebbe trovare applicazione solo per i suddetti acquisti.

Tuttavia, anche per acquisti mediante cottimo fiduciario di importo inferiore ad 40.000,00 euro o per acquisti mediante amministrazione diretta, non ricompresi nell’articolo 33, trova applicazione l’obbligo di ricorso alle forme di mercato elettronico previste dall’articolo 1, comma 450, della legge n. 296/2006 (mod. dalla L. 94/2012). Restano salve le specifiche eccezioni sopra riportate.

Quanto, infine, alla portata cogente della norma contenuta nell’articolo 33 del codice dei contratti (e dell’articolo 1, comma 450, legge n. 296/2006), si ribadisce l’alternativa offerta ai Comuni di popolazione inferiore a 5.000 abitanti (centrale di committenza o mercato elettronico), fermo restando che il mancato ricorso ad una delle due modalità ivi previste determinerà l’applicazione dell’impianto sanzionatorio previsto dall’articolo 1, co. 1, D.L. 95/2012.

 

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