Le conseguenze degli insulti al coniuge o all’ex coniuge

Le conseguenze degli insulti al coniuge o all’ex coniuge

Alessandra Concas Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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Insultare il coniuge configura il reato di maltrattamenti in famiglia, anche quando si tratta di eventi sporadici o ripetuti per un breve arco di tempo.

Questa è la decisione della Corte di Cassazione la quale di recente ha confermato che insulti, parolacce e le espressioni volgari sono forme di maltrattamento.

Chi insulta il coniuge commette il reato previsto all’articolo 572 del codice penale, maltrattamenti in famiglia, che si estende ai familiari e ai conviventi.

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 54053 del 2018 ha stabilito che per integrare il reato non serve che gli insulti e le parolacce siano ripetuti per un lungo periodo, bastano anche pochi episodi a ledere l’integrità morale della vittima, commettendo il reato previsto dall’articolo 572 del codice penale.

Precisamente la Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato da un marito condannato per maltrattamenti sia in primo grado sia in Corte d’Appello a causa degli insulti rivolti alla moglie, confermando quello che era stato stabilito dagli altri giudici.

La Corte ha confermato che le parolacce, gli insulti e le altre espressioni offensive sono comprese nei maltrattamenti in famiglia, ribadendo che non c’è bisogno che la condotta si sia protratta nel tempo.

 L’articolo 572 del codice penale, rubricato “maltrattamenti contro familiari o conviventi” recita:

“Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da due a sei anni”.

Nel caso di specie, i legali dell’uomo avevano proposto ricorso in Cassazione ritenendo la condanna per maltrattamenti in famiglia una sproporzione rispetto al suo comportamento, il marito aveva dichiarato di avere offeso la moglie con insulti e parolacce in quattro episodi sporadici e per un arco di tempo molto breve.

Nonostante le argomentazioni presentate nel ricorso la condanna è stata confermata.

Secondo gli Ermellini anche pochi episodi possono arrecare una sofferenza grave al coniuge e una lesione della sua moralità.

L’abitualità dei maltrattamenti in famiglia

Nel caso sopra descritto, la posizione dei giudici nei tre i gradi di giudizio è stata molto esauriente.

Il marito è colpevole di maltrattamenti in famiglia per avere insultato la moglie, anche se il fatto è stato commesso in quattro episodi sporadici.

Insulti al coniuge

Gli insulti al coniuge di per sé non costituiscono reato.

Non esiste un delitto che porti questo nome, anche alla luce del fatto che il reato di ingiuria è stato abrogata.

Quando gli insulti sono reiterati e continui nel tempo, e hanno come vittima il coniuge o la persona convivente, possono integrare il delitto di maltrattamenti in famiglia, lo ha stabilito la Suprema  Corte di Cassazione, secondo la quale la persona che insulta e offende il coniuge, ledendone l’integrità morale, risponde del reato menzionato.

Quando gli insulti al coniuge costituiscono reato

A norma dell’articolo 572 del codice penale, chi maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza, custodia, o per l’esercizio di una professione, è punito con la reclusione da due a sei anni.

Come si deduce dal disposto normativo, la legge non specifica cosa si debba intendere per maltrattamenti.

La legge ha di solito individua come elemento essenziale per la realizzazione dell’illecito, il requisito della convivenza o della vicinanza dovuto a ragioni educative, d’istruzione, di cura. Questo significa che può rispondere di maltrattamenti non esclusivamente il coniuge, ma anche il fratello, il padre, il compagno convivente, l’insegnante.

Secondo la dottrina e la giurisprudenza, i maltrattamenti di dei quali parla la norma si devono intendere nel senso più ampio del termine.

Con essi non si prendono in considerazione esclusivamente i comportamenti di violenza fisica, come percosse e lesioni, ma anche i soprusi psicologici o verbali.

Questo si trova racchiuso nel concetto di maltrattamenti, però, è l’abitualità della condotta illecita.

Non basta un esclusivo insulto, una esclusiva percossa oppure un’altra azione violenta per integrare il reato, ci deve essere un comportamento colpevole e si deve ripetere nel tempo.

Si deduce anche che gli insulti al coniuge costituiscono il reato di maltrattamenti, quando si ripetono e sono idonei a ledere l’onore e la dignità della vittima.

Il reato di maltrattamenti si può verificare quando si ha ogni genere di vessazione reiterata e prolungata nell’ambito della convivenza.

Quando gli insulti al coniuge non sono tali

Esiste anche il rovescio della medaglia, vale a dire quando gli insulti al coniuge non costituiscono reato.

Si verificano episodi simili quando gli insulti, nonostante siano molto offensivi, avvengono in modo sporadico.

Le cronache di settore riportano un esempio, relativo a un episodio di qualche anno fa, quando la Suprema Corte di Cassazione ha escluso il reato di maltrattamenti in un caso che ha visto come protagonista un marito che, in tre diverse occasioni, aveva rivolto pesanti offese a sfondo sessuale alla moglie in presenza della figlia minore (Cass., sent. n. 24375/2016).

Il reato è stato escluso a causa dell’assenza dell’abitualità del comportamento.

Secondo i supremi giudici, gli insulti alla moglie erano stati sporadici e, considerata anche l’abrogazione del reato di ingiuria, non erano idonei a integrare nessun crimine.

Insulti all’ ex coniuge

Gli insulti all’ ex coniuge, possono costituire il reato di maltrattamenti esclusivamente in presenza del requisito della convivenza, che ha carattere indispensabile.

In caso contrario, vale a dire se non sussiste questo elemento, non si potrà avere né il delitto di ingiuria, che è stato abrogato, né quello di maltrattamenti.

Questo non significa che gli insulti all’ex coniuge lascino impunito il responsabile.

Se le offese sono ripetute nel tempo e si concretizzano in una specie di persecuzione ai danni dell’ex coniuge, si può integrare il reato di stalking, disciplinato all’articolo 612 bis del codice penale.

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