L’istanza di riparazione per ingiusta detenzione può essere respinta solo in caso di dolo o colpa grave del richiedente

L’istanza di riparazione per ingiusta detenzione può essere respinta solo in caso di dolo o colpa grave del richiedente

Redazione

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Lucia Nacciarone

 

E i giudici devono indicare nello specifico quali sono i comportamenti colposi o dolosi che abbiano dato causa o concorso a dare causa ai provvedimenti restrittivi, e che cagionano il respingimento della domanda riparatoria.

Con la sentenza n. 10656 del 7 marzo 2013 la Cassazione ha quindi annullato l’ordinanza della Corte d’appello che aveva respinto la richiesta di riparazione per ingiusta detenzione sofferta in conseguenza di un provvedimento restrittivo nell’ambito di un procedimento penale, per aver omesso i giudici di merito di indicare appunto in cosa fosse consistita la colpa del richiedente nel contribuire a formare il quadro indiziario non veritiero su cui si era fondato il provvedimento restrittivo.

Precisano infatti gli ermellini: «in tema di riparazione per ingiusta detenzione, il giudice di merito deve verificare se chi l’ha patita vi abbia dato causa, ovvero vi abbia concorso con dolo o colpa grave, attraverso comportamenti concreti, precisamente individuati, che il giudice è tenuto ad apprezzare, in modo autonomo e completo, al fine di stabilire, con valutazione ex ante, non se essi abbiano rilevanza penale, bensì solo se siano posti come fattore condizionante rispetto all’emissione e al mantenimento del provvedimento di custodia cautelare. A tal fine gli deve prendere in esame tutti gli elementi probatori disponibili, relativi alla condotta del soggetto, sia precedente che successiva alla perdita della libertà, al fine di stabilire se tale condotta abbia, o meno, determinato, ovvero anche contribuito alla formazione di un quadro indiziario che ha provocato l’adozione o la conferma del provvedimento restrittivo. Di guisa che non ha diritto all’equa riparazione per la custodia cautelare sofferta chi, con il proprio comportamento, anteriore o successivo alla privazione della libertà personale (o, in generale, a quello della legale conoscenza di un procedimento penale a suo carico), abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave. Viceversa, l’indennizzo deve essere accordato a chi, ingiustamente sottoposto a provvedimento restrittivo, non sia stato colto in comportamenti di tal genere».

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