La gestione economica degli impianti sportivi pubblici
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Impianti sportivi, l’attuale rilevanza economica

Prola Rossana

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Negli ultimi due decenni la gestione degli impianti sportivi pubblici si è radicalmente modificata, passando da un servizio totalmente pubblico, sia in termini di proprietà delle strutture che della loro gestione, ad uno misto pubblico-privato, dove la proprietà è rimasta pubblica ma la gestione è stata affidata a soggetti privati. Dapprima con cautela, mantenendo uno stretto controllo da parte pubblica, contribuendo spesso ai costi energetici e alla manutenzione, poi lasciando sempre più libertà ed oneri in capo al gestore privato, fino ad arrivare in molti casi al riconoscimento, da parte della gestione di un affitto, all’ente proprietario, anche nel caso di impianti complessi quali palazzetti o piscine coperte.

Questa trasformazione è stata operata nell’ambito degli impianti sportivi “a rilevanza economica”, che negli anni del project financing venivano catalogati come “opere calde”.

La situazione ad oggi: spunti e riflessioni

Gli impianti sportivi chiudono per mancanza di disponibilità economica. L’ultimo, clamoroso, caso è quello del Sindaco di Narzole, in provincia di Cuneo, che ha chiuso tutti gli impianti sportivi con una ordinanza, a seguito dell’accertato stato di non rispondenza alle norme di sicurezza, nonostante la gestione fosse affidata a privati.

E’ quindi indispensabile rivedere le priorità, smettere di cercare fondi privati per operare gli interventi necessari al mantenimento in efficienza di strutture che sono, e devono restare, di pubblica utilità. La naturale e fisiologica lentezza con la quale il pubblico recepisce i cambiamenti può essere fatale a molti altri impianti su tutto il territorio italiano.

Una fondamentale valutazione va fatta su cosa è “sport” e cosa è “attività sportiva”. Si tratta di due concetti che sono sempre stati associati ed assimilati dal legislatore e dai soggetti coinvolti (Comuni, Federazioni, Enti di promozione sportiva, e altro) ma che in realtà hanno due significati molto diversi tra loro. Lo Sport necessita imprerogabilmente di un confronto competitivo. In sostanza, dove non c’è gara non c’è sport e dove c’è sport deve esserci, necessariamente, una competizione agonistica. Appartiene a questa sfera la formazione fisica e psicologica dei giovani.

L’attività sportiva è una attività socialmente importantissima, per i numerosissimi vantaggi che porta alla collettività. Primo fra tutti quello relativo alla salute, ma non va trascurato anche l’aspetto delle interazioni sociali. Tale attività si rivolge a tutte le fasce di età e consente il coinvolgimento di tutta la popolazione, non soltanto quella che è in grado di dedicarsi a competizioni agonistiche. Per questa ragione la sua importanza è maggiore, in termini di coinvolgimento sociale, rispetto alla pura attività agonistica.

Dal punto di vista della gestione economica, entrambi questi settori hanno sviluppato negli anni una identità di tipo imprenditoriale, ma, paradossalmente, in direzioni inverse rispetto a quelle che sarebbe stato logico supporre. Lo sport si è distinto tra i settori amatoriale e dilettantistico, gestiti principalmente tramite l’associazionismo ed il volontariato,  e quello professionistico (ed in alcuni casi anche dilettantistico di alto livello) che ha seguito invece percorsi diversi, che in alcuni casi vedono la quotazione in Borsa di società con grandi capitali impegnati. L’attività sportiva è cresciuta sull’onda del volontariato e dell’associazionismo sportivo, delle società senza scopo di lucro, dei compensi sportivi, della esenzione dal versamento di imposte.

La necessità di fare chiarezza in un settore così variegato è indispensabile per evitare il tracollo della gestione degli impianti. Una prima distinzione andrebbe fatta riguardo la modalità di utilizzo degli impianti stessi, poichè quelli destinati solamente ad attività sportive agonistiche hanno la possibilità di produrre reddito solamente in pochi ed isolati casi, che riguardano palazzetti dello sport o stadi di calcio in grado di ospitare eventi sportivi a rilevanza internazionale. Per tutti gli altri impianti è indispensabile un sostegno economico da parte dell’ente pubblico.

La redditività degli impianti destinati in via esclusiva o prevalente alla attività sportiva deve essere valutata caso per caso, ma la loro gestione non dovrebbe essere affidata a società che sono (o si travestono da) società sportive. Nello stesso modo in cui, infatti, le società che gestiscono servizi di sanità convenzionata sono a tutti gli effetti società commerciali, anche quelle che gestiscono servizi sportivi dovrebbero essere costituite come una qualunque altra società, con un aiuto più o meno diretto da parte dello Stato e degli organi periferici quali Regioni o Comuni.  Anche se potrebbe sembrare, ad una prima analisi, non esserci differenza tra erogare contributi relativi alle prestazioni oppure consentire sgravi fiscali e lavoristici, questo è vero solamente per quanto riguarda, forse, il coinvolgimento in denaro da parte dello Stato. Ma è profondamente diverso per quanto riguarda molti altri aspetti.

Primo fra tutti, la capacità imprenditoriale. Quando non si pagano tasse, non si versa IVA, non si devono assumere i collaboratori che si pagano con una sorta di “rimborso spese” esente da qualunque sorta di contribuzione, non è necessario possedere una particolare capacità e/o esperienza di tipo imprenditoriale. Questo non significa che tutte le società di gestione di impianti sportivi oggi presenti sul mercato non facciano bene il proprio lavoro!

In secondo luogo, la ricaduta sociale di una generazione di addetti senza contribuzione pensionistica, senza copertura assicurativa, senza assistenza sanitaria, costretti a lavorare anche quando si ammalano o che non percepiscono lo stipendio quando non possono lavorare, non è ciò che di meglio possa augurarsi uno Stato evoluto e civile. Infine, una società (molto spesso costituita sotto la forma giuridica di società di capitali) che non produce utili e non paga le tasse non è una azienda. E’ una sorta di “mostro giuridico” creato per chissà quale ragione di opportunità, che spesso non riesce ad ottenere affidamenti bancari e non è in grado di accantonare riserve.

La soluzione

Affidare lo Sport al pubblico, che deve sovvenzionarlo, e l’attività sportiva ai privati, che la devono gestire guadagnandoci; da soli, se l’impianto è davvero in grado di produrre utili quando viene gestito da una azienda commerciale, oppure con l’aiuto di sovvenzioni pubbliche. Il reperimento delle risorse è una questione di priorità. Il primo passo è quello di rendersi conto che l’era dello sport e della attività sportiva “a redditività economica” gestite totalmente dai privati è finita.

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