Telecamera a casa: si può filmare la badante, colf o baby sitter?

Telecamera a casa: si può filmare la badante, colf o baby sitter?

Redazione

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Di questi tempi, anche a seguito dei sempre più frequenti casi di violenze ai danni di bambini e anziani, si può pensare che sia meglio lasciare in casa accese le telecamere installate contro i ladri per controllare che colf, badanti e/o baby sitter non commettano reati o non rubino. Ma è possibile?

Il controllo di una persona tramite l’installazione di una telecamera nascosta per registrare ciò che fa a sua insaputa è – specie nella nostra società – un problema decisamente sentito.

Da un lato, permetterebbe di prevenire il rischio di crimini, in alcuni casi anche gravi, come nelle violenze su bambini e anziani. Dall’altro, però, sarebbe in teoria una violazione della privacy di lavoratori come colf, badanti e babysitter e, in quanto tale, in contrasto con lo Statuto dei lavoratori che vieta controlli a distanza con telecamere e videosorveglianza. Come orientarsi?

La liberalizzazione del Jobs Act

Con il Jobs Act, lo Statuto dei lavoratori è stato parzialmente modificato, liberalizzando l’uso di telecamere e sistemi di videoripresa dei lavoratori. Questo però a patto che:

  • l’obiettivo del controllo non sia quello di verificare la qualità della prestazione lavorativa, cioè per vedere, ad esempio, se la badante è dolce con un proprio caro, oppure se ne va 10 minuti prima da casa, ma unicamente per scongiurare il rischio di possibili reati, come nel caso di una babysitter che picchi un bambino;
  • le rappresentanze sindacali o della Direzione territoriale del lavoro (Dtl) abbiano in anticipo autorizzato il controllo. Poiché si tratta di diritti “indisponibili”del lavoratore, il semplice consenso informato del dipendente, cioè l’espressa accettazione di essere ripreso durante le sue attività, non sia di per sé sufficiente a escludere la necessità di un accordo con i sindacati o l’autorizzazione amministrativa della Dtl;
  • lo scopo del controllo miri a salvaguardare l’azienda, la sicurezza del lavoro e del patrimonio aziendale e mai a verificare la qualità della prestazione lavorativa.

 La sentenza del Tribunale di Milano: le telecamere contro i ladri si possono usare come prova

Ciononostante, se le telecamere nascoste vengono installate per scongiurare attività potenzialmente criminose, come alcune recenti sentenze hanno dimostrato, è possibile scansare questi requisiti.

Perché in vari casi, come quello di un dipendente che ruba dalla casa o che si appropria di alcuni oggetti del magazzino, quello di una badante che picchia l’anziano o di una babysitter che si addormenta davanti alla televisione o che si apparta col fidanzato mentre il bambino piccolo piange nella culla, le prove registrate da tali telecamere, anche se ottenute senza il consenso del dipendente e dei sindacati, possono essere utilizzate in un eventuale processo penale contro il dipendente incriminato.

Un’importante sentenza del Tribunale di Milano, proprio in merito al caso abbastanza recente di una baby sitter, ha sdoganato l’uso delle telecamere per filmare questo tipo di lavoratori e affini.

La sola condizione posta è stata che il fine ultimo di queste sia quello di tutelarsi dai ladri. Una colf, dunque, secondo tale pronuncia, può essere sia filmata sia registrata a sua insaputa con le telecamere della videosorveglianza della casa dove lavora, a patto che queste siano state installate per scongiurare l’accesso di possibili ladri quando la famiglia non è presente.

Questo proprio perché lo scopo è prevenire la commissione di reati e non controllare l’operato del lavoratore.

E per quelli che, scontenti dell’operato della propria badante, la vorrebbe licenziare di punto in bianco? Secondo il contratto collettivo nazionale delle colf, è possibile, in maniera eccezionale il recesso libero, ossia senza giusta causa o giustificato motivo, a patto che venga dato il preavviso. In conclusione, le comuni regole dei dipendenti non valgono.

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