Saluto romano durante l’inno di Mameli: è apologia del fascismo

Redazione 18/05/16
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Sotto accusa sette persone, beccati dalle telecamere a fare il ‘saluto romano’ durante l’inno nazionale, prima della partita di calcio tra l’Italia e la Georgia. Inequivocabile il significato del loro comportamento: apologia del fascismo.

Lo ha chiarito la Corte di Cassazione, sez. I Penale, con la sentenza n. 20450 depositata il 17 maggio 2016.

Il caso

Partita Italia-Georgia. Alcuni tifosi si schierano in piedi col braccio destro alzato.
Condotta inequivocabile: ci si trova di fronte a un lampante caso di “apologia del fascismo”.

I tifosi «hanno fatto il ‘saluto fascista’, o ‘saluto romano’, per tutta la durata dell’inno di Mameli». E tale gesto è stato sanzionato dai magistrati: sei persone devono pagare «una multa di 1.520 euro»; il settimo uomo condannato ad una «pena» fissata in «due mesi di reclusione e 90 euro di multa».

Secondo la prospettazione difensiva, tuttavia, «il ‘saluto romano’ non possedeva alcuna valenza discriminatoria» e «non era accompagnato da comportamenti violenti» o «espressioni» riconducibili «direttamente o indirettamente al regime fascista».

La decisione

Gli Ermellini confermano che i tifosi «avevano fatto il ‘saluto fascista’ per tutta la durata dell’inno nazionale italiano».

Ebbene, «il ‘saluto romano’ costituisce una manifestazione che rimanda all’ideologia fascista e a valori politici di discriminazione razziale e di intolleranza», e non richiede anche la presenza di «elementi di violenza».

Peraltro, gli uomini «sono noti alle forze dell’ordine» perché componenti di un «gruppo di ultras friulani attestato su posizioni di estrema destra». Inoltre, il comportamento si è concretizzato «nel corso di un incontro di calcio» – a cui «assistevano 20.000 spettatori» –  «trasmesso in diretta in televisione».

Nessun dubbio sulla configurazione del reato. Tuttavia, nelle more dei procedimento, il reato contestato, essendo stato accertato si è «estinto per intervenuta prescrizione».

Redazione

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