Quando la ex moglie può essere autorizzata a conservare il cognome del suo ex marito?

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

SOMMARIO

  1. Introduzione
  2. In che cosa consiste il divorzio?
  3. La procedura da seguire per arrivare al divorzio
  4. In quali casi si può chiedere il divorzi
  5. Dopo il divorzio la ex moglie può mantenere il cognome dell’ex marito?
  6. Gli effetti del divorzio

Introduzione

Una coppia di coniugi decide di separarsi.

All’udienza, il giudice prevede un assegno di mantenimento di 500 euro mensili  in favore della ex moglie.

Siccome a breve il giudice pronuncerà lo scioglimento del matrimonio, la donna si reca dal suo avvocato di fiducia per sapere se può mantenere il cognome dell’ex marito.

Una simile possibilità è ammessa esclusivamente se sussiste un interesse della donna o dei figli meritevole di tutela.

Nonostante questo, si deve valutare la questione con molta attenzione, perché un’autorizzazione all’utilizzo potrebbe rappresentare un pregiudizio per l’uomo che vuole formare un’altra famiglia.

In questo articolo si cercherà di approfondire la questione.

In che cosa consiste il divorzio?

Il divorzio, dal latino divortium, da divertere, che significa “separarsi”, o scioglimento del matrimonio, è un istituto giuridico che decreta la fine di un matrimonio.

Non deve essere confuso con l’annullamento del matrimonio, perché prevede la fine di un matrimonio legalmente valido e non il suo disconoscimento.

Le leggi sul divorzio variano in modo considerevole nel mondo, ma nella maggior parte dei paesi la validità del divorzio richiede la sentenza di un tribunale o il provvedimento di altra autorità in una procedura legale.

La procedura legale per il divorzio può anche comportare questioni relative agli alimenti, la custodia e il mantenimento dei figli.

Nei paesi nei quali la monogamia è legge, il divorzio permette un altro matrimonio.

Alcuni paesi, tra i quali Spagna, Italia, Portogallo, Repubblica d’Irlanda e Malta, hanno legalizzato il divorzio in anni relativamente recenti

Oggi due paesi al mondo, le Filippine e Città del Vaticano non possiedono nei loro ordinamenti una procedura civile per il divorzio.

Il divorzio, o meglio lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, è uno strumento che la legge mette a disposizione delle coppie sposate che non vogliono più ritornare insieme.

Una volta pronunciata la sentenza, gli ex coniugi riacquistano lo stato libero e possono convolare a nozze una seconda volta in Comune, mentre per la cerimonia in chiesa è necessario ottenere anche una sentenza di nullità da parte del tribunale ecclesiastico.

La procedura da seguire per arrivare al divorzio

I coniugi che intendono divorziare possono scegliere la strada:

Consensuale, che si ha quando c’è un accordo sugli aspetti economici e personali del matrimonio e i coniugi possono depositare un ricorso congiunto in Tribunale.

In alternativa, devono avviare una negoziazione assistita oppure rendere una dichiarazione congiunta al sindaco del Comune.

Giudiziale, che si ha quando non si riesca a raggiungere un’intesa.

In casi simili, sia il marito sia la moglie possono ricorrere in Tribunale anche se l’altro non è d’accordo.

Si tratta di una procedura molto più lunga e costosa, durante la quale il giudice deve verificare che la comunione di vita materiale e spirituale tra i coniugi non si possa più ricostruire.

In quali casi si può chiedere il divorzio

Ognuno dei coniugi può chiedere il divorzio se dovesse ricorrere una delle ipotesi che seguono:

  • Altre nozze contratte all’estero
  • Matrimonio non consumato
  • Reati di particolare gravità
  • Rettificazione di sesso
  • Scioglimento oppure annullamento del matrimonio ottenuto dal coniuge cittadino straniero
  • Separazione personale

Dopo il divorzio l’ex moglie può mantenere il cognome dell’ex marito?

Uno degli effetti prodotti dal divorzio si può riportare alla perdita per la moglie del diritto di utilizzare il cognome dell’ex marito.

È ammessa una deroga.

Dopo il divorzio l’ex moglie può mantenere il cognome dell’ex marito se dovesse esistere un interesse  interesse meritevole di tutela della donna o dei figli.ù

In casi simili il giudice può concedere la possibilità di conservare il cognome maritale.

Esempi:

Tizia è sposata con Caio, che è un cantante molto noto.

Dopo anni turbolenti, il matrimonio finisce e i due decidono di lasciarsi in modo definitivo.

Tizia però, pretende di continuare a utilizzare il cognome dell’ex marito.

Sempronia è un’affermata psicologa.

Quando il marito Mevio chiede il divorzio, la donna teme di perdere il cognome con il quale è conosciuta nell’ambiente lavorativo.

Nel primo esempio, Tizia vuole continuare a utilizzare il cognome di Caio esclusivamente per godere della notorietà dell’ex marito.

Nel secondo esempio l’interesse di Sempronia è meritevole di tutela perché tra i pazienti e i colleghi è nota con il cognome di Mevio.

Il desiderio di conservare il cognome dell’ex marito esclusivamente per ottenere vantaggi economici o sociali non è un valido motivo per derogare alla regola.

In questo caso, con la sentenza che pronuncia lo scioglimento del matrimonio, la donna ritorna a utilizzare il suo cognome da nubile.

L’autorizzazione deve essere richiesta in sede di divorzio e viene concessa dopo un’attenta valutazione del caso.

Si deve verificare che ci sia l’interesse meritevole di tutela e, in caso positivo, compiere un bilanciamento tra la richiesta della donna e il pregiudizio che potrebbe subire l’ex marito quando dovesse creare una famiglia con un’altra persona.

Il provvedimento di autorizzazione alla conservazione del cognome maritale può essere sempre revocato se dovessero sopraggiungere dei motivi di particolare gravità da valutare con attento rigore.

Ad esempio, la moglie tradita che adotta un comportamento che ha lo scopo di screditare l’ex marito.

L’istanza di revoca può provenire da entrambi gli ex coniugi.

Se dovesse essere accolta, si dovrebbe procedere alla cancellazione della menzione del cognome maritale dai registri dello stato civile, nei quali viene annotata la precedente sentenza di autorizzazione.

Si deve anche dire che il giudice, in presenza di gravi motivi, potrebbe limitare, e non revocare, l’utilizzo del cognome del marito in un ambito più ristretto rispetto a quello che risulti dal provvedimento di autorizzazione.

Quali sono gli effetti del divorzio

A parte la perdita del cognome del marito, il divorzio produce i seguenti effetti:

Scioglimento del vincolo coniugale o la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario a seconda che la coppia si sia sposata in Comune oppure in chiesa.

La possibilità chiedere e ottenere un assegno divorzile se esista uno stato di bisogno e non si abbiano i mezzi di sostentamento necessari per condurre una vita dignitosa.

La perdita dei diritti successori.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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