Processo penale e responsabile civile

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Quando una persona riceve una notifica che la invita a comparire in un processo in qualità di responsabile civile, si chiede per quale motivo lo debba fare, essendo sicura di non avere commesso nessun illecito penale.

La persona in questione si chiede chi è il responsabile civile, che cosa dovrà fare e quale ruolo dovrà assumere nel processo che la vedrà protagonista.

Si devono subito placare gli animi, dicendo che ogni volta che un reato si manifesta causa di un danno patrimoniale o non patrimoniale, il colpevole e le persone che, secondo le leggi civili, sono responsabili in relazione al suo comportamento, sono obbligati al risarcimento.

Ci si chiede quali siano questi soggetti.

Sono senza dubbio i genitori, i tutori, i precettori e i maestri d’arte, i padroni ed i committenti.

Il responsabile civile è rappresentato da uno di questi soggetti che, nonostante non abbia commesso nessun reato, è obbligato a risarcire il danno che deriva dal reato commesso da un individuo che era sotto la sua responsabilità, vigilanza o sorveglianza.

Ad esempio, un figlio è incapace di intendere e di volere oppure è minorenne o, ancora, per ipotesi

una persona insegna un mestiere o un’arte, in caso di illecito commesso da un figlio o da un allievo sarà il titolare il responsabile per il danno provocato, a meno che lo stesso non sia in grado di dimostrare che non lo ha potuto impedire.

Il responsabile civile, in presenza di simili circostanze, può entrare nel processo penale senza che comporti una condanna penale (reclusione, arresto, multa o ammenda) nei suoi confronti.

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Con il presente formulario, aggiornato ai decreti legislativi nn. 121 (“Disciplina dell’esecuzione delle pene nei confronti dei condannati minorenni, in attuazione della delega di cui all’articolo 1, commi 81, 83 e 85, lettera p), della legge 23 giugno 2017, n. 103”), 123 (“Riforma dell’ordinamento penitenziario, in attuazione della delega di cui all’articolo 1, commi 82, 83 e 85, lettere a), d), i), l), m), o), r), t) e u), della legge 23 giugno 2017, n. 103”) e 124 (“Riforma dell’ordinamento penitenziario in materia di vita detentiva e lavoro penitenziario, in attuazione della delega di cui all’articolo 1, commi 82, 83 e 85, lettere g), h) e r), della legge 23 giugno 2017, n. 103”) del 2 ottobre 2018, gli autori perseguono l’obiettivo di guidare l’operatore del diritto penale verso la conoscenza dei vari istituti che caratterizzano la fase dell’esecuzione penale di una sentenza di condanna divenuta irrevocabile attraverso un testo che si caratterizza per la sua finalità estremamente pratica e operativa, ma anche per la sua struttura snella che ne consente un’agevole e mirata consultazione.Il formulario rappresenta, così, un valido strumento operativo di ausilio per l’avvocato penalista, mettendo a sua disposizione tutti gli schemi degli atti difensivi rilevanti nella fase dell’esecuzione penale, contestualizzati con il relativo quadro normativo di riferimento, spesso connotato da un elevato tecnicismo, e corredati sia da annotazioni dirette ad inquadrare sistematicamente l’istituto processuale sotteso e ad evidenziare i punti salienti di ogni questione problematica, sia da riferimenti agli orientamenti giurisprudenziali più significativi e da opportuni suggerimenti per una più rapida e completa redazione dell’atto difensivo.L’opera è anche corredata da un’utilissima appendice, contenente schemi riepilogativi e alcuni riferimenti normativi in grado di agevolare ulteriormente l’attività del professionista.Valerio de GioiaConseguita la laurea con lode all’età di 22 anni, ha superato gli orali dell’esame di avvocato e del concorso in magistratura poco dopo aver compiuto i 25 anni. Giudice penale del Tribunale di Roma, già giudice civile, dell’esecuzione e del lavoro e referente distrettuale per la formazione decentrata – Scuola Superiore della Magistratura, attualmente è coordinatore dei Corsi per la preparazione al concorso in Magistratura e all’esame di Avvocato presso l’Istituto Regionale di Studi Giuridici del Lazio “Arturo Carlo Jemolo”. Autore di oltre 200 pubblicazioni – tra monografie, opere collettanee e articoli su riviste scientifiche – è il curatore di numerose collane. Ha partecipato, nella qualità di relatore, a convegni nazionali e internazionali.Paolo Emilio De SimoneMagistrato dal 1998, dal 2006 è in servizio presso la prima sezione penale del Tribunale di Roma; in precedenza ha svolto le sue funzioni presso il Tribunale di Castrovillari, presso la Corte di Appello di Catanzaro, nonché presso il Tribunale del Riesame di Roma. Nel biennio 2007/2008 è stato anche componente del Collegio per i reati ministeriali presso il Tribunale di Roma previsto dalla legge costituzionale n. 1/1989. Dal 2016 è inserito nell’albo dei docenti della Scuola Superiore della Magistratura, ed è stato nominato componente titolare della Commissione per gli Esami di Avvocato presso la Corte di Appello di Roma per le sessioni 2009 e 2016. È autore di numerose pubblicazioni, sia in materia penale che civile, per diverse case editrici.

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La figura del responsabile civile

Il responsabile civile è il soggetto che, nonostante non sia responsabile penalmente di un illecito, entra a fare parte di un processo penale, perché sceglie di farlo o perché obbligato dalla citazione di un terzo, al fine di risarcire il danno commesso dall’imputato, che può essere il figlio, l’allievo o altra persona, a lui collegata.

Un esempio classico di responsabile civile è l’assicurazione.

D esempio, se si investe un pedone e lo stesso, purtroppo, muore, nel processo penale  a carico del colpevole, lo stesso potrà potrai citare l’assicurazione, in qualità di responsabile civile per i danni che derivano dal sinistro stradale.

Il colpevole ne risponderà senza dubbio penalmente ma l’assicurazione dovrà, nei limiti del contratto che la persona ha stipulato, risarcire i danni, patrimoniali e non, alla famiglia del defunto perché lo prevede la legge.

La figura del responsabile civile nel processo penale

Il responsabile civile può entrare nel processo penale in due modi.

L’articolo 83 del codice di procedura penale, rubricato “citazione del responsabile civile”, recita:

Il responsabile civile per il fatto dell’imputato può essere citato nel processo penale a richiesta della parte civile e, nel caso previsto dall’articolo 77 comma 4, a richiesta del pubblico ministero. L’imputato può essere citato come responsabile civile per il fatto dei coimputati per il caso in cui venga prosciolto o sia pronunciata nei suoi confronti sentenza di non luogo a procedere.

La richiesta deve essere proposta al più tardi per il dibattimento.

La citazione è ordinata con decreto dal giudice che procede. Il decreto contiene:

a) le generalità o la denominazione della parte civile, con l’indicazione del difensore e le generalità del responsabile civile, se è una persona fisica, ovvero la denominazione dell’associazione o dell’ente chiamato a rispondere e le generalità del suo legale rappresentante;

b) l’indicazione delle domande che si fanno valere contro il responsabile civile;

c) l’invito a costituirsi nei modi previsti dall’articolo 84;

d) la data e le sottoscrizioni del giudice e dell’ausiliario che lo assiste.

Copia del decreto è notificata, a cura della parte civile, al responsabile civile, al pubblico ministero e all’imputato. Nel caso previsto dall’articolo 77 comma 4, la copia del decreto è notificata al responsabile civile e all’imputato a cura del pubblico ministero. L’originale dell’atto con la relazione di notificazione è depositato nella cancelleria del giudice che procede .

È compito della parte civile notificare il decreto al responsabile civile, all’imputato e al pubblico ministero, oppure l’onere è del pubblico ministero.

Se la notifica dovesse essere nulla, sarebbe nulla anche la citazione del responsabile civile, vale a dire se non ci sono o sono sbagliati i requisiti essenziali previsti dalla legge.

Il motivo risiede nel fatto che il responsabile civile, se non riceve una citazione puntuale, non è messo in condizione di esercitare i suoi diritti.

Se la costituzione di parte civile è revocata, o la parte civile viene esclusa, la citazione del responsabile civile perde efficacia.

Il responsabile civile può comparire nel processo anche in modo volontario (art. 85 c.p.p.).

Quando si ha costituzione di parte civile, o quando il pubblico ministero esercita l’azione civile, il responsabile civile, all’udienza preliminare o sino a quando non siano compiuti gli atti introduttivi del dibattimento, può prendere parte al processo per conto suo o a mezzo di procuratore speciale, presentando una dichiarazione scritta.

Se la partecipazione è fuori udienza, il responsabile civile deve notificare la dichiarazione alle altre parti.

Se la costituzione di parte civile è revocata o la parte civile viene esclusa, la citazione del responsabile civile perde efficacia.

La costituzione del responsabile civile

La persona che viene citata come responsabile civile si può costituire in ogni momento del processo, che tecnicamente prende il nome in ogni stato e grado, per conto suo o attraverso un suo procuratore speciale (art. 84 c.p.p.).

La costituzione è una dichiarazione scritta che può essere depositata nella cancelleria del giudice che procede o direttamente in udienza.

A pena di inammissibilità deve contenere:

Le generalità della persona fisica o dell’associazione, dell’ente che si costituisce e le generalità del suo legale rappresentante.

Il  nome e il cognome del difensore e l’indicazione della procura speciale, che si deposita in cancelleria o si presenta in udienza insieme alla costituzione.

La sottoscrizione del difensore.

Con la costituzione in giudizio si potrà seguire il processo e curare gli interessi relativi al risarcimento del danno, dimostrando, ad esempio, che non è si è potuto evitare e che la persona in questione non è economicamente responsabile.

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