Motivazione rafforzata in sentenza assolutoria o condanna primo grado

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In cosa consiste la motivazione rafforzata richiesta nel caso di riforma della sentenza assolutoria o di condanna di primo grado.
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Corte di Cassazione -sez. II pen.- sentenza n. 33544 del 30-05-2023

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Indice

1. La questione


La Corte di Appello di Torino condannava l’imputato per i reati di circonvenzione di persona incapace e calunnia, in tal senso riformando una sentenza emessa del Tribunale di Ivrea che, invece, per tali reati, l’aveva assolta.
Ciò posto, avverso il provvedimento emanato dai giudici di seconde cure proponeva ricorso per Cassazione l’imputato, per il tramite dei suoi difensori, adducendo, tra i motivi ivi enunciati, vizio di motivazione per la mancanza di una motivazione rafforzata in relazione alla sentenza assolutoria di primo grado, assumendosi, sotto questo profilo, che la violazione dell’obbligo di motivazione rafforzata emergeva al solo confrontare le due sentenze di merito, ove si osservava che, a fronte di una notevole quantità di elementi probatori individuati dal Tribunale a fondamento della propria decisione assolutoria, la Corte di appello si era limitata a una rilettura parziale e frammentaria del compendio probatorio.


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2. La soluzione adottata dalla Cassazione


La Suprema Corte riteneva il motivo summenzionato fondato.
In particolare, gli Ermellini addivenivano a siffatta conclusione alla luce di quell’orientamento nomofilattico secondo il quale, in “tema di giudizio di appello, la motivazione rafforzata, richiesta nel caso di riforma della sentenza assolutoria o di condanna di primo grado, consiste nella compiuta indicazione delle ragioni per cui una determinata prova assume una valenza dimostrativa completamente diversa rispetto a quella ritenuta dal giudice di primo grado, nonché in un apparato giustificativo che dia conto degli specifici passaggi logici relativi alla disamina degli istituti di diritto sostanziale o processuale, in modo da conferire alla decisione una forza persuasiva superiore. (In motivazione, la Corte ha precisato che l’obbligo di motivazione rafforzata prescinde dalla rinnovazione dell’istruttoria, prevista dall’art. 603 c.p.p., comma 3-bis, in quanto trova fondamento nella mera necessità di dare una spiegazione diversa rispetto a quella cui era pervenuta la sentenza di primo grado)”, (Sez. 6, Sentenza n. 51898 del 11/07/2019).
Orbene, ad avviso del Supremo Consesso, la sentenza impugnata non si era conformata a tale insegnamento, rilevandosi al contempo come codesta pronuncia fosse caratterizzata per la selezione di alcuni degli elementi emersi dall’istruttoria dibattimentale, senza considerare le ulteriori emergenze che il giudice di primo grado aveva valorizzato, anche per spiegare l’inidoneità dimostrativa proprio delle risultanze istruttorie, invece considerate dal giudice del secondo grado di merito.
Per quanto appena esposto (unitamente ad altre considerazioni esposte sempre nella sentenza in commento a cui si rinvia), i giudici di piazza Cavour annullavano la sentenza impugnata con rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di Appello di Torino.

3. Conclusioni


La decisione in esame desta un certo interesse essendo ivi chiarito in cosa consiste la motivazione rafforzata richiesta nel caso di riforma della sentenza assolutoria o di condanna di primo grado.
Si afferma difatti in tale pronuncia, sulla scorta di un pregresso orientamento nomofilattico, che, in tema di giudizio di appello, la motivazione rafforzata, richiesta nel caso di riforma della sentenza assolutoria o di condanna di primo grado, consiste nella compiuta indicazione delle ragioni per cui una determinata prova assume una valenza dimostrativa completamente diversa rispetto a quella ritenuta dal giudice di primo grado, nonché in un apparato giustificativo che dia conto degli specifici passaggi logici relativi alla disamina degli istituti di diritto sostanziale o processuale, in modo da conferire alla decisione una forza persuasiva superiore.
Dunque, in tutti i casi in cui la Corte territoriale non si attenga a questo principio, ben si potrà ricorrere per Cassazione, perlomeno alla stregua di siffatto approdo ermeneutico, richiamando codesto criterio ermeneutico.
Ad ogni modo, il giudizio in ordine a quanto statuito in questa sentenza, proprio perché contribuisce a fare chiarezza su siffatta tematica procedurale sotto il versante giurisprudenziale, non può che essere che positivo.

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Avv. Di Tullio D’Elisiis Antonio

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