La prostituta che mostra i glutei per attrarre i clienti: offesa alla pubblica decenza? Commento a Cass. 22475 del 2015

La prostituta che mostra i glutei per attrarre i clienti: offesa alla pubblica decenza? Commento a Cass. 22475 del 2015

di La Corte Giuseppe, Dott.

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Il caso: una signora era stata condannata a pagare un’ammenda di 900 euro per violazione dell’articolo 726 c.p. “atti contrari alla pubblica decenza” in quanto era stata sorpresa indossare da una pattuglia in servizio abiti molto succinti che facevano intravedere i glutei e gli indumenti intimi.

Ai fini della configurabilità della suddetta contravvenzione  vanno compresi non solo gli atti sconci o turpi ma altresì quelli che sono moralmente o fisicamente ripugnanti alle più elementari regole di educazione. La pubblica decenza comprende ogni atto che, prescindendo dalla sessualità, sia tal da offendere i principi della scostumatezza, pudicizia e della morale.

Secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, per la sussistenza del reato de quo, è necessario che l’agente accompagni al vestiario trasgressivo, comportamenti tali da suscitare disgusto e riprovazione dell’uomo medio. Naturalmente la libertà di ciascuno di vestire come si vuole deve bilanciarsi al rispetto che l’agente deve assumere nei confronti di ciascun consociato.

Nel caso di specie si trattava di una donna che esercitava il mestiere più antico del mondo: il meretricio, e il relativo vestiario era necessario per attrare i clienti sul ciglio della strada. Non risulterebbe, invece, quel quid pluris tale da punire la condotta suindicata. Mancherebbero, a giudizio del Collegio, quegli atteggiamenti ulteriori da turbare il sentimento collettivo della più elementare costumatezza.

Alla luce della infrascritte considerazioni, la Cassazione annullava la sentenza de qua e rimetteva gli atti al giudice di prime cure.

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La Corte Giuseppe

Diplomato con 100/100esimi presso il Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Palermo, intraprende gli studi in Giurisprudenza, presso l’Università degli Studi di Palermo, e si laurea, a 24 anni, con una tesi in Diritto Ecclesiastico dal titolo “Il finanziamento delle Chiese in Europa” con il massimo dei voti e la lode. Frequenta la scuola di specializzazione per le Professioni Legali “Gioacchino Scaduto” e si diploma con una tesi in Diritto Civile dal titolo “I ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali”, votazione 68/70. Viene selezionato per uno stage, ex art.73 D.L. 69/2013, presso la Procura della Repubblica di Palermo. Conclude questa esperienza altamente formativa con esito positivo. Frequenta la scuola di perfezionamento in discipline giuridiche Sant’Alfonso de’ Liguori in Palermo. Consegue l'abilitazione all’esercizio della professione forense nel 2016 presso la Corte d’Appello di Palermo. Interessato al diritto penale, in particolare ai temi afferenti alla legalità informatica. Autore di articoli, note a sentenza e relatore a numerosi seminari organizzati presso le scuole del proprio territorio sulla predetta tematica.


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