La normazione nella cultura sociale

di Sabetta Sergio Benedetto, Dott.

La normazione nella società attuale è il frutto di un complesso rapporto tra comunicazione e urgenza, la pressione comunicativa che si esplica tra attività dei mass media e contatti lobbistici si risolve in disposizioni di comando, repressive o autorizzative, frutto di una organizzazione fornita e riconosciuta convenzionalmente della necessaria autorità legale.

Questa organizzazione poggia sul rapporto Autorità/autorevolezza, più vi è autorevolezza ampiamente riconosciuta minore è la necessità dell’esercizio della forza ai fini repressivi, vi è in altri termini un rapporto inversamente proporzionale tra autorevolezza e repressione, l’autorevolezza d’altronde è anche frutto del prestigio, ossia di un rapporto di fiducia consolidatosi nel tempo.

Ogni organizzazione oltre che essere costituita da un sistema articolato in sub-sistemi si appoggia a sua volta su altri sistemi, analogo concetto vale per l’organizzazione che formula il comando la quale si appoggia su altre organizzazioni repressive o di servizio parti di un sistema più esteso. Le organizzazioni d’altronde sono ed agiscono all’interno di una prevalente determinata cultura, si che il comando originato dalla normazione è parte di una cultura la quale attualmente non è più omogenea, ponendosi quindi in rapporto con la parte prevalente della stessa in termini rafforzativi o conflittuali.

Se in sintonia con la cultura dominante l’attività repressiva viene a diminuire con i relativi costi, in questa sintonia rientra l’autorevolezza del normatore per cui varia non solo il livello di efficienza ma innanzitutto di efficacia, sia sui comportamenti sociali ma anche sulle organizzazioni pubbliche, indipendentemente dalla qualità economica delle stesse.

Caso del tutto diverso è l’ipotesi opposta nella quale esiste una creazione normativa i cui comandi siano in contrasto con il substrato culturale predominante, magari con parte della normativa non condivisa dalla stessa classe dirigente se non in apparenza, in questa ipotesi la violazione normativa che si risolve sostanzialmente nell’opposizione al comando sia repressivo che autorizzativo acquista una valenza socialmente prestigiosa, come la stessa corruzione che risulta espressione anche di una forma di opposizione ai valori che formalmente la formazione impone.

L’aumento della repressione incontra due livelli di difficoltà il primo sociale, come sopra descritto, il secondo organizzativo, quest’ultimo attraverso la qualità organizzativa esprime una efficacia della repressione la quale si affianca alla qualità dei servizi e quindi delle organizzazioni che li erogano, tuttavia mentre per le organizzazioni puramente repressive vi è la possibilità di una maggiore chiusura alla cultura circostante, nei servizi le due culture, quella organizzativa e quella dell’ambiente, vengono a intersecarsi in una osmosi che fa sì che le organizzazioni ed i sistemi su cui si appoggiano sono maggiormente permeabili.

Il livello di efficienza che eventualmente si riesce a raggiungere non può tradursi direttamente in efficacia dell’azione normativa, fino a che la cultura dominante non venga a modificarsi, le qualità sono pertanto differenziate e la temporizzazione dell’intervento acquista una valenza fondamentale.

Si deve considerare che la cultura sociale viene peraltro a interloquire con le singole personalità e coloro che più si affermano in determinati ambiti professionali, quali dirigenziali, politici, medici, militari, possiedono caratteristiche proprie di una “empatia fredda” che li avvicinano talvolta ad aspetti disfunzionali, differenziandoli solo qualitativamente per livelli e ricombinazioni dagli aspetti clinici, come ci ricorda Mahmut sono “gruppi che occupano posizioni diverse nello stesso spettro” (Dutton), ne consegue la doppia funzione normativa di regolamentazione di queste personalità nel loro agire sociale in quella data cultura, ma anche di possibile limite da superare se in contrasto con i propri fini.

Il diritto che nasce dalla regolamentazione si pone al limite tra numerazione finanziaria del soggetto, che lo trasforma in pura logica matematica numero statistico – finanziario dotato di variabili psicologiche elementari da controllare in termini macro, e la sua psicologia profonda nella dinamica sociale che permette di considerarlo quale essere umano nella sua completezza, il diritto risulta essere quindi la trama in cui le due valenze vengono a trasformarsi in un sistema sociale dotato di valori e motivazioni.

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Sabetta Sergio Benedetto

Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza Università degli Studi di Genova, nonché l'abilitazione all’insegnamento per le discipline giuridiche ed economiche – classe XXV. Direttore di Cancelleria Ministero Grazia e Giustizia e Coordinatore nella Sez. Controllo e SAUR della Corte dei Conti – Genova (controllo Università, Regione,OO.PP.,Prefetture,Enti locali).


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