Il coniuge benestante deve pagare le spese universitarie, i master e i viaggi ai figli

Il coniuge benestante deve pagare le spese universitarie, i master e i viaggi ai figli

di Redazione

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Lucia Nacciarone

Con la sentenza n. 611 del 17 gennaio 2012 la Cassazione ha rigettato il ricorso di un uomo, un medico chirurgo, il quale chiedeva la riduzione dell’assegno mensile che versava direttamente alla figlia ventenne, studentessa universitaria.

Il medico aveva già beneficiato di una riduzione dell’importo dell’assegno di mantenimento che era obbligato a versare alla moglie, in ragione del fatto che era stato sospeso dall’esercizio della professione in quanto coinvolto in un’inchiesta per uso di stupefacenti.

Nulla da fare, invece, secondo i giudici di merito, e secondo la Corte di legittimità, per ciò che concerne la riduzione dell’assegno da versare alla figlia: nel corso del giudizio era emerso infatti che la famiglia aveva un tenore di vita molto alto, e pertanto si è ritenuto di dover garantire alla giovane tutte le agevolazioni che fanno parte del contesto sociale in cui era stata cresciuta, fra le quali rientrano senz’altro gli studi universitari e i mezzi necessari per farvi fronte (libri, quaderni ecc.), eventuali master, gite anche all’estero per motivi di studio, convegni, seminari, in altre parole tutte le spese straordinarie.

Precisano infatti i giudici della Cassazione che «con riguardo al mantenimento della figlia, i giudici di merito, se da un lato nello scorporare il contributo paterno alle spese straordinarie dall’apporto in denaro, non risultano avere violato l’art. 112 del codice di procedura civile, attesa la richiamata ampia formulazione dell’appello incidentale proposto dalla madre a tutela della figlia ed il fatto che alla data dell’impugnazione era ancora minorenne, dall’altro hanno puntualmente chiarito le ragioni delle adottate determinazioni, essenzialmente consistite nella considerazione del contesto sociale di appartenenza della ragazza, delle sue esigenze di cura, di vita e di studio, nel frattempo accresciute, nonché dall’apporto materno, in termini anche di dedizione personale, e delle capacità e potenzialità economiche dell’obbligato».

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