Il Documento di finanza pubblica 2026 offre la fotografia di un’Italia che nel 2025 ha rispettato gli impegni europei su conti pubblici e riforme, mostrando resilienza in un contesto internazionale sempre più instabile. Crescita moderata, disavanzo in riduzione e attuazione avanzata del PNRR convivono tuttavia con nuove incognite legate alle tensioni geopolitiche, al caro energia e al rallentamento delle prospettive economiche globali. In materia, consigliamo il volume La disciplina del Golden Power, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon, una guida imprescindibile per comprendere il complesso e sempre più rilevante sistema di tutela degli interessi strategici nazionali nel contesto economico e geopolitico attuale.
Indice
1. Crescita moderata ma coerente con le previsioni
Per il Documento di finanza pubblica, approvato dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, il 2025 si è chiuso con una crescita del PIL reale pari allo 0,5 %, in linea con quanto programmato nel Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP) dello scorso ottobre. Un esito tutt’altro che scontato, considerato il contesto globale contrassegnato da tensioni commerciali, profonda incertezza geopolitica e shock energetici. La crescita è stata sostenuta principalmente dalla domanda interna: i consumi delle famiglie sono aumentati dell’1,1 %, favoriti dal recupero delle retribuzioni reali e da un mercato del lavoro in progressivo rafforzamento, mentre gli investimenti hanno registrato un incremento (+3,5 %), trainati da mezzi di trasporto, prodotti della proprietà intellettuale e costruzioni. Per le prospettive macroeconomiche, il DFP prevede per l’anno corrente una crescita del PIL reale pari allo 0,6 %, leggermente inferiore rispetto allo 0,7 % indicato nel DPFP di ottobre. Tale ritmo di crescita risulta confermato anche per il 2027, mentre per il biennio 2028‑2029 le previsioni delineano una crescita annua dello 0,8 %. Il mercato del lavoro resta uno dei punti di forza del quadro macroeconomico. Nel 2025 gli occupati hanno superato quota 24 milioni, il tasso di disoccupazione si è attestato al 6,1 % e si è consolidata una ricomposizione verso forme contrattuali maggiormente stabili. Persistono squilibri strutturali, in particolare per la bassa partecipazione femminile e giovanile, che continuano a rappresentare un limite al potenziale di crescita del Paese. In materia, consigliamo il volume La disciplina del Golden Power, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon, una guida imprescindibile per comprendere il complesso e sempre più rilevante sistema di tutela degli interessi strategici nazionali nel contesto economico e geopolitico attuale.
La disciplina del Golden Power
Il volume offre un’analisi completa e aggiornata della disciplina italiana del c.d. golden power (D.L. 15 marzo 2012, n. 21), lo strumento attraverso il quale lo Stato tutela gli interessi strategici nazionali nei settori più sensibili dell’economia.Con un taglio sistematico e operativo, l’opera approfondisce l’evoluzione interpretativa della disciplina, anche alla luce della progressiva estensione del perimetro, e ne esamina l’applicazione concreta nei più recenti interventi della Presidenza del Consiglio dei Ministri e nelle pronunce giurisprudenziali italiane ed europee in tema di esercizio dei poteri speciali.Un’attenzione particolare è dedicata ai rapporti tra golden power e altri ambiti del diritto inevitabilmente interessati, quali, ad esempio, l’antitrust e la normativa sulle sovvenzioni estere. Attraverso i contributi di Autori provenienti da esperienze istituzionali, accademiche e professionali il volume propone una ricognizione completa dello stato dell’arte del golden power in Italia. Carlo Edoardo CazzatoAvvocato, senior partner di Orsingher Ortu – Avvocati Associati, professore a contratto di Diritto antitrust presso l’Università Mercatorum. Sergio FiorentinoAvvocato dello Stato e Agente del Governo presso la Corte di giustizia e il Tribunale dell’Unione europea.
Carlo Edoardo Cazzato, Sergio Fiorentino | Maggioli Editore 2025
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2. Conti pubblici sotto controllo e rientro graduale dal disavanzo
Sul fronte della finanza pubblica, il Documento evidenzia un miglioramento graduale ma concreto. I dati di consuntivo pubblicati dall’ISTAT mostrano per il 2025 un rapporto deficit/PIL pari al 3,1 %, valore lievemente superiore alle stime di ottobre (3 %) contenute nel DPFP. Lo scostamento è collegato in larga parte all’emersione inattesa di crediti edilizi connessi ai bonus per l’edilizia. Per l’orizzonte di previsione, il Governo conferma un iter di riduzione del disavanzo, sebbene su livelli leggermente più elevati rispetto alle precedenti previsioni. In particolare, il deficit è stimato al 2,9 % nel 2026, per poi scendere al 2,8 % nel 2027, al 2,5 % nel 2028 e attestarsi al 2,1 % nel 2029. Tale traiettoria consentirebbe il rientro stabile sotto la soglia del 3 % del PIL già a partire dal 2026, condizione necessaria per l’uscita dalla procedura europea per disavanzi eccessivi nel 2027. L’indicatore della spesa netta della Pubblica amministrazione mostra nel 2025 una crescita pari all’1,9 %. Le previsioni indicano un rallentamento all’1,6 % nel 2026, seguito da un aumento al 2,2 % nel 2027 e da un successivo assestamento all’1,7 % nel 2028, in un quadro complessivamente coerente con le nuove regole della governance economica europea.
3. Debito, riforme e nuove sfide per l’anno in corso
Il rapporto debito/PIL, a fronte di un dato di consuntivo 2025 pari al 137,1 %, è atteso crescere ulteriormente nel 2026 al 138,6 %, risentendo ancora dell’impatto di cassa dei crediti di imposta legati ai bonus edilizi. La dinamica del debito dovrebbe però invertire la tendenza dal 2027, quando il rapporto è previsto scendere al 138,5 %, proseguendo poi il calo nel 2028 (137,9 %) e nel 2029 (136,3 %), in virtù del rafforzamento del saldo primario e all’esaurirsi degli effetti straordinari legati ai crediti fiscali. Il 2025 è stato un anno cruciale anche per l’attuazione delle riforme: il Documento rimarca i progressi compiuti nel settore della giustizia, con la riduzione dell’arretrato e dei tempi dei procedimenti civili, e in ambito fiscale, dove il contrasto all’evasione ha prodotto livelli record di gettito recuperato. Avanzano anche gli interventi su pubblica amministrazione, politiche industriali, istruzione, welfare e transizione digitale ed energetica, in larga parte collegati al PNRR, che si avvicina alla sua fase finale. Guardando all’anno in corso, tuttavia, il quadro appare più complesso. L’aggravarsi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno innescato un nuovo shock energetico, con significativi aumenti dei prezzi di petrolio e gas. Le prospettive di crescita risultano maggiormente incerte e l’inflazione è attesa in accelerazione. La challenge per il Governo sarà duplice: sostenere famiglie e imprese colpite dal caro energia e, al contempo, mantenere un approccio prudente e responsabile alla gestione dei conti pubblici, in un contesto di margini di bilancio sempre più limitati.
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