Costa Concordia: nessuna revoca della misura cautelare per il comandante

Costa Concordia: nessuna revoca della misura cautelare per il comandante

Redazione

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Lucia Nacciarone

A deciderlo è stata la Corte di Cassazione (sent. n. 18851 del 16 maggio 2012) che ha respinto il ricorso della Procura di Firenze che chiedeva la custodia cautelare in carcere per l’ufficiale, confermando invece la misura degli arresti domiciliari.

Ad avviso dei giudici di legittimità sussistono infatti a carico dell’uomo tutte le esigenze cautelari che possano giustificare il provvedimento, con esclusione del pericolo di fuga che invece giustificherebbe la più grave misura della carcerazione.

Il comandante, individuato come responsabile del naufragio della nave Costa Concordia avvenuto il 13 gennaio di quest’anno, che ha causato la morte di 32 persone, ha dimostrato di essere «inaffidabile ed inadeguato al comando», soprattutto in situazioni che mettano in pericolo l’incolumità dei passeggeri, a lui affidati in quanto detentore nel loro confronti di una posizione di garanzia, che lo obbligherebbe ad adottare tutte le cautele necessarie per evitare i rischi conseguenti al trasporto per mare.

Le limitazioni che con gli arresti domiciliari sono imposte a Schettino sono adeguate ad evitare che il comandante ponga in essere comportamenti di inquinamento delle prove o di reiterazione di reati della stessa specie.

Quest’ultimo è ravvisato, oltre che per la gravità del fatto commesso, ossia l’aver causato il naufragio con una manovra azzardata, anche in virtù del comportamento tenuto nelle successive fasi della vicenda. In altre parole, l’ufficiale ha commesso una serie di errori gravissimi nei concitati momenti successivi all’impatto con il fondale dell’isola del Giglio: ha perso il controllo della nave; ha dato in ritardo l’allarme ai passeggeri inizialmente cercando di sminuire la gravità della situazione, irrimediabilmente procrastinando così le operazioni di soccorso, tra l’altro da lui non personalmente gestite; è fuggito dalla nave e si è rifiutato di tornarvi.

A nulla vale, nelle parole della Corte, il tentativo del comandante di accreditarsi come un buon capitano con la manovra di accostamento della nave: Schettino, osservano i giudici, non è stato comunque in grado di gestire una situazione di pericolo tipica della sua professione, nonostante la preparazione professionale e l’esperienza maturata.

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