Cassazione: più difficile per i professionisti dare la prova del lucro cessante in caso di incidente

Cassazione: più difficile per i professionisti dare la prova del lucro cessante in caso di incidente

Redazione

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A deciderlo è stata una recente sentenza della Cassazione (n. 23761 del 14 novembre 2011).

Il presupposto da cui muove il ragionamento della Suprema Corte è che il danno da lucro cessante è un tipo di danno patrimoniale che non va liquidato automaticamente in seguito ad un’invalidità permanente (come avviene per il danno biologico, per il quale ci sono le tabelle) ma solo se il danneggiato fornisce la prova dell’effettiva perdita di guadagno.

Tale prova, nel caso in cui il danneggiato sia un libero professionista, deve consistere nell’effettiva perdita di guadagno dello studio, cosa che è ben difficile da dimostrare: il giudice dovrebbe, nel caso, accertare in quale misura la menomazione fisica del professionista conseguente all’incidente abbia inciso sulla capacità di svolgimento dell’attività lavorativa specifica e questa, a sua volta, sulla capacità di guadagno.

Occorre, inoltre, verificare, ai fini della risarcibilità del lucro cessante, se la menomazione persista e in che misura residui la capacità di attendere alle solite prestazioni di lavoro, o viceversa se possa residuare unicamente la capacità di svolgere lavori diversi, seppur confinanti, con quello precedente, e comunque idonei a produrre un reddito sostitutivo di quello prodotto col precedente.

Se, esaminando congiuntamente questi elementi, risulta che vi sia stata una riduzione della capacità di produrre reddito e una limitazione della capacità di guadagno, è risarcibile il lucro cessante.

Infatti queste sono le parole della Corte: «tra lesione della salute e diminuzione della capacità di guadagno non sussiste alcun rigido automatismo per cui in presenza di una lesione della salute, anche di non modesta entità, non può ritenersi ridotta in egual misura la capacità di produrre reddito ma il soggetto leso ha sempre l’onere di allegare e provare anche mediante presunzioni che l’invalidità permanente abbia inciso sulla capacità di guadagno». (Lucia Nacciarone)

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