Acquisizione dell’imputabilità penale e denuncia verso minore

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia
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Si può sporgere denuncia nei confronti di un minorenne?

Quando si parla delle condotte non molto eccelse commesse da minorenni si utilizza il termine “ragazzate”.

La questione cambia quando simili azioni superano il confine di quello che è considerato lecito.

Una cosa è una pallonata contro un vetro, un’altra è una scazzottata oppure un furto.

Ci sono cose sulle quali non si può sorvolare neanche se l’autore è un ragazzo.

A questo proposito ci si è chiesti se i minorenni possano essere denunciati.

La legge afferma che anche i minorenni sono penalmente responsabili dei loro comportamenti, purché abbiano raggiunto una determinata età.

L’imputabilità penale si acquista prima dei diciotto anni, ma non significa che si possa querelare un bambino di dieci anni.

    Indice

  1. Che cos’è l’imputabilità penale?
  2. I minorenni sono imputabili penalmente?
  3. I minorenni possono essere denunciati?
  4. Il processo a carico di minorenni
  5. Che cosa accade se un minore di 14 anni commette un reato
  6. La denuncia da parte di un minorenne

1. Che cos’è l’imputabilità penale?

L’imputabilità penale è la condizione di chi può rispondere legalmente dei reati che ha commesso, ed è legata alla capacità d’intendere e di volere.

Coloro che non sono nel pieno delle proprie facoltà mentali non possono essere condannati per il reato che hanno commesso.

Una persona incapace perché affetta da grave patologia mentale non potrà essere processata per il crimine che ha commesso.

2. I minorenni sono imputabili penalmente?

Secondo la legge anche i minorenni sono imputabili penalmente, purché abbiano compiuto i quattordici anni.

Al di sotto di questa età, chi ha commesso un crimine non può essere processato.

La legge ritiene che il minore di quattordici anni non abbia la maturità necessaria per essere consapevole delle proprie azioni, come una persona affetta da un vizio mentale.

Un dodicenne che ruba un motorino non potrà essere condannato in sede penale.

Al contrario, chi ha compiuto quattordici anni è imputabile, nel senso che risponde penalmente delle proprie azioni, in caso di condanna, però, gli spetta di diritto a uno sconto di pena.

3. I minorenni possono essere denunciati?

I minorenni possono essere denunciati, purché abbiano compiuto almeno quattordici anni.

A questa età scatta l’imputabilità penale e una persona comincia a rispondere dei reati commessi.

Una denuncia contro un dodicenne non avrebbe seguito e il pubblico ministero non potrebbe procedere in giudizio.


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4. Il processo a carico di minorenni

Il processo a carico dei minorenni che hanno compiuto quattordici anni si svolge davanti a un giudice speciale, il Tribunale per i minorenni.

Anche le regole del processo sono particolari e se il minore è d’accordo, può accedere a un percorso di risocializzazione (la messa alla prova) che gli permette di estinguere il reato.

Il minorenne può anche ottenere il perdono giudiziale, in modo da evitare la condanna.

Al processo a carico dei minorenni non si applica il patteggiamento né il decreto penale di condanna.

La vittima del reato non si può neanche costituire parte civile per chiedere il risarcimento dei danni, se vorrà, dovrà intraprendere un giudizio civile autonomo.

Il processo a carico dei minorenni è caratterizzato da una maggiore clemenza nei confronti degli imputati, per evitare che siano condannati per reati minori o, in alternativa, per impedire che l’eventuale condanna possa avere pregiudizi sul loro futuro.

5. Che cosa accade se un minore di 14 anni commette un reato

Come abbiamo scritto in precedenza è possibile denunciare un minorenne, ma esclusivamente se ha compiuto quattordici anni.

Non significa che un dodicenne e, chi non abbia ancora superato la fatidica soglia dei quattordici anni, resti completamente impunito.

La legge stabilisce che i minorenni non imputabili non possono essere condannati alle classiche pene, ma possono essere sanzionati con una misura di sicurezza, se ritenuti socialmente pericolosi.

Le misure di sicurezza sono provvedimenti adottati per “rieducare” la persona ritenuta socialmente pericolosa e rispondere ad esigenze di prevenzione sociale.

La misura di sicurezza tipica per i minorenni è il riformatorio giudiziario (oggi comunità minorile), alla quale il giudice può condannare il minorenne che non ha compiuto i quattordici anni se ritiene che il reato commesso sia particolarmente grave.

Un’altra misura di sicurezza che il giudice può comminare al minorenne socialmente pericoloso è la libertà vigilata, che consiste in prescrizioni rivolte a limitare la libertà dello stesso, come ad esempio non uscire di notte e non frequentare locali dove si vendono alcolici.

Dal lato civile, dei danni commessi dal minorenne rispondono i genitori o le altre persone che dovevano vigilare su di lui.

6. La denuncia da parte di un minorenne

Secondo la legge, i minorenni che non hanno compiuto quattordici anni non possono sporgere querela, al loro posto, possono procedere i genitori o, in assenza, altra persona che ne abbia la rappresentanza, come un tutore o un curatore speciale.

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Il testo, partendo dai princìpi cardine della riforma e dalla struttura del d.lgs. n. 121 del 2018, esamina partitamente le misure penali di comunità ed il procedimento di sorveglianza deputato all’applicazione, alla sospensione ed alla revoca delle stesse, soffermandosi sui temi più dibattuti, primo fra tutti quello afferente i reati c.d. “ostativi” e le relative preclusioni. Sono di seguito esaminate le ulteriori misure alternative alla detenzione fruibili dai minorenni e, infine, il volume affronta il regime penitenziario minorile intra moenia sul presupposto che la detenzione in istituto – proprio alla luce della riforma del 2018 – dev’essere considerata quale extrema ratio applicabile temporaneamente sino al ricorrere dei presupposti per la concessione di misure extracarcerarie. Corredata da schemi ed appendice normativa, l’opera è aggiornata alla più recente giurisprudenza di legittimità e merito.

Armando Macrillò Avvocato e dottore di ricerca in procedura penale, è titolare di contratto integrativo di insegnamento in Diritto dell’esecuzione penale presso la LUISS Guido Carli di Roma, ove è altresì docente di Diritto processuale penale presso la School of Law. Dirige la Scuola di alta formazione dell’Avvocato penalista presso la Camera Penale di Roma. È autore di numerosi saggi in materia penale e processuale penale pubblicati sulle principali riviste e di volumi fra cui, con il medesimo Editore, I diritti del minore e la tutela giurisdizionale.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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