La proposta di legge Costa passa il vaglio della Camera: obbligo di dare visibilità alle sentenze di assoluzione nei media. Il provvedimento punta a riequilibrare il rapporto tra giustizia, informazione e reputazione. L’articolato è ora all’esame del Senato. Il “Formulario commentato del nuovo processo civile – Aggiornato ai correttivi Cartabia e mediazione” di Lucilla Nigro offre un supporto pratico e operativo per affrontare ogni fase del contenzioso civile, acquistabile su Shop Maggioli e su Amazon. Come supporto per i professionisti, consigliamo il Codice Civile e norme complementari, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon.
Indice
1. Verso l’equilibrio tra giustizia e informazione
La Camera dei deputati ha approvato il 28 maggio 2026 la proposta di legge A.C. 632, promossa da Enrico Costa, che introduce disposizioni per garantire maggiore visibilità alle sentenze di assoluzione o proscioglimento. L’articolato, ora sotto la lente del Senato, origina dall’esigenza di correggere una distorsione: l’ampia copertura mediatica delle indagini e delle accuse non è quasi mai accompagnata da analoga attenzione per gli esiti favorevoli agli imputati. Il provvedimento interviene sul Codice della privacy (D.lgs. n. 196/2003), introducendo il nuovo articolo 144-ter. La norma stabilisce che, su richiesta dell’interessato, i mezzi di informazione che hanno pubblicato la notizia dell’avvio di un procedimento penale sono tenuti a rendere pubblici anche gli esiti favorevoli, quali assoluzioni, proscioglimenti o archiviazioni, con adeguato rilievo rispetto allo spazio già dedicato al caso. Il “Formulario commentato del nuovo processo civile – Aggiornato ai correttivi Cartabia e mediazione” di Lucilla Nigro offre un supporto pratico e operativo per affrontare ogni fase del contenzioso civile, acquistabile su Shop Maggioli e su Amazon. Come supporto per i professionisti, consigliamo il Codice Civile e norme complementari, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon.
2. Come funziona la nuova disciplina
Il disegno di legge approvato in prima lettura prevede che l’individuo coinvolto possa chiedere direttamente alla testata la pubblicazione della notizia favorevole. In ipotesi di mancato adempimento, è possibile rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali, che può ordinare la pubblicazione entro tempi brevi. Il meccanismo è innovativo rispetto al diritto all’oblio, già introdotto con la riforma Cartabia. Mentre quest’ultimo consente di rimuovere o deindicizzare le news relative a procedimenti conclusi favorevolmente, la nuova norma si orienta in direzione opposta: aumentare la diffusione delle informazioni positive per ristabilire la reputazione dell’individuo.
3. Le ragioni della maggioranza
I promotori della legge rimarcano come il sistema mediatico contemporaneo produca sovente una “gogna preventiva” verso gli indagati. L’eco delle accuse, amplificata da giornali, televisioni e social media, rischia di segnare in modo indelebile la vita delle persone, anche quando risultano innocenti. Per i sostenitori la norma rappresenta un atto di civiltà giuridica: lo Stato, infatti, non può limitarsi a riconoscere l’innocenza in sede giudiziaria, bensì deve contribuire a ristabilire l’onore e la reputazione compromessi. In quest’ottica, l’obbligo di pubblicazione diventa uno strumento di riequilibrio informativo e sociale.
4. Criticità e timori delle opposizioni
Malgrado il principio di fondo sia ampiamente condiviso, il provvedimento ha sollevato alcune perplessità tra le opposizioni, che in gran parte hanno scelto l’astensione. Le principali criticità riguardano il potenziale impatto sulla libertà di stampa. L’obbligo di pubblicazione, infatti, potrebbe essere percepito quale forma di pressione sulle redazioni, chiamate a dare rilievo a determinate notizie su impulso di un’autorità amministrativa. Inoltre, il ruolo del Garante per la privacy, dotato del potere di ordinare la pubblicazione, è stato considerato da alcuni un elemento invasivo. Ulteriore aspetto dibattuto afferisce alla formulazione della legge, in particolare l’espressione “rilievo adeguato”, ritenuta troppo generica e potenzialmente fonte di incertezze applicative.
5. Difficile bilanciamento tra diritti
Il dibattito si incentra sul delicato equilibrio tra diritti costituzionali: tutela della dignità e della presunzione di innocenza, nonché libertà di informazione e autonomia editoriale. La giurisprudenza ha già individuato criteri per bilanciare tali interessi, specie in relazione al diritto all’oblio, che può prevalere sul diritto di cronaca quando viene meno l’interesse pubblico attuale alla diffusione della notizia. Il nuovo articolato si inserisce in questo contesto, introducendo uno strumento ulteriore bensì più incisivo.
6. Scenario in evoluzione
L’ok della Camera segna solo il primo step di un iter legislativo che si preannuncia ancora complesso. Al Senato il testo potrebbe subire ulteriori modifiche, in specie alla luce delle criticità emerse. Ma rimane il dato politico: il Parlamento ha riconosciuto la necessità di intervenire su un sistema informativo che, troppo spesso, amplifica le accuse e dimentica le assoluzioni. La sfida sarà quindi intercettare un equilibrio sostenibile tra giustizia e informazione, evitando che un rimedio legittimo si trasformi in una nuova forma di condizionamento del diritto di cronaca.
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