Critica politica, limite invalicabile della verità e della continenza: l’intervento della Cassazione

Limiti alla critica politica: l’attribuzione di condotte illecite specifiche richiede la prova della verità dei fatti e il rispetto della continenza verbale.

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La Corte di Cassazione (ordinanza n. 282/2026) chiarisce che il dibattito politico non è una “zona franca”, bensì l’attribuzione di condotte illecite specifiche richiede la prova della verità dei fatti e il rispetto della continenza verbale. Per l’approfondimento, si consiglia il volume Il Cyberbullismo e i reati dell’era digitale, con cui si inquadra il contesto normativo nazionale ed europeo, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon.

Corte di Cassazione -sez. I civ.- ordinanza n. 282 del 6-01-2026

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Indice

1. Confine tra il legittimo diritto di critica politica e la diffamazione


La tematica torna al centro del dibattito giurisprudenziale con una recente e significativa pronuncia della Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione. Con l’ordinanza n. 282/2026, pubblicata il 6 gennaio 2026, gli Ermellini hanno ribaltato la decisione della Corte d’Appello, riaffermando un principio fondamentale: l’agone politico, per quanto aspro, non giustifica l’offesa gratuita né l’attribuzione di fatti determinati non rispondenti al vero. In dettaglio, è stato chiarito che nel giudizio civile di risarcimento del danno da diffamazione, la sentenza penale assolutoria priva dei presupposti di cui all’art. 652 c.p.p. non ha efficacia vincolante e costituisce solo una prova atipica liberamente valutabile dal giudice civile. L’esercizio del diritto di critica politica, pur concesso a toni aspri, rimane subordinato ai limiti della continenza e alla presenza di un nucleo di verità, anche solo putativa, dei fatti posti a fondamento della critica. Non è scriminato l’attacco personale fondato sull’attribuzione di condotte specifiche e potenzialmente criminose non verificate. Il giudice deve motivare sul rispetto di tali limiti e sul corretto bilanciamento tra libertà di critica e tutela dell’onore. Per l’approfondimento, si consiglia il volume Il Cyberbullismo e i reati dell’era digitale, con cui si inquadra il contesto normativo nazionale ed europeo, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon.

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2. Tra volantini e “assunzioni clientelari”


La vicenda origina da una controversia tra un esponente politico locale e l’allora Sindaco di un Comune. Al centro della disputa, una lettera aperta pubblicata sul website istituzionale dell’ente e distribuita ai cittadini, in cui il Sindaco accusava l’avversario di aver ridotto una società partecipata “prossima al fallimento”, pure a causa di “assunzioni clientelari”. Mentre il Tribunale aveva dapprima condannato il Sindaco e il Comune al risarcimento dei danni, la Corte d’Appello aveva in seguito riformato la sentenza, ritenendo che lo scritto rientrasse nel legittimo esercizio del diritto di critica. Per i giudici di secondo grado la natura “politica” del contesto autorizzava toni maggiormente incisivi e netti. Una visione, quest’ultima, che la Cassazione ha ritenuto giuridicamente errata.

3. La sentenza penale non è un “passaporto” per il civile


Tra i punti nodali della decisione figura il valore della sentenza penale di assoluzione emessa per i medesimi fatti. La Corte territoriale aveva considerato tale assoluzione quasi vincolante. La Cassazione ha invece precisato che, se il danneggiato non si è costituito parte civile nel processo penale, quella sentenza non ha efficacia di giudicato nel giudizio civile di danno. Essa costituisce solamente una “prova atipica” che il giudice civile può valutare liberamente, ma dalla quale può (e deve) discostarsi se le prove acquisite in sede civile conducono a una differente ricostruzione dei fatti.

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4. Verità, continenza, interesse pubblico


Hub della pronuncia risiede nell’analisi dei limiti dell’esimente della critica politica. La Suprema Corte ha ricordato che, a differenza della satira (che può deformare la realtà), la critica deve poggiare su basi solide quando scende nel dettaglio di accuse specifiche. In dettaglio:

  • continenza: la critica non deve mai trasmodare in “offesa gratuita” o “pura contumelia”. Non si possono usare argomenti che mirino esclusivamente a colpire la dignità personale del soggetto;
  • verità (anche putativa): questo è il punto di rottura tra la critica di “opinione” e quella di “fatto”. Se un politico accusa un altro di “assunzioni clientelari” (condotta di rilievo criminoso), non sta solo esprimendo un giudizio, ma sta narrando un fatto. In questo caso, deve sussistere la verità oggettiva o, almeno, putativa (frutto di una ricerca diligente) di quanto affermato;
  • interesse pubblico: la news deve essere utile alla formazione dell’opinione pubblica, ma tale interesse non scusa l’attribuzione di fatti falsi o la lesione dell’integrità morale altrui.

5. Annullamento con rinvio


Il collegio civile ha cassato la sentenza d’appello, evidenziando come i giudici avessero omesso di verificare se le gravi accuse di “clientelismo” e “dissesto finanziario” fossero veritiere o meno. Il processo tornerà innanzi la Corte d’Appello, in diversa composizione, che dovrà applicare i principi dettati dalla Cassazione, quindi accertare se il limite della continenza e della verità sia stato effettivamente valicato. L’ordinanza funge da monito per il linguaggio politico moderno: l’appartenenza a una fazione opposta non conferisce una “licenza di insulto” e neppure esime dall’onere di verificare le accuse lanciate pubblicamente.

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Avv. Biarella Laura

Laureata cum laude presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Perugia, è Avvocato e Giornalista.
È autrice di numerose monografie giuridiche e di un contemporary romance, e collabora, anche come editorialista, con redazioni e su banche dati giu…Continua a leggere

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