Spetta alla PA la valutazione dell’interesse pubblico per la conclusione di accordi ex art. 11, l. n. 241/1990

Scarica PDF Stampa
Quali sono le prerogative della PA e cosa può eccepire il soggetto privato nella conclusione degli accordi ex art. 11, l. n. 241/1990?

Riferimenti normativi: art. 11, l. n. 241/1990; art. 1337 c.c.

Precedenti giurisprudenziali: TAR Lombardia, Milano, sez. II, 8 novembre 2021, n. 2470

Indice:

Cenni introduttivi: il fatto e i motivi di ricorso.

La società ricorrente – Euro Italia S.r.l. – è comproprietaria di un immobile sito nel Comune di Besnate, ricadente in un Piano di Lottizzazione produttivo; a causa di alcune difformità progettuali afferenti a suddetto immobile, la società Euro Italia S.r.l. ha richiesto, tra il 2010 e il 2012, due permessi di costruire in sanatoria ex art. 36 del D.P.R. n. 380/2001, entrambi negati dall’Amministrazione comunale; la medesima, in data 18 settembre 2013, ha adottato un atto d’indirizzo per la sottoscrizione di un accordo procedimentale ai sensi dell’art. 11, l. n. 241/1990, finalizzato alla definizione concordata con i lottizzanti delle problematiche collegate alla mancata realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria all’interno del comparto; la società ricorrente ha subordinato la sottoscrizione di siffatto accordo alla conclusione di un ulteriore e separato accordo mirante alla regolarizzazione delle difformità di natura urbanistica, edilizia e paesistica dell’immobile di sua proprietà situato nel comparto oggetto del Piano di Lottizzazione; il Comune di Besnate non ha dato riscontro a tale proposta formulata dalla società Euro Italia S.r.l.

Considerate tali premesse, la società ricorrente ha chiesto:

  • mediante il ricorso introduttivo, l’accertamento dell’illegittimità dell’inadempimento serbato dal Comune di Besnate in ordine alla sottoscrizione dell’accordo ex art. 11, l. n. 241/1990 da essa proposto, deducendo la violazione dell’art. 12, D.P.R. n. 380/2001 e dell’art. 11, l. n. 241/1990, la violazione del principio di affidamento del privato, la violazione dell’art. 97, Cost. e l’eccesso di potere per sviamento della causa tipica.
  • con il ricorso per motivi aggiunti, l’accertamento della responsabilità precontrattuale del Comune di Besnate per aver interrotto le trattative a monte della stipula dell’accordo e la conseguente condanna al risarcimento del danno subito, deducendo la violazione dell’art. 1337 c.c. e dell’art. 11, l. n. 241/1990, la violazione del principio di affidamento del privato, la violazione dell’art. 97, Cost. e l’eccesso di potere per sviamento della causa tipica.

Si legga anche:

Le argomentazioni del TAR Lombardia: i presupposti per l’applicazione dell’art. 11, comma 1, l. n. 241/1990.

Il Tribunale, nel ritenere infondate le censure formulate dalla società ricorrente, evidenzia come la ragione per la quale il Comune di Besnate abbia rifiutato di addivenire all’accordo proposto dalla medesima sia stata l’accertata carenza dei presupposti richiesti dalla legge per stipulare un simile accordo. Difatti, il comportamento tenuto dall’Amministrazione risulta pienamente legittimo per tre ordini di ragioni[1]:

  • l’assenza di una previsione che imponga all’Amministrazione di concludere un accordo ex art. 11[2];
  • la necessità del perseguimento di un interesse pubblico[3];
  • la natura vincolata[4] della normativa in ambito edilizio, applicabile al caso di specie.

Considerazioni conclusive: la responsabilità precontrattuale della PA nelle fattispecie di accordi integrativi e/o sostitutivi.

Nel caso di specie, il comportamento legittimo e in parte persino doveroso del Comune di Besnate non ha leso alcun legittimo affidamento della società ricorrente, visto che, oltretutto, quest’ultima non ha nemmeno provato in giudizio che gli Uffici comunali abbiano patrocinato (o quantomeno suggerito) una soluzione concordata in vista di una soluzione bonaria delle questioni correlate agli abusi commessi dalla ricorrente, considerato che la proposta dell’Amministrazione comunale era riferita ad un distinto accordo, quello relativo al tentativo di superamento delle problematiche correlate alla mancata realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria nel comparto.

Inoltre, la società ricorrente non ha nemmeno provato la sussistenza di un danno patrimoniale alla base della richiesta risarcitoria, né l’ha quantificato: e a ciò non è possibile sopperire ricorrendo al criterio equitativo[5].

Infine, pacifica giurisprudenza[6] non ammette la ricorrenza del legittimo affidamento in caso di attività contra legem, come quella posta in essere dalla società ricorrente.

Volume consigliato

Manuale dell’illecito amministrativo

La legge 24 novembre 1981, n. 689 è ancora oggi, dopo 40 anni, il pilastro fondativo dell’intero sistema sanzionatorio amministrativo.  Ogni tentativo di superamento di questo sintetico ed efficace impianto normativo è naufragato, così come ogni rimaneggiamento estemporaneo ha fatto peggio del problema che si intendeva correggere. Il modello di riferimento per la punizione “extra penale” resta quello della Legge 689/1981. Si può, dunque, affermare che l’illecito amministrativo è un’autonoma figura giuridica, perfettamente connaturata all’esercizio del potere amministrativo, esercitato con regole proprie, arricchite da feconde contaminazioni provenienti dalle altre norme amministrative a struttura procedimentale. In omaggio a questa unitarietà di struttura e funzione, è parso cosa utile approntare un testo, per gli operatori pratici, che abbracciasse tutti gli aspetti della materia: dalle nozioni basilari, all’analisi delle fasi dell’accertamento e dei procedimenti di irrogazione delle sanzioni pecuniarie e accessorie, fino al contenzioso e al processo. Questa terza edizione dell’opera, che esce appunto in concomitanza con il quarantesimo compleanno della legge 689, è stata interamente revisionata, aggiornata con le novità normative e giurisprudenziali, nonché arricchita con nuovi commenti e analisi, in modo da far cogliere appieno ai lettori la dinamica evolutiva degli istituti che disciplinano forme e modi della punizione amministrativa.   Giuseppe NapolitanoAvvocato, Dirigente comunale, è Dottore di ricerca in Diritto amministrativo e specializzato nella stessa materia nonché in Scienze dell’amministrazione. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche, collabora con svariate agenzie per la formazione in ambito universitario e tecnico-professionale.

Giuseppe Napolitano | 2021 Maggioli Editore

65.00 €

Note

[1] Cfr. TAR Lombardia, Milano, II sez., 8 novembre 2021, n. 2470.

[2] Si noti la locuzione contenuta all’art. 11, c.1, ove si enuncia che l’amministrazione può concludere […] accordi con gli interessati […]

[3] Dal momento che il Comune di Besnate aveva già respinto per ben due volte le istanze di sanatoria ex art. 36, D.P.R. n. 380/2001, si attesta indubbiamente, ad avviso del Collegio, l’assenza di un interesse pubblico a porre in essere un accordo teso a prevenire l’applicazione di sanzioni e a ripristinare il legittimo assetto edilizio del territorio.

[4] Contrariamente, nelle fattispecie di accordo ai sensi dell’art. 11, la natura del potere “concordato” con i soggetti privati deve essere di tipo discrezionale, non potendosi “contrattare” l’esercizio di un potere già conformato dal Legislatore e quindi condizionato nella sua esplicazione.

[5] Si veda, sul punto, Cons. St., sez. V, 26 aprile 2021, n. 3303.

[6] Cfr. Cons. St., sez. II, 12 novembre 2020, n. 6945; id., sez. V, 23 agosto 2019, n. 5802; id., Ad. plen., 4 maggio 2018, n. 5.

Sentenza collegata
115732-1.pdf 154kB
Iscriviti alla newsletter per poter scaricare gli allegati Iscriviti
Grazie per esserti iscritto alla newsletter. Ora puoi scaricare il tuo contenuto.
Pierluigi Mascaro