Separazione, in assenza di figli a chi spetta la casa coniugale

Separazione, in assenza di figli a chi spetta la casa coniugale

Alessandra Concas Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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In questa sede si scriverà su quali siano le regole relative all’assegnazione della casa coniugale se marito e moglie non hanno avuto figli o se gli stessi siano grandi e indipendenti.

Il più delle volte quando una coppia di coniugi si separa, i motivi dei litigi tra loro sono legati alle questioni di natura economica, vale a dire al mantenimento e all’assegnazione della casa coniugale.

Nel primo caso si avrà attenzione a quando spetta il mantenimento, quali siano le vicende dell’assegno mensile che scatta esclusivamente in presenza di una palese disparità economica tra i coniugi e sempre che quello più povero sia, non per colpa sua, in condizione di non essere in grado di mantenersi, ad esempio a causa dell’età, della formazione scolastica, per aver sempre badato alla famiglia e ai figli, tenendosi lontano dal mondo del lavoro, e altri motivi.

Il secondo caso, quello relativo all’assegnazione della casa coniugale, è relativo alla decisione del giudice di assegnare l’utilizzo dell’immobile, che è stato l’ultima residenza della famiglia, al coniuge che non è il proprietario e presso il quale abiteranno i figli minori.

Se si prende in considerazione la circostanza che sia una coppia senza figli,ci si chiede a chi vada la casa dopo la separazione.

La risposta non risulta difficile, ma per comprenderla, devono allo stesso modo essere note quali siano le finalità di questo “istituto giuridico” e a che cosa sia diretto.

A quale dei coniugi va la casa coniugale

Il giudice assegna la casa coniugale al coniuge, che non ne è proprietario, collocando presso la stessa i figli ancora minorenni o maggiorenni che però non sono ancora autosufficienti.

La finalità di un simile provvedimento è garantire ai figli della coppia separata o divorziata di continuare a vivere nello stesso luogo nel quale abitavano quando ancora i genitori stavano insieme.

La decisione viene attuata per fare in modo di non arrecare loro altri traumi oltre a quello determinato dalla della crisi familiare che ha portato i genitori alla separazione o al divorzio.

Quando i figli diventano indipendenti o decidono di andare a vivere per conto loro, la casa coniugale ritorna al legittimo proprietario.

Esempio

Una coppia di coniugi si separa.

Il figlio di quindici anni, ancora minorenne, in conformità alla disposizione del giudice, va a vivere con la madre, come di solito succede.

La casa nella quale la famiglia abitava era stata in precedenza acquista dal padre che, nonostante avesse la comunione dei beni con la moglie, aveva pagato l’immobile pagata con denaro di sua proprietà.

Il giudice, nonostante la comunione sull’immobile in pari quota, il marito e la moglie ne sono proprietari a metà, assegnerà l’utilizzo alla donna, in qualità di genitore collocatario del figlio.

Lo stesso discorso vale anche nella circostanza nella quale l’appartamento sia interamente di proprietà del marito, e la coppia ha optato per il regime di separazione dei beni.

Non cambia niente, in una simile ipotesi, perché quello che conta è che l’assegnazione della casa sia in favore del genitore presso il abiteranno i figli.

La domanda è che cosa succede davanti all’ipotesi di una coppia di coniugi senza prole o con figli adulti.

A chi va la casa di una coppia senza figli o con figli adulti

Nel paragrafo precedente si è sottolineato che la finalità di assegnare la casa coniugale al coniuge non proprietario è quella di consentire ai figli, presso lo stesso collocati, di continuare a crescere protetti dalle mura domestiche, senza il bisogno di doversi doversi trasferire, con l’inconveniente di  cambiare scuola e amicizie.

In presenza dell’ipotesi nella quale non ci sia il bisogno di tutelare l’interesse dei minori, perché la coppia non ha avuto figli o perché questi sono indipendenti e abitano per conto loro, il giudice non ha potere di assegnare la casa all’altro coniuge, ad esempio la moglie, nonostante la circostanza nella quale la stessa non abbia la disponibilità economica per pagare un affitto.

Non è possibile perché l’assegnazione dell’appartamento non è una misura di sostegno del reddito di chi nell’ambito della coppia risulta il più povero.

Della sua condizione economica il giudice potrà tenere conto ai fini della quantificazione dell’assegno di mantenimento, che, tenendo in doveroso conto le possibilità del coniuge che lo deve erogare, verosimilmente sarà più elevato.

Altro esempio

In una coppia di ex coniugi senza figli, se la moglie è disoccupata e non sa dove andare a vivere dopo la separazione, il giudice non potrà garantire la casa del marito ma potrà dare carico allo stesso di pagare un assegno mensile più elevato al fine di garantire un sostegno economico anche per il pagamento di un affitto.

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A chi va la casa in affitto

Sinora si è parlato di case di proprietà di uno dei coniugi.

In questa sede renderemo noto il caso relativo alla casa in affitto.

In relazione a questa tematica, si può affermare che valgono le stesse regole sull’assegnazione della casa coniugale di proprietà di uno dei due coniugi, le quali si applicano anche se l’appartamento dovesse essere in affitto.

In simili ipotesi, nel contratto subentrerà il coniuge con il quale restano a vivere i figli mentre l’altro dovrà fare i bagagli e andare in un altra abitazione

In che cosa consiste la casa coniugale

In presenza di una coppia di coniugi che possiede più immobili di proprietà, l’assegnazione della casa non può ricadere su uno qualsiasi, in base alla libera scelta del coniuge proprietario o di quello affidatario, ma deve per forza essere relativa alla casa che è stata la dimora abituale della famiglia, vale a dire quella dove per gran parte dell’anno, i coniugi hanno vissuto con i figli.

In simili circostanze non sarà la casa al mare o in montagna, o quella acquistata per utilizzo di investimento, ma quella di residenza della coppia degli ex coniugi.

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