Riforma del processo civile: come cambiano separazione e divorzio

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

Il processo civile è un tipo di processo atto a dirimere controversie che hanno come oggetto il diritto privato.

Si basa sui principi del diritto processuale civile contenuti in gran parte nel codice di procedura civile.

La figura del processo è strettamente legata a quella della tutela, essendo la stessa necessariamente giudiziale ed esaurendo di solito il suo compito nell’apparato processuale con una pronuncia del giudice.

Partendo da questo presupposto, tra le molte considerazioni in dottrina in relazione alla reale funzione del processo ce ne sono due principali.

La più antica vede il processo come lo strumento che assiste il singolo per la realizzazione e l’esercizio di un suo diritto, l’altra, prevalente in quasi l’intero XX secolo, considera il processo come una funzione pubblica diretta alla reintegrazione del diritto oggettivo.

Abbandonata all’inizio la prima impostazione sulla scia anche dei condizionamenti tedeschi, si è capito con il tempo che non faceva coincidere molto il processo con la sua vera funzione originaria, vale a dire, lo scopo della tutela dei diritti del singolo.

Parte della dottrina sta recuperando interamente oppure in parte la prima impostazione, anche in considerazione del fatto che il processo viene dopo la mancata cooperazione di due soggetti, e non è l’unico rimedio che fornisce l’ordinamento, ne esistono altri di natura processuale ma anche sostanziale.

È la legge che deve definire i rimedi e i bisogni di tutela, e non il processo, che deve tradurre la norma in tecniche adeguate allo scopo.

Con l’entrata in vigore della riforma del processo civile, si avranno delle modifiche anche in relazione alla separazione e al divorzio.

Le coppie che decideranno di abbandonare lo stato coniugale per ritornare single, lo potranno fare in un tempo minore.

Il ministro della Giustizia Marta Cartabia, ha in mente delle modifiche, che prevedono il rito unico per separazioni e divorzi, affidamento dei figli delle coppie di fatto e procedimenti sulla responsabilità dei genitori.

Il compito del giudice verrà modificato consentendogli di agire d’ufficio sulle questioni relative ai minori e alle vittime di violenza.

Si prospetta anche un’altra modifica, che potrebbe essere interessante per molte coppie.

Si sta pensando di consentire, durante il procedimento di separazione, la presentazione della domanda di divorzio.

Il risultato dovrebbe essere la possibilità di decretare la fine dei matrimoni in modo più veloce.

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Le modifiche con il rito unico

In primo luogo, al posto di dovere affrontare diverse procedure secondo la natura del procedimento (la separazione, il divorzio, l’affidamento e altro) si mira all’attuazione di una semplificazione delle procedure.

Le coppie dovrebbero stare davanti a un’unica autorità giudiziaria, senza il bisogno di affrontare diverse procedure secondo la natura del procedimento, sia che si tratti di separazione, divorzio, affidamento oppure altro.

Un unico giudice collegiale, a sua volta, lascerà un largo potere di azione al giudice relatore in modo da rendere il procedimento più veloce.

La competenza territoriale dovrà essere in prevalenza quella relativa alla residenza del minore.

Il ricorso che introdurrà il giudizio avrà i mezzi di prova e la copia delle dichiarazioni dei redditi e della situazione economica e finanziaria dell’ultimo triennio di entrambi i coniugi, nelle circostanze nelle quali la discussione avrà come oggetto l’assegno di mantenimento oppure gli alimenti.

Eliminazione del doppio passaggio in Tribunale

Allo scopo di eliminare il doppio passaggio in Tribunale, attraverso la fase presidenziale e quella istruttoria, il giudice dovrà fissare la data di udienza e gli verrà consentito di adottare subito dei provvedimenti di carattere urgente nell’interesse di ognuno, in particolare dei minori.

Alla prima udienza, ci dovrebbe essere un tentativo di conciliazione tra i coniugi e l’eventuale invito da parte del giudice di seguire un percorso di mediazione familiare, a meno che la causa della la separazione oppure del divorzio sia da attribuire a delle situazioni di violenza in famiglia.

Se le parti non dovessero riuscire a raggiungere un accordo, nella prima udienza il giudice dovrà pronunciare la sentenza definitiva oppure parziale, se il procedimento deve andare avanti per perfezionare le questioni economiche e l’affidamento dei figli.

La sentenza dovrà essere depositata entro sessanta giorni.

 

Come si accennava in precedenza, durante il procedimento di separazione, dovrebbe essere possibile proporre la domanda di divorzio, sulla quale si potrà procedere non appena la sentenza parziale di separazione verrà passata in giudicato e si avrà la decorrenza dei tempi utili.

Ognuno dei procedimenti in corso potrà essere riunito nello stesso Tribunale.

Il modello processuale unico sulle garanzie relative al pagamento degli assegni prevederà meno limiti rispetto alla situazione attuale.

Sempre secondo il contenuto della riforma che dovrà essere approvata in Parlamento, il magistrato avrà la possibilità di disporre d’ufficio dei mezzi di prova allo scopo di tutelare i minori e le vittime di violenza familiare.

I loro procedimenti avranno la precedenza, superando anche i limiti previsti dal codice civile.

Anche il curatore speciale del figlio minorenne potrà essere nominato d’ufficio.

Il cammino dovrebbe essere più veloce se la separazione è consensuale.

In presenza di simili circostanze, è prevista una procedura scritta senza il passaggio della conciliazione.

Il potenziamento della negoziazione assistita

La riforma del processo civile, intende potenziare la negoziazione assistita.

L’intento dovrebbe essere quello di riconoscere agli accordi raggiunti tra le parti un titolo idoneo per la trascrizione, con la concessione agli avvocati della facoltà di trattare il pagamento di una somma unica al posto dell’assegno.

La negoziazione assistita verrebbe estesa alle coppie di fatto per l’affidamento e il mantenimento dei figli minori e per il mantenimento di quelli maggiorenni che non siano autosufficienti dal lato economico, e per raggiungere un accordo in relazione alla questione degli alimenti.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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