Quando l’atto che estrinseca la volontà del giudice è solo il dispositivo

di Di Tullio D'Elisiis Antonio, Referente Area Diritto penale e Procedura penale

Qui la sentenza: Corte di Cassazione - IV sez. pen. - sentenza n. 34012 del 01-12-2020

 (Annullamento parziale)

(Riferimento normativo: Cod. proc. pen., art. 125)

Il fatto

Il Tribunale di Ascoli Piceno applicava, su richiesta delle parti, all’imputato la pena di mesi 2 e giorni 20 di arresto ed Euro 667,00 di ammenda in relazione al reato di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. C) e comma 2-sexies.

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I motivi addotti nel ricorso per Cassazione

Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione l’imputato, a mezzo del proprio difensore, lamentando violazione di legge in relazione all’art. 448 c.p.p., comma 2-bis e art. 163 c.p..

Si deduce in particolare come nel caso in questione non vi fosse correlazione tra la richiesta di patteggiamento concordata tra l’imputato e il P.M. e la sentenza emessa dal Tribunale di Ascoli Piceno posto che la richiesta di applicazione della pena – per la quale il P.M. aveva prestato il proprio consenso- era espressamente subordinata alla concessione della sospensione condizionale della pena ma il Giudice aveva omesso di disporre il beneficio suddetto.

Le valutazioni giuridiche formulate dalla Cassazione

Il ricorso veniva stimato fondato per le seguenti ragioni.

Si osservava a tal proposito prima di tutto che, qualora il giudice del patteggiamento abbia omesso di pronunciarsi nella sentenza di applicazione della pena concordata, la mancata pronuncia è da ascrivere a mera omissione materiale a cui può ovviare la Corte di cassazione disponendo direttamente l’integrazione sul punto della sentenza impugnata (cfr. Sez. 4, n. 41582 del 03/11/2010; si veda anche Sez. 1, n. 37243 del 25/06/2019) visto che l’art. 444 c.p.p., comma 3, prevede che il giudice, se ritiene che la sospensione richiesta non può essere concessa, rigetta la richiesta.

Orbene, a fronte di tale approdo ermeneutico, gli Ermellini rilevavano come, nel caso di specie, invece, pur essendo stata applicata la pena come concordata, non era stato concesso il beneficio della sospensione condizionale alla quale era stato espressamente subordinato l’accordo evidenziandosi al contempo che -in motivazione- lo stesso giudice riportava il seguente passaggio decisionale: “Sentito il parere favorevole espresso dal P.M. su tutta la proposta…” e nel dispositivo si dava atto della “conforme richiesta delle parti…” escludendo ciò, ad avviso del Supremo Consesso, ragionevolmente, che il decidente avesse inteso discostarsi dal patto per negare la sospensione condizionale della pena.

Oltre a ciò, una volta fatto presente che, nella specie, la peculiare struttura della sentenza che ha ratificato il patteggiamento, vale a dire una sentenza resa con motivazione contestuale, ai sensi dell’art. 544 c.p.p., comma 1, si notava che -posto l’assunto di ordine generale secondo cui, in caso di contrasto tra dispositivo e motivazione della sentenza, la regola della prevalenza del dispositivo, in quanto immediata espressione della volontà decisoria del giudice, non è assoluta, ma va contemperata, tenendo conto del caso specifico, con la valutazione degli elementi tratti dalla motivazione, che conserva la sua funzione di spiegazione e chiarimento delle ragioni della decisione e che, pertanto, ben può contenere elementi certi e logici che facciano ritenere errato il dispositivo o parte di esso (v. Sez. 3, n. 3969 del 25/09/2018) – è di particolare significato la specificazione che il principio per cui l’atto che estrinseca la volontà del giudice è solo il dispositivo, che non può subire modifiche, integrazioni o sostituzioni con la motivazione, opera soltanto quando il dispositivo venga formato e pubblicato in udienza prima della redazione della motivazione, non, invece, quando il dispositivo e la motivazione siano formati e pubblicati contestualmente in un unico documento, formante ab origine corpo provvedimentale unitariamente espresso poiché in tal caso è pienamente legittimo interpretare o integrare il dispositivo sulla base della motivazione (cfr. Sez. 1, n. 50488 del 07/10/2018; Sez. 2, n. 938 del 23/09/2015).

Precisato ciò, il Supremo Consesso, alla luce delle considerazioni sin qui esposte, riteneva ragionevole considerare come il giudice fosse incorso in una mera omissione materiale emendabile, ai sensi dell’art. 620 c.p.p., comma 1, lett. l), disponendosi a tal fine la sospensione condizionale della pena previo annullamento senza rinvio dell’impugnata sentenza.

Conclusioni

La decisione in esame è assai interessante nella parte in cui spiega quando l’atto che estrinseca la volontà del giudice è solo il dispositivo.

Difatti, in tale pronuncia – dopo essere stato fatto presente che, in caso di contrasto tra dispositivo e motivazione della sentenza, la regola della prevalenza del dispositivo, in quanto immediata espressione della volontà decisoria del giudice, non è assoluta, ma va contemperata, tenendo conto del caso specifico, con la valutazione degli elementi tratti dalla motivazione, che conserva la sua funzione di spiegazione e chiarimento delle ragioni della decisione e che, pertanto, ben può contenere elementi certi e logici che facciano ritenere errato il dispositivo o parte di esso – si afferma però che il principio per cui l’atto che estrinseca la volontà del giudice è solo il dispositivo, che non può subire modifiche, integrazioni o sostituzioni con la motivazione, opera soltanto quando il dispositivo venga formato e pubblicato in udienza prima della redazione della motivazione, non, invece, quando il dispositivo e la motivazione siano formati e pubblicati contestualmente in un unico documento, formante ab origine corpo provvedimentale unitariamente espresso poiché in tal caso è pienamente legittimo interpretare o integrare il dispositivo sulla base della motivazione.

Tale provvedimento, quindi, deve essere presa nella dovuta considerazione al fine di verificare se rilevi unicamente il dispositivo, in quanto unica “parte” dell’atto da cui evincere la volontà decisoria del giudice, o, invece, deve tenersi conto pure della motivazione.

Il giudizio in ordine a quanto statuito in siffatta sentenza, proprio perché contribuisce a fare chiarezza su cotale tematica procedurale, dunque, non può che essere positivo.

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Di Tullio D'Elisiis Antonio

Avvocato iscritto al foro di Larino (CB) e autore di diverse pubblicazioni redatte per conto di differenti case editrici. In particolare sono stati scritti molteplici libri, nonché e-book, prevalentemente in materia di diritto e procedura penale per la Maggioli editore, oltre che redatte da un lato, tre monografie rispettivamente sulle vittime di reato, mediante un commento del decreto legislativo, 15/12/2015, n. 212, per Altalex editore e sulla giustizia penale minorile e sui mezzi di prova e mezzi di ricerca della prova per Nuova Giuridica, dall'altro, quattro monografie per la Primiceri editore (dibattimento nel processo penale; le impugnazioni straordinarie in ambito penale, il ruolo della parte civile nel processo penale e l'esecuzione penale). Per Diritto.it è Referente dell'area di Diritto penale e Procedura penale.


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