Misure cautelari traffico di stupefacenti: prognosi di pericolosità

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Come rapportare la prognosi di pericolosità nelle misure cautelari per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti? Per approfondire tutti i temi legati agli stupefacenti, consigliamo il volume La disciplina dei reati in materia di stupefacenti

Corte di Cassazione -sez. VI pen.- sentenza n.20560 del 21-03-2024

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Indice

1. La questione: affievolimento delle esigenze cautelari


Il Tribunale di Ancona respingeva un appello proposto, a norma dell’art. 310, cod. proc. pen., avverso un’ordinanza con la quale il Giudice per le indagini preliminari di quel Tribunale aveva rigettato la istanza di revoca o sostituzione della custodia cautelare in carcere, alla quale l’appellante era sottoposto in relazione ai delitti di cui agli artt. 74 e 73, 80, d.P.R. n. 309 del 1990.
Ciò posto, avverso questa decisione il difensore ricorreva per Cassazione e, tra i motivi ivi addotti, costui faceva presente come, in punto di affievolimento delle esigenze cautelari e, di conseguenza, di adeguatezza degli arresti domiciliari con il controllo elettronico, il Tribunale si fosse limitato ad osservare che la presunzione di esclusiva idoneità della custodia carceraria avrebbe potuto essere vinta solo dall’allegazione di specifici elementi di fatto, dai quali risultasse lo scioglimento del sodalizio criminale od il recesso dell’indagato da esso, escludendone l’esistenza nel caso specifico; in tal modo, però, sempre ad avviso del legale, quei giudici avevano omesso di considerare i plurimi elementi in quel senso addotti dall’indagato con il gravame, ovvero: a) il rilevante lasso temporale tra i fatti e l’applicazione della misura cautelare; b) l’essersi da tempo l’indagato trasferito in Polonia unitamente alla propria compagna, lasciando la Spagna, ove i reati si sarebbero verificati; c) il trasferimento in Italia della sua compagna, che, a seguito del suo arresto, aveva qui locato un’immobile ed aperto la partita i.v.a., così mostrando di volervisi stabilire. Per approfondire tutti i temi legati agli stupefacenti, consigliamo il volume La disciplina dei reati in materia di stupefacenti

FORMATO CARTACEO

La disciplina dei reati in materia di stupefacenti

Forte della consolidata esperienza degli Autori, l’opera si pone quale strumento utile al Professionista per affrontare la trattazione dei reati in materia di stupefacenti, nell’ambito dell’aula giudiziaria.Aggiornato alla recente giurisprudenza, il volume costituisce una vera e propria guida, privilegiando l’analisi degli aspetti operativi e processuali e fornendo una rassegna giurisprudenziale al termine di ogni singolo capitolo.L’opera si completa di un dettagliato indice analitico che permette un’agevole consultazione, realizzando il diretto richiamo a tutte le singole questioni trattate.Il volume include una rassegna giurisprudenziale al termine di ciascun capitolo.Santi BolognaMagistrato ordinario con funzioni di giudice distrettuale per le indagini preliminari presso il Tribunale di Caltanissetta, già Giudice del dibattimento presso la Prima sezione penale del Tribunale di Caltanissetta. Docente, ad incarico, nella materia del Diritto penale presso la Scuola di specializzazione per le professioni legali costituita dall’Università degli studi di Enna Kore, negli anni accademici 2017-2021. Ha curato la redazione dei Capp. I, III, V.Alessandro BoscoMagistrato ordinario in tirocinio presso il Tribunale di Roma, già abilitato all’esercizio della professione forense. Dottore di ricerca in Diritto pubblico presso l’Università degli studi di Roma «Tor Vergata», Cultore della materia presso l’Università LUISS «Guido Carli» di Roma e l’Università degli studi di Roma «Tor Vergata». Ha curato la redazione dei Capp. XI, XII, XIII.Alfredo SpitaleriMagistrato dal 2017, è Giudice del Tribunale di Siracusa dove ha svolto fino al 2020 le funzioni di Giudice del dibattimento penale. Si è occupato di numerosi e rilevanti procedimenti in materia di Criminalità organizzata, stupefacenti e reati contro la persona. Attualmente svolge le funzioni di Giudice civile presso lo stesso Tribunale. Ha curato la redazione dei Capp. II, IV, VI, VII, VIII, IX, X.

Santi Bologna, Alessandro Bosco, Alfredo Spitaleri | Maggioli Editore 2021

2. La soluzione adottata dalla Cassazione


La Cassazione riteneva il motivo suesposto infondato alla stregua di quell’orientamento nomofilattico secondo cui, in tema di misure cautelari per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, la prognosi di pericolosità non si rapporta solo all’operatività della stessa o alla data ultima dei cc.dd. “reati-fine“, ma ha ad oggetto anche la possibile commissione di reati costituenti espressione della medesima professionalità e del medesimo grado di inserimento nei circuiti criminali che caratterizzano l’associazione di appartenenza e postula, pertanto, una valutazione complessiva: nell’àmbito della quale, il tempo trascorso è solo uno degli elementi rilevanti e la mera rescissione del vincolo associativo non è di per sé sufficiente (in questi termini: Sez. 3, n. 16357 del 12/01/2021; Sez. 4, n. 3966 del 12/01/2021; Sez. 2, n. 19341 del 21/12/2017).

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3. Conclusioni


La decisione in esame desta un certo interesse essendo ivi chiarito come rapportare la prognosi di pericolosità nelle misure cautelari per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.
Si afferma difatti in tale pronuncia, sulla scorta di un pregresso indirizzo interpretativo, che, in tema di misure cautelari per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, la prognosi di pericolosità deve considerare non solo l’operatività dell’associazione e la data dei reati commessi, ma anche la possibile commissione di futuri reati simili, fermo restando che questa valutazione deve essere complessiva, includendo il tempo trascorso come uno degli elementi da doversi valutare, mentre la semplice uscita dall’associazione non è sufficiente a escludere la pericolosità.
Tale provvedimento, quindi, deve essere preso nella dovuta considerazione ogni volta si debba formulare siffatto giudizio prognostico.
Ad ogni modo, il giudizio in ordine a quanto statuito in codesta sentenza, poiché contribuisce a fare chiarezza su siffatta tematica procedurale sotto il versante giurisprudenziale, non può che essere positivo.

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