Mediazione: nuova frontiera della solidarietà?

Mediazione: nuova frontiera della solidarietà?

Nadia Bordoni

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Premessa

 “La solidarietà è l’impalcatura della convivenza”: questo è stato l’incipit del discorso del nostro Presidente Sergio Mattarella nell’ ultima  cerimonia di consegna degli attestati d’onore di Alfieri della Repubblica ai ragazzi minorenni che si sono distinti come costruttori della comunità.

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Analisi

 «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.» art. 2 della Costituzione.

 L’italiano è una  lingua splendida che fa contenere in ogni vocabolo mille sfaccettature e “solidarietà” non è da meno, anzi a seconda del contesto in cui la inseriamo, ne raccoglie un’infinità non per nulla l’enciclopedia Treccani ne caratterizza vari aspetti che spaziano dal sociale al diritto (“….2. a. L’essere solidario o solidale con altri, il condividerne le idee, i propositi e le responsabilità: s. d’intentila s. fra i compagnifra i colleghimanifestare a qualcuno la propria s.dichiarare la propria s. con un collegaattogestomanifestazione di solidarietà. In senso più ampio, su un piano etico e sociale, rapporto di fratellanza e di reciproco sostegno che collega i singoli componenti di una collettività nel sentimento appunto di questa loro appartenenza a una società medesima e nella coscienza dei comuni interessi e delle comuni finalità: la s. umanas. di classe, ..”). Proprio per questo nell’attuale contesto storico è forse anche tra le parole più bistrattate, maltrattate, utilizzate in modo superficiale e a sproposito.

Oltremodo è veramente complesso scrivere di una voce che racchiude in sé varie e diverse emozioni e riuscire a raccoglierne la vera essenza in poche righe senza rischiare di risultare superficiali.

So li da ri e tà.

La prima sensazione nel pronunciarla è di vigore: solido, solidale, un messaggio di forza, di unione tra persone che condividono un’idea, un sentimento; può essere tra amici, un gruppo di persone che hanno in comune un’ideale e ne vogliono trovare un’applicazione comune, una coppia. Sostanzialmente lo si può ritenere un sentimento di comunione di attenzione verso l’altro/gli altri, ma deve essere vero non deve essere utilizzato con ipocrisia, falsità solo per la convinzione che chi abbia un atteggiamento solidale appaia agli occhi degli altri in modo maggiormente favorevole. Soprattutto si deve avere la forza di farla continuare nel tempo anche se le condizioni iniziali mutano, evitando di restare chiusa nel meandro di quel momento che si sta vivendo.  Pensiamo ad una coppia: in principio c’è condivisione, un’ univoca condivisione d’intenti che li  rende solidali tra loro. Nel momento in cui la coppia termina la sua storia, come ben sappiamo, hanno inizio controversie a diverso titolo: da ciò che poteva essere importante alla quisquiglia. Ogni “scusa” è valida per potersi scontrare e allontanarsi diventa il bisogno primario offuscando ciò che si era, la forza creata con l’unione si disperde nel conflitto e con essa la solidarietà.

Non tanto diversi sono i meccanismi che accadono quando si parla di solidarietà politica od economica: quando si crede di avere gli stessi obiettivi vince l’unione e l’illusione di poter arrivare a quel punto, ma nel momento in cui una qualsiasi divergenza porta alla discordia si perde  ancora una volta il vero focus, il rispetto del pensiero dell’altro e in questo modo i bisogni della collettività si spostano su quelli individuali o solo su una piccola parte di essa.

Da queste poche righe si può capire anche come la solidarietà sia intrecciata con il rispetto e la condivisione: nella prima è  fortemente intrinseca la seconda senza la quale, anche se magari con modalità distinte, sarebbe impossibile condividere un progetto in modo univoco.

Considerazioni

La questione da risolvere a questo punto sembra essere come facilitare il proseguire della solidarietà tra soggetti anche quando l’obiettivo comune non sia più condiviso o condivisibile. Superando questa difficoltà la solidarietà acquisirebbe un più ampio respiro: portandola a tramutarsi in un sentimento intrinseco dell’individuo, ma per arrivare a questo bisogna riappropriarsi dell’educazione alla solidarietà, alla capacità di accettare l’altro con i propri pensieri e i propri limiti a prescindere dall’obiettivo.

Tutti noi nasciamo con delle caratteristiche, è anche vero che sin da piccoli siamo più o meno portati per educazione e ambiente sociale a consolidarne più alcune che altre, tuttavia manca l’educazione al riconoscere le proprie emozioni, a capire i bisogni che siano nostri che di chi ci circonda.

La scuola dovrebbe avere un ruolo fondamentale  in questo iniziando a consegnare agli alunni di qualsiasi ordine e grado gli strumenti per gestire i conflitti facendo crescere adulti con più ampie capacità relazionali, ad esprimere le proprie idee insieme alle proprie emozioni, quindi con anche più un istintivo senso di solidarietà. Precedentemente abbiamo accennato alla coppia che si separa: ciò che si prova in quest’esperienza è un dolore lancinante, il senso di perdita indipendentemente da chi prenda la decisione è medesimo, soprattutto perché non si è stati educati (in particolare le vecchie generazioni) a riconoscere e rispettare i bisogni di ciascuno all’interno dell’obbiettivo comune. La solidità della coppia si perde nei meandri del conflitto e nonostante il tempo trascorso insieme si perde la solidarietà l’uno nei confronti dell’altro. Poter avere in mano gli strumenti corretti per andare oltre vuol dire comunque dare rispetto,  valore e spessore al tratto di vita trascorso insieme e a non far perdere la solidarietà in caso di bisogno; in presenza di figli dare un esempio a continuare ad essere solidali, se pur non più coppia vuol dire fornire un esempio positivo per il loro futuro.

La mediazione sia civile che familiare in questo dà la possibilità di appropriarsi degli strumenti per la gestione del conflitto attribuendo la capacità di riaprire i canali di comunicazione e se fosse insegnata nelle scuole gli adulti di domani sarebbero formati con una nuova forma mentis con alla base il seme della solidarietà: “l’impalcatura della convivenza.”

Conclusioni

Modificare la modalità di affrontare la gestione di un conflitto oggi come oggi vuole soprattutto significare il voler rimettere al centro l’uomo, la persona in quanto tale, superando la visione di un modo di pensare soprattutto individualista ricreando la possibilità di dare il giusto valore alle persone e facendo crescere il senso della solidarietà in modo spontaneo.

 

 

 

 

 

 

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