L’ordinaria e la straordinaria amministrazione in una famiglia

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia
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La famiglia è la prima aggregazione naturale e necessita di un rappresentante.

In relazione all’amministrazione ordinaria dei beni della famiglia i due coniugi hanno pari possibilità di gestione e possono agire separatamente.

L’accordo si rende necessario per la straordinaria amministrazione, ad esempio, la vendita di un bene in comunione legale.

In questa sede, si parlerà dei diritti, dei doveri e dei poteri che spettano ai coniugi e ai genitori, separando gli aspetti patrimoniali da quelli relativi all’istruzione, educazione e mantenimento dei figli.

L’amministrazione ordinaria in una famiglia

La gestione dei beni familiari si pone in modo esclusivo per le coppie sposate in regime di comunione dei beni.

In regime di separazione dei beni, ognuno dei coniugi resta proprietario esclusivo di quello che  ha acquistato, decidendo in modo autonomo la relativa amministrazione.

Nella  gestione dei beni che rientrano nella comunione si deve distinguere tra ordinaria e straordinaria amministrazione.

Nella gestione ordinaria rientrano gli atti che hanno come fine la conservazione, manutenzione e recupero dei beni.

Nella gestione straordinaria rientrano gli atti che possono portare a una diminuzione del patrimonio o che possono diminuirne il valore complessivo, come gli atti di vendita, di affitto, il comodato o la concessione di garanzie (ipoteche, pegni).

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza 15 maggio 2003 n. 7546, ha stabilito che l’ordinaria amministrazione è relativa agli atti e ai contratti che:

Sono oggettivamente utili alla conservazione del valore e dei caratteri oggettivi essenziali del patrimonio del quale si tratta.

Hanno un valore economico non elevato in senso assoluto e in relazione al valore complessivo del patrimonio stesso.

Hanno un margine di rischio modesto in relazione alle caratteristiche del patrimonio in questione.

La gestione del conto corrente può rientrare sia nella ordinaria sia nella straordinaria amministrazione a seconda del tipo di azioni richieste.

Ad esempio:

Pagare un creditore è un atto di ordinaria amministrazione, lo è allo stesso modo il prelievo di scarso valore determinato dalla gestione del ménage domestico, mentre l’estinzione costituisce straordinaria amministrazione.

In presenza di un conto cointestato, che si presume degli intestatari in parti uguali, ognuno dei coniugi può gestire la parte che non rientra nella comunione, perché, ad esempio, deriva da attività lavorativa o professionale.

In presenza di atti di ordinaria amministrazione, il rappresentante della famiglia è ognuno dei coniugi, che può agire anche separatamente e senza il consenso o la partecipazione dell’altro.

Il Codice civile stabilisce che ognuno dei coniugi può esercitare gli atti di ordinaria amministrazione dei beni della comunione.

Ad esempio:

Se si deve acquistare un mobile, chiamare un idraulico, pagare le bollette o le spese condominiali può provvedere o il marito o la moglie.

In relazione agli atti di vendita, i coniugi li possano compiere anche in modo individuale, se i beni ceduti non sono necessari alle esigenze familiari.

La vendita di una macchina è un atto di straordinaria amministrazione che richiede la presenza di entrambi i coniugi mentre la vendita di un condizionatore può essere fatta da uno di loro.

L’amministrazione straordinaria di una famiglia

Gli atti di straordinaria amministrazione richiedono la presenza di entrambi i coniugi, sempre che siano in regime di comunione legale dei beni.

Per la vendita o l’affitto della casa è necessaria la firma sia del marito sia della moglie, in qualità di rappresentanti della famiglia.

I coniugi devono sempre stipulare insieme gli atti sui beni, anche sono intestati ad entrambi, ad esempio l’immobile acquistato congiuntamente, o quelli nei quali è richiesta la forma solenne, ad esempio una donazione, mentre è possibile che un coniuge stipuli in modo individuale altri atti a condizione di avere il consenso dell’altro coniuge.

Uno dei coniugi può delegare l’altro allo svolgimento di specifici atti di straordinaria amministrazione attraverso una procura speciali.

Gli atti di straordinaria amministrazione relativi a beni immobili, posti da un coniuge senza il consenso dell’altro, restano validi, ma l’altro coniuge ne può chiedere l’annullamento entro un anno dalla trascrizione dell’atto, o da quando ha avuto conoscenza dell’atto se questo non è stato trascritto, oppure dallo scioglimento della comunione se l’atto non è stato trascritto e non ne è venuto a conoscenza.

Al contrario di quello che avviene con gli immobili, se un coniuge vende un bene mobile senza il consenso dell’altro, la vendita è valida ed efficace.

In simili circostanze,  l’altro coniuge può richiedere che il coniuge ricostituisca la comunione come era prima del compimento dell’atto, riacquistando ad esempio lo stesso bene o uno equivalente.

Se non è possibile, l’altro coniuge può richiedere che il coniuge paghi, in favore della comunione, la somma equivalente del bene secondo i valori correnti all’epoca della ricostituzione.

Il rappresentante dei figli

Le stesse regole della gestione del patrimonio si applicano anche alla rappresentanza dei figli.

In relazione agli atti di ordinaria amministrazione può provvedere uno dei genitori.

Ad esempio fornire la giustificazione per l’assenza a scuola o provvedere all’iscrizione in palestra, a un corso di ripetizioni private, e simili.

In relazione agli atti di straordinaria amministrazione viene richiesto il consenso di entrambi i genitori.

Ad esempio l’autorizzazione a una gita scolastica, l’iscrizione a una scuola privata, e simili.

La rappresentanza legale del minore e l’amministrazione dei suoi beni viene di solito affidata ad entrambi i genitori, attraverso la cosiddetta responsabilità genitoriale, e gli stessi la esercitano in modo separato in relazione all’ordinaria amministrazione e insieme per la straordinaria amministrazione.

La responsabilità comune dei genitori non cessa quando,  dopo il divorzio o la separazione, i figli vengono affidati a uno di essi.

Se i genitori sono separati, la gestione ordinaria spetta al genitore presso il quale i figli abitano ogni giorno.

In relazione ai beni del minore, la legge prevede che i genitori che esercitano la responsabilità genitoriale abbiano l’usufrutto legale sino alla maggiore età del figlio o all’emancipazione.

Hanno anche la rappresentanza legale del minore per gli atti civili e l’obbligo di amministrarne i beni.

In presenza di atti di straordinaria amministrazione sui beni del minore, alla volontà dei genitori si aggiunge l’autorizzazione del giudice tutelare.

Ad esempio la vendita di una casa intestata al figlio.

Se i genitori non sono d’accordo su una specifica questione nell’interesse del figlio, devono ricorrere al giudice, che  non potrà suggerire una terza via ma dovrà prendere la decisione, tra le due offerte dai genitori, che si adatti meglio agli interessi del minore.

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Guida alle buone prassi per la composizione del contenzioso familiare

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Negli ultimi anni il principio di bigenitorialità rappresenta sempre più il principale punto di riferimento per tutti coloro che, a vario titolo, sono chiamati a confrontarsi con la crisi della famiglia conseguente alla separazione dei genitori. La fine dell’unione di coppia deve preservare la responsabilità genitoriale e l’accesso dei figli ad entrambi i genitori e ad entrambe le stirpi, nonni e famiglie di origine. Si promuove così la qualità della funzione genitoriale e la lealtà dei figli verso la famiglia e le sue storie generazionali; non esclusivamente verso l’uno o l’altro dei mondi genitoriali. Il percorso della separazione evolve in tempi non brevi e passa attraverso varie fasi. Riguarda l’aspetto mentale, sia sul piano cognitivo che emotivo, la relazione con l’altro e con i figli e la riorganizzazione del funzionamento della famiglia anche nella quotidianità. Può dare luogo a conflitto anche di elevata intensità con il rischio di pregiudizio di un adeguato esercizio della responsabilità genitoriale in una fase molto delicata della vita della famiglia.

È dunque maturata negli operatori – sia provenienti dalla cultura psicosociale che giuridica – la convinzione che la tutela giurisdizionale dei diritti non sia il modo più appropriato e completo per la neutralizzazione del conflitto familiare, mai comunque di prima scelta. Legislatore, giudici ed avvocati sono dunque alla ricerca di modalità alternative al processo che consentano una gestione più costruttiva del conflitto familiare, utile a salvaguardare il più possibile l’unità genitoriale al di là della separazione della coppia.

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Cesare Bulgheroni
Avvocato, è professore a contratto del corso di diritto dell’ADR e di quello di tecniche di gestione dei conflitti presso la LIUC, Università Cattaneo di Castellanza, nonché professore a contratto presso l’Università dell’Insubria a Como del corso di diritti religiosi e mediazione familiare e comunitaria. È mediatore civile, commerciale e familiare, formato al metodo della coordinazione genitoriale. Docente accreditato al Ministero di Giustizia per la formazione dei mediatori ai sensi del DM 180/10. Consigliere dell’Ordine Forense di Varese per oltre un decennio. Si occupa professionalmente di mediazione e gestione dei conflitti dal 1998. Mediatore presso l’Ordine Forense di Milano, Busto Arsizio e Varese. Autore di numerosi lavori in materia di mediazione civile e familiare. Ricercatore e critico dei sistemi di soluzione delle controversie alternativi al giudizio ha preso parte a numerosi convegni e gruppi di lavoro in tema di alternative dispute resolution.
Paola Ventura
Avvocato mediatrice familiare e civile; è formata alla Pratica Collaborativa, nonché al metodo della Coordinazione Genitoriale. All’interno dello Studio Legale LA SCALA S.T.A.P.A. (di cui è fondatrice), svolge attività professionale nell’ambito del diritto di famiglia, family office e quale esperta ADR in generale. Da oltre vent’anni si occupa di gestione del conflitto, di mediazione e A.D.R., sia come mediatore che come formatore. È docente accreditato al Ministero di Giustizia per la formazione dei mediatori ai sensi del DM 180/10. È membro del comitato scientifico dell’Associazione dei professionisti collaborativi – AIADC. Ha svolto attività di formazione per numerosi enti (Università e Associazioni Forensi) nell’ambito della mediazione civile e familiare, e, più in generale degli strumenti ADR.
Marzia Brusa
Psicologa Esperta in Psicologia Giuridica. Consulente Tecnico d’Ufficio per il Tribunale di Varese e Consulente Tecnico di Parte sul territorio nazionale. Formata al metodo della Coordinazione Genitoriale. Socio fondatore dell’Associazione Italiana Coordinatori Genitoriali e membro del Consiglio Direttivo. Ha esperienza decennale all’interno dei Servizi Tutela Minori, dove ha gestito casi di famiglie con minori su provvedimento dell’Autorità Giudiziaria in ambito civile e penale. È una delle socie fondatrici dello studio Teseo - Centro di Consulenza per la Famiglia, dove lavora in collaborazione ad altre figure professionali (sociali, psicologiche e legali) per la presa in carico integrata dei nuclei familiari in situazioni di crisi. All’interno dello Studio svolge attività clinica, oltre che di supervisione e formazione. Si occupa in particolare di percorsi di valutazione e sostegno alle capacità genitoriali e alla gestione della co-genitorialità in regime di separazione o divorzio.

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Cesare Bulgheroni, Paola Ventura, Marzia Brusa, 2019, Maggioli Editore
19.00 € 15.20 €

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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