L’inadempimento dei debiti di basso importo

L’inadempimento dei debiti di basso importo

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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Si potrebbe verificare la circostanza di avere ricevuto un prestito da un amico e, nonostante i suoi solleciti, i soldi non vengono restituiti.

Oppure, di aver venduto un oggetto su internet e la spedizione non è mai arrivata a destinazione.

In simili circostanze l’acquirente vuole riavere il suo denaro.

Oppure, ancora, di avere rotto senza accorgersi il vetro dell’auto di un vicino di casa e di non avere la possibilità di ricomprarlo.

Simili debiti ammontano a cifre irrisorie, davanti alle quali ci si chiede che cosa possa accadere se non si paga un debito di entità molto esigue.

La posizione della legge davanti al piccolo debito

Secondo il comma 1 dell’articolo 2740 del codice civile, chi contrae un debito e non lo paga ne risponde con il suo patrimonio, presente e futuro. Oltre che con quello degli eventuali eredi.

Coloro che volessero recuperare un credito devono prima di ogni altra cosa versare le tasse allo Stato, in proporzione al credito stesso, poi si devono rivolgere a un avvocato civilista, che deve essere retribuito in qualità di libero professionista.

C’è poi la procedura di mediazione obbligatoria, un passaggio forzato che, nella migliore delle ipotesi, costa 40 euro a parte.

Le spese per il recupero di un piccolo credito

Al fine di recuperare un credito si deve tenere conto del fatto che la legge prevede una procedura abbreviata e più snella, rappresentata dal ricorso per decreto ingiuntivo, la quale è subordinata alla presenza di una prova scritta, che può essere un contratto, una fattura, una dichiarazione firmata dal debitore con la quale ammette il credito o chiede una dilazione, o altro.

Se il decreto ingiuntivo non supera l’ammontare di 1.100 euro,  si devono versare 21,50 euro allo Stato a titolo di contributo unificato.

L’importo diventa 49 euro, ai quali si somma l’importo di una marca da bollo da 27 euro se il credito è superiore a 1.100 euro ma non supera 5.200 euro.

Ci sono anche 15 euro circa di spese di notifica del decreto stesso e altri 30 euro circa per la richiesta di copie degli atti.

La parte più consistente della spesa è la parcella all’avvocato.

Non ci sono più le tariffe minime obbligatorie per legge lasciato all’accordo tra le parti, però non si troverà un legale disposto a recuperare un singolo credito per una parcella inferiore a 500 euro.

Con questi importi, si supera la metà del valore del credito vantato, che potrebbe rappresentare un ostacolo superabile se si fosse sicuri di recuperare il credito.

Quando il giudice emette il decreto ingiuntivo, condanna la controparte a rimborsare una parte delle spese legali.

Non è detto che la stessa paghi in modo spontaneo e, se si dovesse ricorrere al pignoramento, succede spesso di non trovare nessun bene.

Se il creditore è sprovvisto di prova scritta, la faccenda diventa più complicata dovrà fare una causa ordinaria.

Gli importi del contributo unificato si raddoppiano.

Oltre alla notifica della citazione, circa 15 euro, e la parcella dell’avvocato che, in questo caso, è molto più elevata visto il maggiore impegno che un processo civile comporta.

Si deve aggiungere che, nell’ipotesi più favorevole di vittoria, in caso di protratto inadempimento da parte del debitore, dovrà essere avviata l’esecuzione forzata, e il pignoramento è sempre un complicato e non è sicuro.

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Che cosa può succedere se non si paga un debito di piccola entità

Se non si paga un piccolo debito si riceverà o un decreto ingiuntivo o una citazione, a seconda che ci sia o non ci sia prova scritta.

Se non si paga neanche dopo la condanna del giudice si andrà incontro al pignoramento.

Il creditore, soprattutto se è un’azienda priva di rancori personali, potrebbe fare una valutazione di convenienza e ritenere la procedura non vantaggiosa per i relativi costi.

Se si tratta di un debito con la banca o la finanziaria si rischia di essere segnalati alla Centrale Rischi della Banca d’Italia e alla Crif, perché si tratta di soggetti privilegiati che hanno il potere di iscrivere il cliente moroso nelle liste dei cattivi pagatori.

La conseguenza è che non si potranno più emettere assegni o utilizzare il bancomat e la carta di credito, e difficilmente verranno concessi prestiti o aperti altri conti.

Se si tratta di un debito con il condominio, di solito l’amministratore procede lo stesso al recupero coattivo anche di piccoli importi, perché in caso contrario ne sarebbe personalmente responsabile, salvo sia stato dispensato dall’agire da parte dell’assemblea.

Il decreto ingiuntivo viene richiesto anche per modesti importi, al fine di evitare che anche altri condomini facciano lo stesso, perché potrebbe pregiudicare la liquidità del condominio.

Se si tratta di un debito di lavoro dipendente, è verosimile che questi si muoverà giudizialmente anche per piccoli importi.

Le cause di lavoro non scontano nessuna imposta, si può affermare che siano gratuite, salva la parcella all’avvocato.

Se il creditore riesce a ottenere una sentenza di fallimento nei confronti del debitore, sarà pagato dal Fondo di Garanzia dell’INPS, il quale agisce anche per le ditte che si trovano al di sotto della soglia di fallibilità, previo tentativo di pignoramento.

In simili circostanze l’ex dipendente  si sente obbligato all’azione e anche l’avvocato potrebbe essere pagato con una parte della somma riscossa.

Se si tratta di un credito vantato da un soggetto nullatenente, si potrebbe anche qui rischiare una causa.

Il soggetto nullatenente non deve pagare l’avvocato che verrà retribuito dallo Stato attraverso il gratuito patrocinio.

In altri casi è davvero difficile che si rischi qualcosa per un credito non pagato.

Ad esempio, se si tratta di una penale o di una bolletta della luce, del gas o del telefono, la società tenderà a recuperare il credito attraverso call center.

Il decreto ingiuntivo ammonterà a 100 euro o somme di poco superiori.

Le società di recupero crediti tendono a “esasperare” il debitore con i suoi telefonisti ma, nonostante lo ripetano più volte, di solito non fa seguito nessun tipo di azione legale.

 

 

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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