Licenziamento, le possibili cause e come gestirlo in azienda

di Redazione
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Nella propria carriera lavorativa può sfortunatamente succedere di poter essere licenziati, per svariati motivi, dal proprio posto di lavoro. Una situazione spiacevole vissuta negli ultimi anni da tantissimi lavoratori le cui cause sono da ricercarsi nella crisi e della recessione economica che ha portato ad un forte aumento dei licenziamenti sia economici, i quali sono stati bloccati fino al primo trimestre del 2021 in seguito ad alcune normative introdotte nel 2020 con la pandemia, che disciplinari.

    Indice

  1. Come avviene il licenziamento
  2. Licenziamento per giusta causa e licenziamento per giustificato motivo
  3. Come gestire il licenziamento in azienda

1. Come avviene il licenziamento

Il licenziamento, nel diritto del lavoro, è l’atto che mette fine ad un rapporto di lavoro. Esisto svariati tipi di licenziamento tra cui, una prima distinzione, il licenziamento individuale quando ad essere coinvolta nella recessione del contratto è una sola persona ed il licenziamento individuale plurimo, ipotesi che si verifica quando ad essere licenziati sono più dipendenti. Quando invece il licenziamento nasce dalla volontà di un lavoratore allora si parlerà di dimissioni.

Secondo l’articolo 2118 del Codice Civile, “Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto di lavoro tempo indeterminato, dando il preavviso nel termine e nei modi stabiliti dalle norme corporative, dagli usi o secondo equità. In mancanza di preavviso, il recedente è tenuto verso l’altra parte a un’indennità equivalente all’importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso”, mentre secondo l’articolo 2119 del Codice Civile, “Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto prima della scadenza del termine, se il contratto è a tempo determinato, o senza preavviso, se il contratto è a tempo indeterminato, qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto. Se il contratto è a tempo indeterminato, al prestatore di lavoro che recede per giusta causa compete l’indennità indicata nel secondo comma dell’articolo precedente”. 

2. Licenziamento per giusta causa e licenziamento per giustificato motivo 

Quando si riceve una lettera di licenziamento le giustificazioni possono essere per giusta causa o per giustificato motivo.

Un lavoratore che risulta colpevole di gravi e rilevanti comportamenti disciplinari al punto tale da non permettere all’azienda di poter mantenere in essere il contratto stipulato ai tempi dell’assunzione può essere licenziato per giusta causa. Licenziamento che non esclude neanche i lavoratori a tempo indeterminato i quali rischiano di essere cacciati dall’azienda senza preavviso. La magra consolazione è il versamento da parte del recedente nei confronti del licenziato di un’indennità corrispondente alla retribuzione che gli sarebbe stata dovuta per il periodo di preavviso.

Parlando invece di giustificato morivo questo può essere soggettivo o oggettivo. L’articolo 3 della legge 604/1966 chiarisce che “Il licenziamento per giustificato motivo con preavviso è determinato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del prestatore di lavoro ovvero da ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa”.

Entrando nel dettaglio, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, o GMO, avviene per cause non dipendenti dal lavoratore. Vale a dire che l’azienda, a causa di una situazione economica non favorevole o per imposizioni tecnico-produttive è costretta a rivedere la sua pianta organica procedendo con i licenziamenti di alcuni dipendenti. Parliamo dunque dei casi in cui si verifica la chiusura di un reparto o si decida di esternalizzare un certo servizio, ma anche l’introduzione di nuove tecnologie che richiedono una forza lavoro minore o, il caso massimo, la cessazione totale dell’attività produttiva. Unico accorgimento, prima di comunicare ai dipendenti la chiusura del contratto lavorativo l’azienda ha l’obbligo di verificare se gli stessi possono essere ricollocati affidandogli altro tipo di mansioni, così da mantenere stabili i livelli occupazionali. 

Il licenziamento per giustificato motivo soggettivo avviene invece qualora un dipendente commetta un inadempimento lavorativo. Il licenziamento è legittimo nei seguenti casi: mancato rispetto delle direttive aziendali, assenze ingiustificate, falsificazione e divulgazione di documenti/dati aziendali, negligenza o scarso rendimento e omissione di informazioni rilevanti.

La differenza del licenziamento per giusta causa e il licenziamento per giustificato motivo soggettivo è sottile. Nel primo caso il dipendente viene licenziato per una colpa gravissima mentre nel secondo le motivazioni sono inerenti ad una inosservanza.

3. Come gestire il licenziamento in azienda

Qualsiasi siano le motivazioni inerenti al licenziamento di uno o più lavoratori, non è mai facile per l’ufficio Risorse Umane gestire la questione poiché subentrato inevitabilmente dinamiche psicologiche e relazionali oltre che professionali.

Il primo passo da fare è la redazione del documento ufficiale, ossia la lettera di licenziamento, che attesti e formalizzi la chiusura del rapporto lavorativo. Questa è una comunicazione scritta nella quale verranno specificati i motivi per i quali si è assunta la decisione del licenziamento, la data, la liquidazione e gli importi dovuti. Bisogna prestare molta attenzione a ciò che viene scritto nella lettera e come viene scritto il contenuto della comunicazione ufficiale poiché potrebbe divenire strumento del dipendente licenziato, qualora decida di agire per vie legali, per appurare un licenziamento illegittimo

Il Responsabile HR deve quindi osservare e verificare meticolosamente che il processo di licenziamento sia chiaro e trasparente così da non scatenare diatribe legali che potrebbero causare danni all’economia e all’immagine dell’azienda. 

 

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