Le origini della moderna democrazia e la c.d. dittatura della maggioranza

Le origini della moderna democrazia e la c.d. dittatura della maggioranza

di Viceconte Massimo, Avv.

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Introduzione

Lo stato di natura

La società  civile

Il contratto sociale

Lo Stato democratico

Il governo della maggioranza-La dittatura della maggioranza


Il tema che ci siamo proposti è un tema di grande complessità  oltre che di rilevanza notevole per il funzionamento dei moderni sistemi di governo occidentali.

Come di consuetudine abbiamo voluto risalire alle radici riportandoci ai momenti in cui le teorie in oggetto si andavano formando sotto la spinta degli eventi storici e degli approfondimenti teorici  e dottrinari dei pensatori.

Per far ciò,seguendo l’evoluzione del percorso ideal-storico, abbiamo enucleato nell’opera dei principali pensatori  i concetti, i principi,i criteri che hanno informato le loro dottrine.

Certamente abbiamo limitato la nostra trattazione solo ad alcuni aspetti delle complessa problematica, vuoi per le limitate dimensioni dell’attuale saggio,vuoi per un bisogno di sintesi che possa dare una visione essenziale epperciò  meglio comprensibile.

Il fulcro della trattazione non poteva che riguardare l’opera di John Locke che è da considerare certamente il vero teorico della democrazia moderna.

 

Introduzione di carattere generale

Il filosofo dell’antichità e/o del medioevo,prevalentemente se non esclusivamente,si confronta con la natura.Egli deve spiegarsi il rapporto tra l’uomo e la natura in cui è inserito e di cui è parte.Deve spiegare la sostanza della natura, gli elementi che la compongono.

Nel Medio-evo il confronto è con il mondo sociale permeato e quasi cristallizzato dalla religione,nell’ occidente , cristiana.

Solo dopo il rinascimento e l’avvento del protestantesimo il filosofo orienta il suo sguardo sul mondo dell’uomo e della sua società.

L’uomo è riportato al centro del mondo e dell’attenzione del pensatore-filosofo.

Mentre la natura,come allora intesa,nei tempi antichi e medioevale, per il filosofo non ha “storia”[il che sappiamo,oggi,non essere vero], quando l’attenzione si rivolge all’uomo si intuisce subito che l’essere umano ha uno sviluppo individuale (infanzia,età matura,vecchiaia) e collettivo ( gli storici lo raccontano).L’idea di una “storia “ dell’uomo cessa di essere propria del solo storico, diventa patrimonio anche del pensatore-filosofo.

Ma la storia del filosofo non è la stessa storia dello storico.

E’ essa una “storia ideale”.Il teorico della storia ideale ,a cui aggiungeva la caratteristica di “eterna” è senz’altro Giambattista Vico.

Ma anche altri  Autori delineano  questa storia “ipotetica” e , ci si perdoni il gioco di parole, “astorica” :<Cominciamo dunque con lo scartare tutti i fatti….Non bisogna prendere le ricerche in cui è necessario addentrarsi in questo argomento per verità storiche,ma solo per ragioni ipotetiche e condizionali….O uomo,di qualunque paese tu sia,qualunque siano le tue opinioni,ascolta:ecco la tua storia,quale ho creduto di leggere non nei libri dei tuoi simili,che sono menzogneri,ma nella natura che non mente mai.>(Rousseau).

Lo schema di questa storia ideale prevede almeno due fasi :1) lo stato di natura 2) lo stato della società civile o politica ; v’è chi distingue tra i due stati un ulteriore stato intermedio  lo “stato di guerra” ( Locke).

 

Lo stato di natura

Il profilo della stato di natura varia a seconda di come lo delinea ciascun pensatore.

Il primo teorico della stato di natura fu Hobbes nel famoso Leviatano. Così Hobbes raffigura lo stato di natura ( visione pessimistica):  “La natura ha fatto gli uomini così uguali nelle facoltà del corpo e della mente che, benché talvolta si trovi un uomo palesemente più forte, nel fisico, o di mente più pronta di un altro, tuttavia, tutto sommato, la differenza tra uomo e uomo non è così considerevole al punto che un uomo possa da ciò rivendicare per sé un beneficio cui un altro non possa pretendere tanto quanto lui.” E successivamente considera. “Da questa uguaglianza di capacità nasce un’uguaglianza nella speranza di raggiungere i propri fini. Perciò, se due uomini desiderano la medesima cosa, di cui tuttavia non possono entrambi fruire, diventano nemici e, nel perseguire il loro scopo (che è principalmente la propria conservazione e talvolta solo il proprio piacere) cercano di distruggersi o di sottomettersi l’un l’altro. Onde accade che, laddove un aggressore non ha che da temere il potere individuale di un altro uomo, se uno pianta, semina, edifica o possiede una posizione vantaggiosa, ci si può verosimilmente aspettare che altri, armati di tutto punto e dopo aver unito le loro forze, arrivino per deporlo e privarlo, non solo del frutto del suo lavoro, ma anche della vita o della libertà. Ma il nuovo aggressore corre a sua volta il rischio di un’altra aggressione.

Da ciò, appare chiaramente che quando gli uomini vivono  senza un potere comune che li tenga tutti in soggezione, essi si trovano in quella condizione chiamata guerra: guerra che è quella di ogni uomo contro ogni altro uomo. La guerra, infatti, non consiste solo nella battaglia e nell’atto di  combattere, ma in uno  spazio di tempo in cui la volontà di affrontarsi in battaglia è sufficientemente dichiarata”.

Successivamente anche Locke delineò uno stato di natura ( visione ottimistica): “  Per comprendere rettamente cosa sia il potere politico e derivarlo dalla sua origine, occorre considerare quale sia lo stato in cui tutti gli uomini si trovano naturalmente, vale a dire uno stato di perfetta libertà di regolare le proprie azioni e di disporre  dei propri beni e persone come meglio credono,entro i limiti della legge di natura, senza chiedere permesso o dipendere dalla volontà di un altro.

E’ anche uno stato di eguaglianza in cui ogni potere e autorità sono reciproci, non avendone nessuno più di un altro.

Nulla invero è più evidente del fatto che creature della stessa specie e grado, destinate senza discriminazione al godimento dei benefici della natura e all’uso delle stesse facoltà, debbono

essere anche uguali fra di loro, senza subordinazione o soggezione, a meno che il signore e padrone di tutte loro non abbia, con manifesta dichiarazione della sua volontà, anteposta una alle altre conferendole con una evidente e chiara designazione, un incontestabile diritto al dominio e alla sovranità

Il saggio Hooker considera questa eguaglianza naturale degli uomini così evidente in se stessa e al di là di ogni dubbio, da porla a fondamento di quell’obbligo al reciproco amore fra gli uomini sul quale egli basa i doveri che abbiamo gli uni verso gli altri e da cui egli deriva i grandi principi della giustizia e della carità.

In definitiva,secondo Locke, l’uomo in quanto nasce, come si è dimostrato, con titolo alla perfetta libertà e al godimento illimitato di tutti i diritti e privilegi della legge di natura, alla pari di qualsiasi altro uomo o gruppo di uomini al mondo, ha per natura il potere non solo (1) di conservare la sua proprietà – cioè la vita, la libertà e i beni –contro le offese e gli attentati degli altri uomini, ma anche(2) di giudicare e punire le violazioni altrui a quella legge, secondo quanto egli ritenga l’offesa meriti.

Infine Rousseau lo descrive come uno stato di natura, per così dire, neutro( “il buon selvaggio”)

<Concludendo, l’uomo selvaggio, errabondo nelle foreste, senza industria, senza favella, senza domicilio, senza guerra e senza amicizie, senza avere alcun bisogno dei propri simili e senza avere alcun desiderio di nuocere loro, forse persino incapace di riconoscerne individualmente qualcuno; soggetto a poche passioni , e bastante a se stesso, non aveva che i sentimenti e i lumi propri a questo stato, non sentiva che i suoi veri bisogni, guardava soltanto ciò che credeva gli interessasse di vedere e la sua intelligenza non faceva piú progressi della sua curiosità. Se per caso faceva qualche scoperta, non poteva assolutamente comunicarla, visto che non conosceva neppure i suoi figli. L’arte periva con l’inventore. Non c’era né educazione né progresso, le generazioni si moltiplicavano inutilmente. E poiché ciascuno partiva sempre dallo stesso punto i secoli passavano mantenendo tutta la rozzezza delle prime età: la specie era già vecchia e l’uomo restava sempre un fanciullo.>.

La precarietà e incertezza dello stato di natura determina la necessità di uscire da tale stato e fondare la società civile

Da questo momento ,come detto,seguiremo quasi esclusivamente  il pensiero di John Locke, “Il secondo trattato sul governo”,pensatore che  può considerarsi il padre della moderna democrazia.

 

La società civile

La nascita dello stato civile

A questo punto della evoluzione dell’uomo si passa dallo stato di natura allo

stato di società civile.

Lo stato civile si sostituisce ai singoli individui nel raggiungimento degli scopi propri dell’umanità e nell’esercizio del potere di giudicare.

<Perciò ovunque un certo numero di uomini sono così uniti in una società da rinunciare ciascuno al potere esecutivo della legge di natura e affidarlo alla collettività, ivi e ivi soltanto si dà una società politica o civile con l’istituzione di un giudice sulla terra dotato dell’autorità di decidere tutte le controversie e riparare le offese che possono essere recate a qualsiasi membro di quella società. Tale giudice è il legislativo o i magistrati da esso designati>.

Dei  fini della società politica

<Il grande e principale fine per  cui dunque gli uomini si uniscono in Stati e si assoggettano a un governo è la salvaguardia della loro proprietà ( intesa, v. supra, come salvaguardia della loro vita,libertà e beni)>

 

Il contratto sociale

Essendo gli uomini, come si è detto, tutti per natura liberi, eguali e indipendenti, nessuno può essere tolto da questa condizione e assoggettato al potere politico di un altro senza il suo consenso. Il solo modo in cui un uomo si spoglia della sua libertà naturale e assume su di sé i vincoli della società ci-vile. consiste nell’accordarsi con altri uomini per associarsi e unirsi in una comunità al fine di vivere gli uni con gli altri in comodità, sicurezza e pace, nel sicuro godimento della sua proprietà e con una maggiore protezione contro coloro che non vi appartengono.

Questo può essere fatto da un gruppo di uomini poiché non viola la libertà di tutti gli altri. i quali sono lasciati tali e quali nella libertà dello stato di natura.

La visione Roussoiana

Ben diversa è la prospettiva del Rousseau

Il concetto fondamentale che caratterizzò  il pensiero dell’Autore fu che tutto ciò che era naturale era buono e tutto il male derivava dalla Società civile.

<Non è possibile che alla fine gli uomini non abbiano fatto delle riflessioni intorno a una situazione cosi’ miserabile e sulle calamità da cui erano afflitti. Soprattutto i ricchi dovettero sentire quanto fosse loro svantaggiosa una guerra perpetua di cui essi soli pagavano tutte le spese e in cui tutti rischiavano la vita ed essi soli i beni. Privo di ragioni valevoli per giustificarsi e di forze sufficienti per difendersi, in grado di sopraffare facilmente un singolo individuo ma sopraffatto a sua volta da gruppi di banditi, solo contro tutti senza potere, a causa delle vicendevoli gelosie, unirsi ai suoi pari contro i nemici uniti dalla comune speranza del saccheggio, il ricco spinto dalla necessità, alla fine ideò il progetto più meditato di quanti siano mai stati nell’intelletto umano: e fu di usare a suo vantaggio le forze stesse di coloro che lo assalivano, di trasformare i suoi avversari in suoi difensori, di ispirare loro delle altre massime e di dare loro delle altre istituzioni che gli fossero altrettanto favorevoli quanto il diritto naturale gli era contrario.

A questo scopo, dopo avere esposto ai suoi vicini l’orrore di una situazione che li armava tutti gli uni contro gli altri e che rendeva i loro possessi altrettanto onerosi dei loro bisogni, in cui nessuno trovava la sicurezza né nella povertà né nella ricchezza, egli inventò facilmente delle ragioni speciose per tirarli al suo scopo. “Uniamoci,” disse loro, “per garantire i deboli dall’oppressione, per contenere gli ambiziosi e assicurare a ognuno il possesso di ciò che gli appartiene; istituiamo dei regolamenti di giustizia e di pace a cui tutti siano obbligati a uniformarsi, che non facciano eccezione per nessuno e che in qualche modo pongano rimedio ai capricci della fortuna sottomettendo ugualmente il forte e il debole a doveri reciproci. In breve, invece di volgere le nostre forze contro noi stessi, uniamole in un potere supremo che ci governi secondo sane leggi, che protegga e difenda tutti i membri dell’associazione, sconfigga i nemici comuni e ci tenga in una perpetua concordia.”>.

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<Questa fu o dovette essere l’origine della società e delle leggi, che diedero nuove pastoie al debole e nuova forza al ricco, distrussero irrimediabilmente la libertà naturale, stabilirono per sempre la legge della proprietà e della disuguaglianza, di un’abile usurpazione fecero un diritto irrevocabile, e per il profitto di alcuni ambiziosi assoggettarono per sempre il genere umano al lavoro, alla servitú e alla miseria>.

 

Lo Stato democratico

Il governo della maggioranza

<Quando un gruppo di uomini ha così consentito a costituire una comunità o governo, essi sono con ciò immediatamente associati e costituiscono un solo corpo politico in cui la maggioranza ha il diritto di deliberare e decidere per il resto.  

 Infatti quando un gruppo di uomini ha, con il consenso di ciascun individuo, costituito una comunità, ha con ciò fatto di quella comunità un solo corpo, con il potere di agire come un solo corpo, cioè solo in base alla volontà e decisione della maggioranza. Infatti, essendo ciò che una comunità fa non altro che il consenso degli individui a essa appartenenti; ed essendo necessario che ciò che costituisce un solo corpo si muova in una sola direzione, è necessario che quel corpo si muova nella direzione in cui lo spinge la forza maggiore e cioè il consenso della maggioranza. Altrimenti gli sarebbe impossibile deliberare o continuare a sussistere come un solo corpo, come una sola comunità, quale il consenso di ciascun individuo a esso consociato ha convenuto che fosse; e così ciascuno è tenuto da quel consenso a essere determinato dalla maggioranza. Perciò vediamo che in assemblee investite del potere di deliberare da leggi positive, quando nessun numero è stabilito dalla legge positiva che l’ha investita di quel potere, la deliberazione della maggioranza è considerata come deliberazione della totalità e ovviamente determina, per legge di natura e di ragione, il potere della totalità.

. Così ogni uomo, consentendo con altri a costituire un solo corpo politico sotto un solo governo, si sottopone, nei riguardi di ciascun membro di quella società, all’obbligo di sottomettersi alla decisione della maggioranza e di attenersi ad essa: altrimenti questo contratto originario, in virtù del quale egli con altri si incorpora in una sola società non significherebbe nulla.>.

Delle forme dello stato

<La maggioranza avendo naturalmente in sé, come è stato dimostrato, l’intero potere della comunità fin dal momento in cui gli uomini si uniscono in società, può servirsi di tutto quel potere per fare di volta in volta leggi per la comunità e per renderle esecutive per mezzo di funzionari da lei stessa designati. In questo caso la forma di governo è una            perfetta democrazia.

Oppure può porre il potere di far leggi nelle mani di pochi uomini scelti e dei loro eredi o successori, e allora è un’oligarchia. O ancora nelle mani di un solo uomo , e allora è una monarchia.> 

 

 

La c.d. dittatura della maggioranza

Se la maggioranza democraticamente eletta abbia dei limiti al suo potere

Chi ha affrontato questo problema,con riferimento ad una importante democrazia è stato un autorevole studioso il De Tocqueville, ne “La democrazia in America”.

Nel capitolo VII dall’emblematico titolo “L’onnipotenza della maggioranza negli Stati Uniti e i suoi effetti”.

Egli afferma inizialmente che:< è nell’essenza stessa dei governi democratici che il dominio della maggioranza sia assoluto, poiché fuori della maggioranza nelle democrazie, non vi è nulla che possa resistere>.

Il che troverebbe la sua giustificazione secondo il De Tocqueville in due importanti principi:

a) <L’impero morale della maggioranza si fonda in parte sull’idea che vi sia più saggezza e acume in molti uomini riuniti che in uno solo, nel numero piuttosto che nella qualità dei legislatori.>;

b)< L’impero morale della maggioranza si fonda anche su questo principio

 che gli interessi del maggior numero debbono essere preferiti a quelli del piccolo>.

L’idea del diritto della maggioranza a governare la società è stata portata,afferma il De  Tocqueville, sul suolo degli Stati Uniti dai primi abitanti, derivando dalle tradizioni e dal pensiero europeo.Essa sola sarebbe sufficiente a creare un popolo libero. Ma tale principio politico è entrato nel “modus vivendi “ della gente. Questa idea è entrata nel   “ modus operandi”  della vita civile della gente; è oggi passata nei costumi e la si trova nelle più piccole abitudini della vita.

Inoltre la maggioranza ha dunque negli Stati Uniti una immensa potenza di fatto e una potenza di opinione quasi altrettanto grande; quando essa si forma riguardo a qualche questione, non vi sono ostacoli che possano, non dico arrestare, ma anche solo ritardare la sua marcia per lasciarle il tempo di ascoltare le proteste di coloro che essa colpisce nel suo passaggio.

 

Quando cessa la democrazia e subentra un regime(Popper) 

La democrazia non può compiutamente caratterizzarsi solo come governo della maggioranza, benché l’istituzione delle elezioni generali sia della massima importanza. Infatti una maggioranza può governare in maniera tirannica. (La maggioranza di coloro che hanno una statura inferiore a 6 piedi può decidere che sia la minoranza di coloro che hanno statura superiore a 6 piedi a pagare tutte le tasse).

Quale allora il criterio discriminante tra una democrazia legittima ed una democrazia autoritaria?

In una democrazia, i poteri dei governanti devono essere limitati ed il criterio di una democrazia è questo: in una democrazia i governanti — cioè il governo — possono essere licenziati dai governati senza spargimenti di sangue. Quindi se gli uomini al potere non salvaguar­dano quelle istituzioni che assicurano alla minoranza la possibilità di lavorare per un cambiamento pacifico, il loro governo è una tirannia.

 

 

Viceconte Massimo

 

 

Bibliografia

Jean Jacques Rousseau Origine della disuguaglianza,trad.Preti,Universale economica Feltrinelli,2009 

John Locke Il Secondo trattato sul governo,,introduzione Magri,trad,Gialluca 2009,BUR ,Classici del pensiero 2009

Thomas Hobbes Leviatano o la materia,la forma,e il potere di uno stato ecclesiastico e civile,Editori Laterza 2010

 Karl Popper. La società aperta e i suoi nemici- Hegel e Marx Falsi profeti ,ed. Armando,2003

Alexis De Tocqueville La democrazia in America,Rcs Libri,1999

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Viceconte Massimo

Avvocato e Dirigente d'azienda, si occupa prevalentemente di diritto della previdenza sociale e diritto del lavoro. Ha pubblicato quattro monografie e diversi articoli su numerosi Portali di settore giuridico, con i quali continua a collaborare.


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