Liti dei genitori davanti ai figli: conseguenze legali e sanzioni

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia
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In una famiglia a volte può succedere di alzare i toni di una discussione e di finire per litigare in modo non molto eccelso. Non sempre c’è l’intenzione di fare determinate affermazioni, però quando i bambini assistono a questi “spettacoli disdicevoli” raramente comprendono la portata di quello che sentono e vedono.

In simili situazioni sono portati a pensare che “mamma e papà si stanno per lasciare”, oppure che “mamma e papà si odiano”, “mamma e papà si potrebbero picchiare”.

La domanda che di solito si pongono è “perché mamma e papà si comportano in simili modi?”

Se i figli sono ancora piccoli, è inutile pretendere che si rendano conto della reale portata della questione, se si tratta di qualcosa di grave oppure di quotidiane schermaglie che si risolvono con una “sfuriata”.

Simili accadimenti potrebbero destabilizzare la loro crescita e il loro equilibrio psicologico.

La legge punisce questo tipo di atteggiamenti e ci si chiede che cosa rischino i genitori che litigano davanti ai figli.

Il Tribunale di Oristano, con una recente sentenza (Trib. Oristano sent. 8/02/2022 n. 65/2022) ha ricordato che chi turba le relazioni familiari per futili motivi mirando a sbriciolare la figura del coniuge o del compagno deve essere multato per minare la stabilità dei minori.

In questo articolo scriveremo quando e in quali termini viene applicata questa sanzione.

Indice

  1. I genitori che litigano davanti ai figli commettono reato?
  2. Che cosa rischiano i genitori che litigano davanti ai figli?

1. I genitori che litigano davanti ai figli commettono reato?

Papa Francesco anni fa in quel di Assisi disse rivolgendosi agli sposi:

Litigate quanto volete, se volano i piatti pazienza. Ma mai finire la giornata senza fare la pace”.

Si può comprendere che con questa frase il Sua Santità non ha voluto incoraggiare le feroci discussioni in famiglia, il suo era un invito a fare in modo che i dissapori, anche quelli che fanno volare le stoviglie in cucina, non si trascinino per lunghi periodi.

Giusto per chiudere il famigerato cerchio, dovrebbe essere un bene che chi assiste alla lite sia presente anche al momento nel quale i coniugi fanno la pace.

La Suprema Corte di Cassazione si è espressa in termini allo stesso modo pratici ma molto più “terreni”.

Nel 2018 (Cass. sent. n. 18833/2018) stabilì che la furiosa lite davanti ai figli si configura come un reato di maltrattamento in famiglia, considerando che costringe i bambini a dovere assistere in un clima di paura a un episodio di violenza, anche se sia esclusivamente verbale e non fisica.

Il reato di maltrattamenti in famiglia del quale parla la Suprema Corte, secondo il codice penale, si configura nel fatto che:

chiunque maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da tre a sette anni.

La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso in presenza o in danno di persona minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità ovvero se il fatto è commesso con armi” (art. 572 c.p.).

Secondo l’interpretazione della Cassazione:

Il reato si può configurare anche quando il comportamento maltrattante non si sia tradotto in comportamenti vessatori,  fisici o psicologici, rivolti direttamente verso la vittima, ma consista nel fare assistere il minore, quale spettatore passivo, ai comportamenti violenti e offensivi attuati nei confronti di altra persona, in questo caso, verso l’altro genitore.

2. Che cosa rischiano i genitori che litigano davanti ai figli?

Nella più recente sentenza alla quale si è accennato nella premessa a questo articolo, il Tribunale di Oristano ribadisce la legittimità dell’ammenda per i genitori che litigano davanti ai figli turbando, in questo modo, i rapporti familiari, in particolare quando si mira a distruggere la figura dell’altro.

Si tratta di un comportamento che il giudice ritiene nocivo per la stabilità psicologica dei minori.

La sentenza stabilisce che la multa debba essere pagata da entrambi i genitori, indipendentemente da chi abbia iniziato la lite o da chi abbia utilizzato le parole più grosse, è sufficiente che l’episodio si limiti a uno scontro verbale e che nessuno dei due abbia messo le mani addosso all’altro.

In questo caso, il Tribunale sardo cita il codice di procedura civile (Disp. art. 709-ter co. 4 c. p. c.) nella parte nella quale si stabilisce che:

“in caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento

il giudice può decidere di condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende.

Il caso esaminato dal Tribunale di Oristano era relativo a un episodio che si potrebbe definire “classico”, vale a dire, l’infedeltà di un genitore che fa scatenare un putiferio tra le mura domestiche, con padre e madre che non riescono a tenere separate le loro conflittualità e la responsabilità che hanno in qualità di genitori.

Le liti che si hanno davanti ai figli minori, le accuse del coniuge tradito rivolte al coniuge traditore, gli insulti che volano, la figura di quello che ne esce a pezzi proprio davanti ai figli, secondo il giudice sono atteggiamenti non tollerabili, che valgono una multa nei confronti di entrambi.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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