Cassazione riafferma il principio di solidarietà post-coniugale

La Suprema Corte di Cassazione riafferma il principio di solidarietà post- coniugale

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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La Suprema Corte di Cassazione ha riaffermato il principio di solidarietà post-coniugale.

Si devono considerare anche gli anni nei quali è stato svolto il ruolo esclusivo di genitore.

In una coppia di coniugi, potrebbe accadere che la moglie abbia una laurea e un master.

La donna è una professionista, però non possiede abbastanza denaro per potere aprire uno studio suo.

Il marito ha un lavoro stabile.

I due coniugi decidono di separarsi, e l’ex marito ogni mese versa alla ex moglie un assegno di mille euro.

Lei è ancora giovane e Lui non le vorrebbe più dare soldi.

A questo proposito, ci si chiede se in presenza di simili circostanze, all’ex moglie che non si può mettere a lavorare per conto suo, spetti l’assegno, oppure se debba cercare un altro lavoro.

La Suprema Corte di Cassazione si è occupata diverse volte del principio di solidarietà

post-coniugale e, anche con un pronunciamento recente, ha stabilito che ci sono delle circostanze nelle quali si rende necessario valutare le scelte fatte da entrambi i coniugi durante la loro convivenza e quelle che si sono create per i singoli “ex” in presenza della fine del matrimonio.

Prima di scrivere sulla questione specifica, scriviamo qualcosa sull’assegno di mantenimento all’ex coniuge.

Esistono determinate condizioni, nelle quali all’ex moglie deve essere concesso il mantenimento.

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Assegno di mantenimento e divorzio

La differenza tra assegno di mantenimento e di divorzio si può ben comprendere.

L’assegno di mantenimento è quello che viene stabilito (di comune accordo o dal giudice) quando la coppia si separa.

 

Con esso si ha lo scopo di garantire agiatezza al coniuge più “povero” che, da un giorno all’altro si trova male.

 

Nell’ambito del matrimonio, tra marito e moglie chi ha il reddito maggiore deve versare all’altro un assegno mensile che gli consenta di potere mantenere lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio, una divisione delle entrate in modo da appianare le possibili disparità economiche.

L’assegno di divorzio viene determinato, di comune accordo o dal giudice con la sentenza di divorzio e si sostituisce all’assegno di mantenimento, che viene cancellato.

Lo scopo del contributo, che dovrà durare molto di più del mantenimento, è garantire al coniuge più debole dal lato economico, una sorta di autosufficienza, potendosi mantenere  se non lo possa fare da sé.

Se il coniuge più debole ha uno stipendio che gli consente di badare a sé stesso non può rivendicare nessun contributo dall’ex.

Se lo stipendio è insufficiente per potersi mantenere, andrà integrato con l’assegno divorzile.

Lo stesso vale per chi è disoccupato che avrà diritto al contributo del necessario per sopravvivere L’assegno di divorzio dovrebbe essere più ridotto rispetto a quello di mantenimento.

L’ottenimento dell’assegno di divorzio non è scontato come l’assegno di mantenimento, perché la condizione per ottenerlo l’assegno è meritarlo.

La Suprema Corte di Cassazione ha voluto evitare che gli alimenti potessero diventare una sorta di rendita vitalizia e parassitaria.

Quando la ex moglie possa ancora lavorare non può pretendere di vivere alle spalle del marito.

Se è disoccupata dovrà dimostrare al giudice che questa condizione non dipende da lei ma da ragioni esterne alla sua volontà, collegate alla sua età, alla sua salute o alla formazione professionale.

Dovrà dimostrare di avere raggiunto la soglia di età che la Cassazione fissa circa con i 45-50 anni, oltre la quale è molto più difficile trovare un lavoro.

Sulla salute dovrà provare di avere una patologia che le impedisce di lavorare.

Oppure potrebbe essere in difetto con la formazione professionale acquisita negli anni.

Un’altra causa è rappresentata dalla crisi del mercato dell’occupazione.

La donna dovrà dimostrare di avere cercato un’occupazione e di non averla trovata.

A questo fine non basta la prova dell’iscrizione alle liste di collocamento dei centri per l’impiego, ma anche l’invio di curriculum alle aziende, la partecipazione a bandi e concorsi, la richiesta di colloqui di lavoro.

Deve convincere il giudice di avere fatto il possibile per trovare un posto di lavoro e di non esserci riuscita non per colpa sua.

La donna che non ha formazione professionale

La donna che non ha maturato una formazione professionale o che non ha esperienze lavorative perché ha preferito dedicarsi alla famiglia ha quasi sempre diritto al mantenimento, a meno che non sia giovane da potersi dire che la sua carriera nel mondo del lavoro è appena iniziata.

In simili casi la donna deve dimostrare che l’assenza di un’ occupazione per il periodo nel quale è stata sposata le ha impedito di maturare esperienze che le abbiano consentito di crescere professionalmente e di rendersi disponibile per eventuali assunzioni o capace di gestire un’attività in proprio.

È l’ipotesi della casalinga o di colei che ha aiutato il marito nella sua azienda o dello studio professionale..

Ritorniamo alla questione relativa al titolo.

La pronuncia della Suprema Corte di Cassazione

Secondo la recente ordinanza 7/09/2020 n. 18548/2020 della Suprema Corte di Cassazione, l’assegno divorzile è dovuto quando l’ex moglie non può esercitare il suo lavoro perché non ha la capacità economica sufficiente per mettersi per conto suo, dopo avere tentato in modo attivo di trovare un lavoro.

Secondo la Suprema Corte, l’ex coniuge che, come nella vicenda riportata nell’ordinanza, ha partecipato a concorsi pubblici non riuscendo a superarli, abita in una casa intestata a un terzo estraneo al giudizio e non risulta impegnato presso lo studio nel quale ha svolto la pratica come professionista, non può essere accusato di negligenza.

A questo si devono aggiungere altri due elementi, che secondo i Giudici Supremi, sono fondamentali.

Il primo, è che la donna non abbia altre disponibilità economiche per potersi mettere per conto suo, vale a dire, per aprire uno studio che le consenta di ricominciare da zero e di guadagnarsi da vivere in modo autonomo.

Il secondo elemento è relativo a una vicenda vista in molte occasioni.

La situazione  nella quale si trova l’ex moglie che ha rinunciato al lavoro quando sono arrivati i figli.

A dire dei Giudici, dopo la separazione non è di estrema facilità trovare subito il modo per mantenersi.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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