La dinamica salariale, il c.d. cuneo fiscale e le manovre finanziarie

La dinamica salariale, il c.d. cuneo fiscale e le manovre finanziarie

di Viceconte Massimo, Avv.

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Da tempo si è constatato che le retribuzioni dei lavoratoti italiani sono tra le più basse della media

dei lavoratori non solo della zona EURO*.Si parla della necessità di aumentarle.Ciò dovrebbe ,con il conseguente aumento dei consumi, aiutare anche la crescita e lo sviluppo oltre ovviamente in primis migliorare il tenore di vita dei nostri concittadini.

Secondo la nota formula ( o equazione quantitativa) di Irving Fisher ( ancora valida?) l’aumento dei salari ( in una con l’abbattimento del tasso d’interesse recentemente deliberato dalla BCE guidata da Draghi) ,non risparmiati ( non tesaurizzati) ma spesi in beni di consumo (aumento della T del denominatore), porterebbe anche ad una diminuzione dei prezzi,contenendo l’inflazione.

In occasione di ogni manovra economica si “proclama” di volerle aumentare.

Vediamo ad esempio in occasione della manovra del governo Prodi,allora Ministro competente Visco, da La Repubblica del 1 settembre 2006 un articolo, dal titolo “ Così la busta paga più pesante” , recitava :<II taglio al cuneo sarà complessivamente di cinque punti. Lo aveva promesso durante la campagna elettorale, e lo ha ribadito anche recentemente il presidente del Consiglio, Romano Prodi. I cinque punti dovrebbero essere così ripartìti: tre a beneficio del datore di lavoro e due a vantaggio dei lavoratori. Ma la partita è tutta da giocare al tavolo della concertazione perché i sindacati chiedono di più per i loro rappresentati.>.

Ma il problema era ed è come ottenere ciò .

Le modalità che risultano più confacenti appaiono in primis ,ovviamente, i rinnovi contrattuali ( oggi fermi con ritardi anche forti); l’introduzione e il funzionamento del c.d. salario variabile;forme

particolari di detassazione ; agire con la riduzione delle aliquote IRPEF ,medio-basse,impraticabile per ovvi motivi; riduzione del c.d. cuneo fiscale.

Da anni vengono invocati a gran voce, come la panacea di tutto, i c. d. premi variabili e/o premi di produzione legati alla produttività e/o alla redditività e la loro detassazione ; si detasserebbe anche il lavoro straordinario (… se però ci fosse lavoro sufficiente).Un ulteriore metodo, quello che potremmo chiamare il “metodo pomigliano”, potrebbe consistere nel far guadagnare di più facendo lavorare di più,aumentando la turnazione ,anche quella notturna con le relative indennità, con la logica del “più lavoro più soldi”. Altri ancora invocano una riduzione degli oneri ,in particolare, sul lavoro subordinato.Si tratterebbe della riduzione dell’ormai famoso “cuneo fiscale”.

Ma qui si rende opportuna una precisazione,in quanto pare esservi un po’ di confusione in merito a tale concetto. Invero possono darsi di esso diverse nozioni.Con linguaggio gior nalistico si intende per cuneo fiscale la “differenza tra ciò che il datore paga e ciò che entra nelle tasche del lavoratore”, o anche tra l’importo lordo della busta paga , che si offre in visione al telespettatore d’oggi, per lo più in alto a sinistra, e il netto della stessa ,per lo più in basso a destra.

Tecnicamente,invero, si dovrebbe distinguere circa il gap che intercorre a) in senso ampio, tra il costo totale del lavoro a carico del datore di lavoro per quel lavoratore e il reddito netto del lavoratore medesimo, oppure b) in senso più ristretto, e forse più corretto, tra lordo e netto con riguardo agli oneri che gravano,sia sul datore che sul lavoratore, in stretta connessione colla retribuzione che il datore stesso corrisponde al lavoratore e che viene contabilmente documentata con la busta paga .

Esaminiamo le due fattispecie.

I) Nel secondo caso , l’ipotesi indicata con la b) -partiamo da questo che è il cerchio di minore dimensione-dobbiamo prendere in considerazione 1) la retribuzione lorda , comprensiva degli oneri contributivi a carico del lavoratore e la imposta sul reddito trattenuta allo stesso 2) dobbiamo a questa aggiungere gli oneri contributivi a carico del solo datore di lavoro,che perciò si sommano .

Così se facciamo 100 la retribuzione erogata al lavoratore, alla stessa dobbiamo aggiungere ,per un operaio dell’industria in generale, alla data odierna, per contributi a carico del datore il 32,08 %.

A titolo d’esempio: un operaio che guadagni € 22.000 all’anno , € 1833 al mese , vedrà detrarsi, attualmente, contributi mensili ,pari al 9,49 % ,pari a € 173.95, imposte mensili su € 1659 (imponibile fiscale) pari a € 398,con un conseguente netto mensile in busta di soli € 1261.

Quindi il Δ ( differenza) sarà :

  • senza considerare i contributi a carico datore, tra € 1833 a € 1261 , quindi di € 572;

  • se invece consideriamo anche i contributi a carico datore,come su detto pari a 32.08% , tra € 2421 a € 1261,e quindi di € 1136 [ quasi il doppio della retribuzione netta in busta].

II) Nel cerchio maggiore dovremo inserire anche il premio INAIL che grava sulle retribuzioni lorde e l’IRAP versata dal datore di lavoro. Tale imposta nel suo imponibile contiene le retribuzioni del personale , cosicchè la differenza crescerà ulteriormente.

Di cuneo fiscale e di sua riduzione si parla, da anni, in occasione di ogni nuova manovra economica sui conti di bilancio.I gover ni proclamano prima , e confermano dopo, di averlo ridotto ma esso è sempre lì a erodere il reddito del salariato.

Purtroppo invece non si è mai intervenuto in modo significativo sul cuneo fiscale.Lo testimonia il fatto che ad.es. nel 2002,con riguardo all’operaio dell’industria generale,i contributi previdenziali e assistenziali, ammontavano al 43,07 %( FPLD 32,70%) di cui 9,19 % a carico del lavoratore; nel 2011, sempre con riguardo all’operaio dell’industria generale,i predetti contributi ammontano al 41,57%, ( FPLD 33%) di cui 9,49% a carico del lavoratore Da tali dati non risulta certo una differenza significativa,anzi risulta un aggravamento del’onere del lavoratore.Mentre l’IRPEF sul reddito prevedeva nel 2002 aliquote del 18-24-32-39-45 , nel 2011 prevede aliquote del 23-27-38-43, ove si nota una diminuzione delle aliquote degli scaglioni di reddito più elevati e un inasprimento di quelli più bassi.Tuttavia il vero e proprio cuneo ( id est la differenza contributiva/fiscale tra costi e lordi e netti in busta) non viene mai ridotto e si ripiega alla fine coll ’incidere sull’IRAP. Dimodochè raramente il beneficio va a favore del lavoratore ed il netto in busta resta sempre lo stesso.

Lo strumento che almeno nelle intenzioni , si vorrebbe usare per dare all’operaio più denaro da spendere, è costituito dal FISCAL DRAG ( drenaggio fiscale),o più propriamente dalla restituzione del FISCAL DRAG.Tale fenomeno consiste nel fatto che l’inflazione fa crescere i salari nominali ( quando li fa crescere,il che non avviene sempre in quanto l ‘inflazione restituita è quella programmata, a volte inferiore a quella reale);tale crescita fa scattare gli scaglioni di reddito più alti e tale progressività fa aumentare il prelievo fiscale con abbassamento del potere reale di acquist.o del soggetto Ma da anni il FISCAL DRAG non viene restituito

Dobbiamo anche riflettere che sia l’intervento sull’IRAP che quello del FISCAL DRAG vanno a gravare sulla fiscalità generale sottraendo risorse per altri interventi.

Ma così sempre si fa. Vedi ancora La Repubblica citata:

< Meno Irap sulle imprese per ridurre il cuneo fiscale e contributivo e restituzione del fiscal drag ai lavoratori. Sono le ipotesi più concrete allo studio dei tecnici del ministero delle Finanze per ridurre Il costo del lavoro e per rinforzare un po’ le retribuzioni. Due leve diverse per sostenere la competitività delle azìende e per rilanciare i consumi interni. La strada dell’Irap permetterebbe di ottenere contemporaneamente due obiettivi: da una parte attenuare lo scarto tra il costo che l’imprenditore sostiene per ogni dipendente e quanto va nella busta paga di quest’ultimo; dall’altra cominciare a intaccare una tassa indigesta alle aziende e che da tempo è entrata anche nel mirino della Corte di Giustizia europea>.

Per tornare all’oggi vediamo che la Manovra Monti all’art 2 della legge 214/2011 di conversione del decreto legge 201/2011 prevede la deducibilità dell’IRAP dall’IRPEF per periodi determinati.

Come volevasi dimostrare.

NOTE

*E’ noto che recenti studi dell’OCSE collocano i salari dei lavoratori italiani negli ultimi posti della classifica mondiale dei salari calcolati a parità del potere di acquisto: media Italia $ 21374; media OCSE $ 25739; media UE -15 $27 793(Fonte: Ocse, Rapporto sul prelievo fiscale sui salari 2007-2008)

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Viceconte Massimo

Avvocato e Dirigente d'azienda, si occupa prevalentemente di diritto della previdenza sociale e diritto del lavoro. Ha pubblicato quattro monografie e diversi articoli su numerosi Portali di settore giuridico, con i quali continua a collaborare.


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