La compenetrazione nel diritto tra scienze umanistiche e naturali

La compenetrazione nel diritto tra scienze umanistiche e naturali

Sabetta Sergio

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“Prima tra le conseguenze è la capacità di immaginare possibili futuri, e poi di fare progetti e operare scelte tra essi. L’uso più o meno saggio che facciamo di questa abilità squisitamente umana dipende dall’accuratezza con cui comprendiamo noi stessi.” (E. O. Wilson, 7, Il significato dell’esistenza umana. Codice ed. 2014).

Vi è nell’ambito del diritto la necessità di superare la pura tecnicità limitata all’ambito umanistico di cui è infarinata una certa visione della scienza giuridica, questo comporta una compenetrazione tra ambito scientifico e umanistico quali espressioni di una più completa visione dell’esistenza umana, dalle scienze economico/giuridiche vi deve essere una espansione non solo verso le scienze psicologico-sociali, ma anche a quelle biologiche e alle leggi naturali derivanti dalle ricerche evoluzionistiche, circostanza che non esclude puntate verso le più astratte leggi matematico-fisiche (O. E. Wilson).

Nella specie umana agiscono e si compenetrano due forze opposte l’istinto individuale e la selezione di gruppo, ognuno dei due termini all’estremo porta o alla disintegrazione dell’essere nella massa o all’opposto alla disintegrazione sociale, un equilibrio difficile da perseguire se non in termini ciclici in quanto se nei gruppi gli egoisti hanno la meglio sugli altruisti, nella selezione tra gruppi e quindi tra modelli sociali i gruppi in cui prevalgono gli altruisti battono quelli dilaniati da egoismi, in una selezione multilivello (E. O. Wilson).

Vi è pertanto la necessità di un continuum nel quale l’evento, inteso quale accadimento, acquista un significato dal sovrapporsi di varie letture, che vanno dal fatto letto quale caso in un rapporto spazio/tempo, all’interesse personale portato dagli istinti, seppur razionalizzati, alle “virtù” sostenute dalla cultura della comunità o del gruppo in cui si è calati, fino al prevalere della casualità del momento, nel conflitto vi è comunque la necessità di appartenere ad un gruppo nel quale riconoscersi, valutare, comunicare e come tale elemento di lettura e spinta all’azione nella sua trasmissione culturale, in un misto di razionalità ed emozioni dove quest’ultime non sono così rigide da prevalere ma rimane pur sempre la possibilità di valutare una delle possibili scelte in uno stretto rapporto tra geni e cultura, dove il sé privato deve dialogare con un sé collettivo.

Nonostante la nostra tendenza ad ammirare la simmetria come ricerca di una perfezione insita nella natura è nell’asimmetria che si determina il movimento, ma questa deve essere contenuta e non tale da sorpassare la simmetria stessa fino al punto di volgersi nel caos, la simmetria d’altronde si associa alla legge di conservazione rallentando il trasferimento delle risorse e conseguentemente mantenendo la preesistente regolamentazione necessaria, tuttavia dobbiamo considerare come naturale l’alternanza di rotture simmetriche e loro successiva ricomposizione secondo nuove forme logiche, di fatto, l’attenzione è attratta quale possibilità su tutto quello che è asimmetrico, “non “ equilibrato, l’insieme dei picchi di contrasti energetici, manifestano l’esistenza di difficoltà nei rapporti del flusso socio-economico in un ripetersi del rapporto dialettico simmetrico/asimmetrico, dove i due parametri dell’intensità nell’uso della norma e dell’energia,  ossia dei valori economici coinvolti, vengono ad intrecciarsi (Jayawardhana).

Il sé dell’essere sembrerebbe limitato da vincoli biologici e culturali, tuttavia esso è anche costituito dalle esperienze individuali circostanza che viene a creare l’individualità e pertanto l’idea del libero arbitrio, su questi agisce la regolamentazione normativa che crea il campo sociale dell’azione, come tale costituito dagli intrecciarsi utilitaristici dei singoli sé, la libertà può essere intesa come estensibilità estrema delle possibilità fino all’estremo caotico della giuridicità di uno dei possibili mondi, in cui stasi repressiva e disordine caotico diventano equivalenti, l’armonia nel confluire nell’ordine, nel suo oscillare tra un massimo e un minimo, viene a contrapporsi sia al blocco creativo repressivo che all’impossibilità lavorativa del caos, l’asimmetria necessaria alla creazione e quindi all’evoluzione lavorativa non può pertanto che accettare quello che i biologi definiscono un “carico parassitario tollerabile”, evitandone tuttavia l’accrescimento esponenziale che tende a sostituire totalmente quelle che sono le “virtù” collettive con i “peccati” individuali.

Subentra la necessità di un equilibrio dinamico nel valutare i fattori che entrano in competizione, i quali riassumono nella tensione derivante dal contrapporsi delle due pulsioni, la ragione che deve esprimere la logica con cui decidere è a sua volta frutto di una cultura che individua l’equilibrio secondo propri parametri o economici (rifacendosi a modelli multiperiodali o con generazioni sovrapposte) tendenti comunque all’efficienza o all’opposto puramente filosofici secondo un concetto di giustizia elaborato dal raffronto con la propria cultura di origine e le tendenze sociali del momento, si recupera la sempre necessaria “prudentia” (Aristotele) nel valutare quello che incide nella complessità sociale, quale contrapposizione alle pulsioni che sfociano, quali bolle nel mosaico sociale, con una visione limitata allo stretto necessario del sé individuale.

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