La colpevolezza nel diritto penale francese

La colpevolezza nel diritto penale francese

Taboga Annamaria

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In Francia ? finora mancata una rigorosa elaborazione della colpevolezza, paragonabile a quella realizzata in Germania, Spagna ed Italia, ove essa ? stata ricostruita come categoria dogmatica che concilia componenti normative e soggettivistiche.

Sollecitata dalle scienze empirico sociali, mossa anzitutto da preoccupazioni politico criminali, la dottrina ha dato prova di notevole fluidit? al riguardo[1].

Tradizionalmente ? invalsa una concezione "psicologizzante[2]" della colpevolezza. Essa traspare dalle classiche definizioni di dolo e di colpa, incentrate sulla presenza e sull’assenza di volont? (volont?)[3], senza sviluppo del momento ascrittivo-valutativo caratterizzante la concezione
normativa di colpevolezza[4].

Questa weltanschauung si spiega in parte con l’influsso esercitato sui penalisti dalle scienze criminologiche, che in Francia godono di notevole prestigio. Generalmente i criminologi ritengono la teoria normativa deficitaria e inattendibile, in quanto costruita su un modello irreale di agente che non tiene conto di complessi meccanismi psicologici[5].

Tuttavia recentemente, soprattutto ad opera di A.-Ch. Dana[6], ? stata denunciata la falsit? del contenuto psicologico della colpa, la quale si sostanzierebbe unicamente nell’oggettiva violazione del dovere di diligenza.

Si ? cos? assistito ad un "glissement de la faute psychologique vers la faute normative" [7], a seguito di cui sono oggi frequenti affermazioni del seguente tenore: "La colpevolezza non ha un contenuto psicologico contrariamente a ci? che afferma la tesi tradizionale in Francia. Essa ? d’ ordine normativo"[8].

Simile lettura della colpevolezza colposa in chiave di "normativit?"[9], secondo una valutazione oggettiva, meramente legale, del realizzarsi della violazione ? pi? aderente alla realt? giurisprudenziale. Invero i giudici, avvallati dalla Cassazione, si sono spinti oltre. Attraverso meccanismi probatori presuntivi, essi hanno oggettivizzato gli stessi requisiti strutturali del dolo, abbreviando la distanza che lo separa dalla colpa.
Infine, con la creazione delle infractions mat?rielles[10], la giurisprudenza ha dato la massima concretizzazione al rischio insito in ogni ricostruzione normativa: l’ascrizione della responsabilit? penale sulla base della sola divergenza dal precetto[11].

Secondo Donini[12], si tratta di un processo favorito, sotto la vigenza del Code Napol?on, dalla propensione del legislatore a costruire fattispecie di mera condotta apparentemente dolose, ma prive di referenti oggettivi pregnanti, d’elementi di dolo specifico, di tendenza, di frode ecc. Invero,
se la descrizione del fatto non ? espressiva del dolo, se non reca in s? la sua impronta, vengono condizionate la prova e l’identit? della tipicit? soggettiva. Ci? ha consentito ai giudici, di affermare che il dolo fosse in re ipsa, oppure che la fattispecie fosse implicitamente colposa o, com’?
accaduto per i delitti contravvenzionali, che il legislatore implicitamente legittimasse la responsabilit? oggettiva.

A siffatte aberrazioni del giudizio normativo di colpevolezza si ? giunti anche per la scarsa consapevolezza del rango sovraordinato dello Schuldprinzip[13], problema acuito dal fatto che in Francia il principio del nullum crimen sine culpa non ? costituzionalizzato.

In questo contesto s’inserisce il codice penale del 1994[14]. Nel titolo II (De la responsabilit? p?nale) del libro I esso racchiude l’art. 121-3 n.C.p., prima consacrazione generale dei criteri d’imputazione soggettiva del reato[15]. La norma, novellata nel 1996[16] e nel 2000[17],
oggi consta di? 5 commi e prevede una serie articolata di criteri d’imputazione soggettiva.

Per alcuni interpreti questa minuziosit? dovrebbe consentire una modulazione della sanzione in funzione del tipo e del grado d’adesione psicologica al fatto di reato[18]. Altri reputano che essa testimoni l’affanno del legislatore nell’accostarsi al problema della responsabilit? penale
colpevole[19]. Infine una dottrina[20] sostiene che la norma, di per s? non risolutiva, possa rappresentare lo stimolo per la costruzione di una compiuta teoria della colpevolezza. In quest’ultima ottica ? possibile osservare che certe previsioni dell’art. 121-3 n.C.p., se coerentemente
applicate, potrebbero risolvere taluni dei problemi suesposti. In tal senso, sono ipotizzabili un ripensamento del dolo come criterio d’imputazione dotato di coefficienti psicologici reali (quale effetto indiretto della creazione della mise en danger d?lib?r?e)[21] ed un’introduzione di correttivi all’eccessiva oggettivizzazione della colpa[22].

Alla luce di queste considerazioni, ? possibile intraprendere un esame dei criteri d’imputazione soggettiva del reato nel diritto penale francese.

? 2.? Il dolo

In forza del comma 1 dell’art. 121-3 n.C.p. il dolo (intention) assurge al ruolo di criterio generale d’imputazione soggettiva per i crimini ed i delitti[23].

La norma dispone che: "Non c’? crimine o delitto senza intenzione di commetterlo".

Precisamente, mentre per i crimini la responsabilit? penale ? solo dolosa, per i delitti, similmente all’ordinamento italiano, ? possibile altres? una responsabilit? a titolo di colpa o di mise en danger d?lib?r?e, se cos? previsto dalla singola norma incriminatrice (art. 121-3, commi 2-3 n.C.p.).

Il legislatore del 1994 non ha definito l’intention, rinviando implicitamente alle elaborazioni dottrinali in proposito (la giurisprudenza astenendosi da enunciazioni generali)[24].

Secondo la classica definizione di E. Gar?on[25], richiamata dalla dottrina contemporanea, il dolo consiste nella " volont? (volont?) di commettere il reato come definito dalla legge" e nella " coscienza (conscience) di violare le prescrizioni legali". Sono dunque distinti un momento rappresentativo ed uno volitivo.

?Si discute se nell’oggetto del dolo rientri l’illiceit? penale[26], come si dedurrebbe dalla definizione succitata.

Sotto la vigenza del vecchio codice, parte della dottrina si pronunciava in senso affermativo, reputando che l’integrazione del dolo richiedesse la coscienza di tutti gli elementi del reato[27].? Tuttavia, essa sosteneva che la coscienza dell’illiceit? penale fosse presunta iuris et de iure, evitando
di urtare il principio nemo censetur legem ignorare.

Dopo l’entrata in vigore del nuovo codice, gli interpreti si sono confrontati con l’art. 122-3 n.C.p.[28] che riconosce l’effetto scusante dell’errore di diritto[29] (erreur de droit) inevitabile. I fautori della concezione classica d’intention hanno sostenuto che quest’ultimo escludesse il dolo. Diversamente, coloro che la ripudiano, identificando l’intention con la coscienza e con la volont? dei soli elementi materiali del fatto, hanno teorizzato che l’errore inevitabile fosse una causa di non
imputabilit?.

Al di l? della scarsa incidenza pratica della norma[30], la querelle ? sintomatica della mancanza di una compiuta teoria della colpevolezza, alla luce di cui la coscienza dell’illiceit? penale occupi uno spazio autonomo nel giudizio di colpevolezza[31].

???? Proseguendo nell’indagine sull’oggetto dell’intention, si ricava dalla manualistica che, per l’integrazione della forma ordinaria di dolo (dol g?n?ral), comune alla maggioranza dei reati, non sono necessarie la coscienza e la volont? dell’intero fatto tipico[32], ma della sola condotta[33].

?

Quanto al profilo probatorio, la giurisprudenza ritiene che la sussistenza delle componenti del dol? g?n?ral sia insita nell’accertamento degli elementi oggettivi del reato, quasi? fosse stata postulata dal legislatore al momento della formulazione della norma incriminatrice. Ne consegue che factum pro dolo accipitur, sebbene sia fatta salva la prova dell’errore di fatto[34] (erreur de fait) fornita dall’imputato.

Sovente la Cassazione dichiara: "L’elemento psicologico risulta dalla natura stessa del delitto e non necessita di essere affermato dal giudice" [35]. O ancora : "la sola constatazione della violazione en connaissance de cause di una prescrizione legale o regolamentare, da parte del suo autore, implica l’intention richiesta dall’art. 121-3 n.C.p."[36].? Il rischio ? che l’elemento soggettivo scolori nella suitas.
Una dottrina[37] ha osservato che una qualificazione del reato come colposo offrirebbe all’imputato maggiori garanzie sul piano dell’accertamento probatorio, considerato che il reato doloso non richiede l’accertamento della mancata adozione di una cautela diversa da quella imposta dalla norma incriminatrice[38].

Occorre dunque non farsi trarre in inganno dalla terminologia utilizzata per contrapporre i reati dolosi (infractions intentionnelles) a quelli colposi (infractions non intentionnelles)[39], che parrebbe incentrare il concetto di dolo sull’intensa partecipazione del soggetto all’evento, sulla volont? di esso[40]. Contrariamente a quanto lascerebbero intendere le spiegazioni etimologiche della dottrina[41], la forma di dolo ordinariamente richiesta dal legislatore non ? assimilabile all’italiano dolo intenzionale, cui corrisponde il massimo grado del momento volitivo.

Nell’ordinamento francese si reputa che solo eccezionalmente per l’ ascrizione di responsabilit? penale[42] sia necessario un dol sp?cial (da non confondere con il dolo specifico della dogmatica italiana). Esso, definito come "l’intention di raggiungere un risultato proibito dalla legge penale"[43], si caratterizza per avere ad oggetto l’evento la cui verificazione ? richiesta dalla norma incriminatrice per l’integrazione del reato (per es. nell’omicidio ex art. 221-3 n.C.p.), oppure uno scopo preciso (but pr?cis) previsto dalla norma penale (per es. "gettare discredito sulla Giustizia", ex art. 431-21n.C.p.)[44].

Dottrina e giurisprudenza, per individuare le ipotesi di parte speciale che richiedono un dol sp?cial utilizzano due criteri. Il primo ? terminologico e si basa sulla presenza nel testo della norma incriminatrice di locuzioni quali "? dessein", "avec l’intention", "dans le but"ecc. Il secondo fa riferimento alla struttura materiale del fatto incriminato (per esempio nel caso dell’omicidio o delle lesioni), postulando che la fattispecie sia costruita in modo da rispecchiare il criterio d’imputazione soggettiva. Questo principio si scontra tuttavia con la tendenza del legislatore (evidenziata da Donini[45]), a costruire fattispecie dalla tipicit? soggettiva indifferenziata e per lo pi? di mera condotta.

Sul piano probatorio, il dol sp?cial ?, teoricamente, affrancato da presunzioni[46].? In realt? nella prassi la distanza tra dol g?n?ral e dol sp?cial diventa esigua. Per esempio, nel caso delle lesioni volontarie la Cassazione ritiene sufficiente ad integrare il dol sp?cial la volont? del movimento corporeo da parte dell’agente; la volont? dell’evento dannoso s’ identificherebbe in un semplice motivo o movente (mobile), irrilevante per l ‘integrazione del reato.

Paradigmatica ? la motivazione di una sentenza della Chambre criminelle in materia di lesioni volontarie: ".la contravvenzione definita dall’art. R. 40-1?(a.C.p.) ? costituita allorch? esiste un atto volontario di violenza, quale che sia il motivo che ha ispirato quest’atto, anche allorch? il suo autore non abbia voluto il danno che ne ? risultato"[47].

? 3. La colpa

Ex art. 121-3, al. 3 n.C.p., per i delitti[48] ? possibile, eccezionalmente, una responsabilit? a titolo di colpa (faute p?nale ordinaire)[49]. Essa ? prevista nelle forme della colpa generica, come imprudenza (imprudence) o negligenza (n?gligence)[50], e della colpa specifica, consistente nella "violazione di un obbligo di prudenza o di sicurezza previsto dalla legge o dal regolamento".

Sembrerebbe che la colpa specifica sia considerata dal legislatore come dotata di maggiore disvalore, essendo pi? aspramente sanzionata dalle fattispecie di parte speciale[51].

L’ascrizione di responsabilit? a titolo di colpa ? subordinata ad una previsione della disposizione incriminatrice di parte speciale. Al riguardo, vari interpreti italiani[52] hanno notato che l’art. 121-3 al.3 n.C.p., diversamente dall’art. 42 comma 2 del c. p. italiano, non richiede una previsione legale espressa. Ci? potrebbe significare che il giudice sia autorizzato ad individuare, in via interpretativa, fattispecie implicitamente colpose, estendendo l’ambito della punibilit?[53].

La discrezionalit? del giudice ? acuita dal fatto che non esiste una completa definizione della colpa nella parte generale del codice. Il legislatore ha perpetuato un modello di definizione "differenziata" o "di parte speciale"[54], gi? adottato dal Code Napol?on. In base ad esso la nozione di colpa si ricava dalle norme di parte speciale che descrivono le singole fattispecie colpose (in particolare omicidio e lesioni, ex artt. 221-6 e 222-19 n.C.p.).

La dottrina francese tradizionale pone in risalto il contenuto, o meglio, l’assenza di contenuto psicologico della condotta colposa, definendo la colpa come ".l’inerzia della volont? che conduce ad un’attivit? senza prevederne l’effetto"[55]. Tuttavia, la moderna manualistica[56] mostra una certa distanza da questa concezione. Accanto all’impr?voyance, intesa come mancata previsione di ci? che era prevedibile, essa individua l’ indiscipline, la violazione del dovere di diligenza, quale elemento costitutivo della colpa, cui dedica gran parte della propria attenzione.

L’approccio della dottrina contemporanea ? pi? vicino alla realt? del diritto positivo, ove la colpa ha una connotazione fortemente normativa[57], talora astratta, che non solo rischia di ledere il principio di colpevolezza, ma pu? altres? mascherare forme di responsabilit? per mero versari in re illicita.

Jescheck[58] ha cos? configurato la colpa nell’ordinamento francese: ".in Francia per il giudizio dei reati colposi sono rilevanti non la colpevolezza d’autore, ma le esigenze della sicurezza e dell’ordine pubblici. La colpa viene qui concepita in modo puramente oggettivo sulla base della teoria dell’ "identit? de la faute p?nale et civile", come in Germania il concetto civilistico di colpa non presuppone nessun accertamento individuale della colpevolezza".

In particolare, in base alle applicazioni giurisprudenziali delle norme in materia di omicidio e di lesioni colposi (artt. 221-6 e 222-19 n.C.p.), invalse almeno fino al 1996[59], la responsabilit? penale era affermata a seguito della constatazione della difformit? della condotta concreta da una regola cautelare scritta, secondo una presunzione iuris et de iure di colpa ed un modello di prevenibilit? in astratto dell’evento. S’ignoravano cos? le problematiche inerenti alla personalizzazione del giudizio di colpa[60] e, sul piano della tipicit?, al nesso tra la condotta e l’evento[61] .

Questa situazione aveva destato il malcontento dei d?cideurs, specie dei d?cideurs publics[62].? A causa del ruolo ricoperto all’interno della persona giuridica, essi erano frequentemente esposti a sanzioni penali, soprattutto per reati causati mediante omissione, dovendo rispondere delle violazioni di leggi e di regolamenti commesse da loro stessi o dai sottoposti.? La massiccia positivizzazione di regole cautelari, incidenti sull’esercizio dei poteri di polizia locale e d’amministrazione e gestione delle risorse pubbliche, comportava, infatti, il rischio di forme di responsabilit? oggettiva.

Nel 1996 ? stata dunque approvata una legge[63]di riforma dell’art. 121-3 n.C.p., fortemente voluta dall’Esecutivo. Di essa gli interpreti[64] evidenziano come non sia stata concepita per recepire gli sviluppi delle teorie sulla colpevolezza, quanto per lo scopo politico di circoscrivere la responsabilit? penale degli amministratori pubblici (?lus locaux).?

Il progetto di legge iniziale prevedeva che la riforma fosse applicata solo agli amministratori locali. Tuttavia, a seguito di emendamenti presentati dal Governo, ? stato sancita l’applicazione generalizzata[65].??

Nel testo originario dell’art. 121-3 n.C.p. la faute ordinaire era disciplinata nel comma 2 che dichiarava: ".allorch? la legge lo prevede c’? delitto in caso d’imprudenza, di negligenza". Non era contemplata la responsabilit? per "violazione di un obbligo di prudenza o di sicurezza previsto dalla legge o dal regolamento", bench? questa previsione comparisse in numerose disposizioni della parte speciale.

A seguito della riforma ? stato inserito nell’art. 121-3 n.C.p. un nuovo comma, il terzo. In esso ? transitata la colpa generica, cui ? stata affiancata la colpa specifica. Con riferimento precipuo a quest’ultima (la precisazione non era indispensabile per la colpa generica[66]), sono stati, inoltre, enunciati i parametri che dovrebbero sottendere al giudizio di responsabilit? per colpa. Secondo la norma, la colpa si configura ".se ? accertato che l’autore dei fatti non ha usato la diligenza normale, tenuto conto, all’occorrenza, della natura delle sue missioni o delle sue funzioni, delle competenze, cos? come del potere e dei mezzi di cui dispone".

???? In base alle interpretazioni dottrinali ? stata sancita, innanzi tutto, la possibile divergenza tra la norma cautelare scritta ed il dovere di diligenza. Inoltre si ? consacrato il principio generale per cui le regole di diligenza debbono venire ampiamente ritagliate sulla persona del singolo agente, con riferimento al suo profilo professionale. In definitiva verrebbe ripudiato il generico modello del buon padre di famiglia ed accolto quello dell’homo eiusdem condicionis et professionis[67]. Nondimeno, la dottrina maggioritaria esclude che la legge autorizzi una valutazione soggettivistica della colpa (appr?ciation subjective), che tenga conto della psicologia o delle attitudini particolari del reo[68]. Il giudizio deve restare oggettivo (appr?ciation objective)[69]. Ci? non significa che il giudice possa prescindere dalle circostanze concrete[70], esterne alla persona dell’ agente, che ne hanno accompagnato la condotta. Da questo punto di vista la legge invita ad un apprezzamento in concreto[71].

???? Lungi dal conformarsi ai disegni dei promotori della riforma, la giurisprudenza ? stata incline ad affermare il mancato assolvimento dei doveri di diligenza da parte dei d?cideurs. Addirittura i giudici hanno ritenuto che, in base al nuovo testo dell’art. 121-3 n.C.p., fosse necessario esigere dai d?cideurs publics e priv?s un grado di diligenza particolarmente elevato. ?

???? Per esempio, la Chambre criminelle ha cassato la sentenza che aveva prosciolto un dirigente d’impresa, cui era contestato il reato di lesioni colpose nei confronti di un operaio, motivando che i giudici di merito avrebbero dovuto accertare "se, in quanto datore di lavoro dotato della competenza, dell’autorit? e dei mezzi necessari per le sue funzioni, avesse compiuto le diligenze normali che su di lui incombevano, ai sensi dell’art. 121-3 n.C.p. nella sua redazione scaturita dalla legge del 1996"[72].?

???? Stimando che la legge del 1996 non avesse arginato la tendenza dei giudici a pretendere dai d?cideurs publics, in particolare dai sindaci, gradi di diligenza in concreto inesigibili (per carenza di mezzi economici, personale ecc.)[73], nel 2000 i parlamentari hanno approvato una nuova riforma dell’art. 121-3 n.C.p.. Di essa si tratter? nel prosieguo, giacch? per comprenderla ? necessario accennare alla mise en danger d?lib?r?e, criterio d’imputazione soggettiva disciplinato dall’art. 121-3 n.C.p.? fin dalla sua redazione iniziale.

?4. La mise en danger d?lib?r?e

Tra le novit? introdotte dal codice penale del 1994 si annovera un criterio d’imputazione soggettiva: la deliberata messa in pericolo dell’altrui persona (mise en danger d?lib?r?e de la personne d’autrui).
In origine essa era prevista accanto alla colpa dall’art. 121-3, al. 2 n.C.p. [74]; la legge del 1996[75] ha disposto che i due criteri d’ imputazione soggettiva fossero disciplinati in? commi distinti[76], cosicch? oggi quello dedicato alla mise en danger (al. 2) ? in posizione intermedia tra i commi consacrati al dolo (al. 1) ed alla colpa (al.3).

L’art. 121-3 al. 2 n.C.p.? si limita a sancire che la mise en danger, in caso di previsione della norma incriminatrice, pu? operare con riferimento ai delitti[77].

????? La disposizione enuncia: "Tuttavia, allorch? la legge lo prevede, c’? delitto in caso di mise en danger d?lib?r?e de la personne d’autrui".

?Dalle norme incriminatrici che applicano la previsione di parte generale si ricava la definizione della mise en danger come "violazione manifestamente deliberata di un’obbligazione particolare di sicurezza o di prudenza imposta dalla legge o dal regolamento"[78]. Cos? descritta, essa viene in rilievo in due ordini d’ipotesi, di cui al libro II del codice (dedicato ai reati contro la persona).In uno la mise en danger ? circostanza aggravante di reati di danno: delitti d’omicidio e di lesioni colposi.?

???? I commi 1 degli artt. 221-6 e 222-19 n.C.p. disciplinano le ipotesi di base, rispettivamente dell’omicidio e delle lesioni colposi cagionanti un’ incapacit? totale al lavoro superiore ai 3 mesi. I commi 2 degli stessi articoli prevedono, nel caso di mise en danger, un innalzamento del limite edittale massimo di pena[79]. Inoltre, la mise en danger ? condizione per l’ integrazione di autonome fattispecie di lesioni colpose: una delittuosa[80] ex art. 222-20 n.C.p. (se ? stata cagionata un’incapacit? totale al lavoro di durata inferiore o uguale ai tre mesi ), ed una contravvenzionale[81] ex art. 625-3 n.C.p. (se si verifica una lesione dell’altrui integrit? fisica senza che ne derivi alcuna incapacit? al lavoro).

? Nell’altro la mise en danger ? condizione per l’integrazione di una fattispecie di pericolo: il delitto di risques caus?s ? autrui, ex art. 223-1 n.C.p., consistente nel "Fatto di esporre direttamente altri ad un rischio immediato di morte o di lesioni di natura tale da comportare una mutilazione o un’infermit? permanente in conseguenza della violazione manifestamente deliberata di un’obbligazione particolare di sicurezza o di prudenza imposta dalla legge o dal regolamento".


Coniugando l’art. 121-3 al. 2 n.C.p. e le norme di parte speciale, emerge che il legislatore ha individuato il contenuto della mise en danger nella volizione della condotta e nella previsione (in assenza di volizione) di un eventuale danno come sua conseguenza[82]. In tal senso sarebbe dato autonomo rilievo ad un livello di partecipazione psicologica dell’agente al fatto intermedio[83] fra quello proprio della faute ordinaire (che si sostanzia nell’assenza di volizione della condotta e, di conseguenza, nella mancata previsione dell’evento), e quello caratterizzante il dol sp?cial (consistente nella volizione dell’evento).

Come afferma Pioletti[84], la mise en danger, cos? concepita, ? l’eredit? di una tradizione psicologista e volontaristica nella definizione della responsabilit? penale, sulla scorta di cui il legislatore ha ritenuto di poter canonizzare la distinzione tra previsione e volizione dell’evento, rivelatasi problematica anche in ordinamenti dalle pi? solide fondamenta dogmatiche[85]. Tuttavia, poich? la mise en danger ? destinata a venire applicata in un ordinamento positivo incline al normativismo, che confonde tra loro i criteri d’imputazione soggettiva, esiste il pericolo che, analogamente a quanto accaduto per il dolo e per la colpa, il suo contenuto psicologico subisca un depauperamento in sede di accertamento giudiziale.

????? Questo rischio si ? concretizzato per l’inglese recklessness. Considerata un’antesignana della mise en danger[86], essa si colloca tra il dolo (intention) e la colpa (negligence)[87] ed ? ordinariamente definita come "assunzione cosciente ed irragionevole di un rischio"? ("conscious and unreasonable risk-taking")[88]. Parte della dottrina si ? opposta a simile nozione di stampo psicologico, affermando che: "makes a distinction which has no moral basis"[89]. E’ cos? riemerso il duttile pragmatismo che per tradizione impronta la concezione della mens rea in Common Law[90], in forza di cui, dall’Ottocento, si ? affermata una nozione di colpa come mera descrizione di una condotta obiettivamente inosservante di uno standard generale di comportamento[91]. Gli effetti di tale mentalit? si sono manifestati in sede d’applicazione della recklessness, che una corrente giurisprudenziale ha inteso in senso oggettivo, prescindendo dalla psicologia del reo e dalla prova della previsione dell’evento connesso alla condotta tipica[92].
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Ove ci? non si verificasse e si volesse realizzare lo scopo, apparentemente perseguito dal legislatore, di graduare la risposta sanzionatoria in funzione del tipo e del grado di colpevolezza, coerenza imporrebbe di restituire contenuto psicologico a criteri d’imputazione soggettiva che l’ hanno perso.

Una dottrina[93] ha evidenziato tale aspetto con riferimento ai rapporti tra mise en danger e dol sp?cial. Poich? nella prassi giurisprudenziale quest’ ultimo ? ritenuto sussistere anche in mancanza di volizione dell’evento, esso finisce per essere difficilmente distinguibile dalla mise en danger. Per esempio, se a seguito di una condotta volontaria si verificano delle lesioni personali, pu? porsi il dubbio tra attribuzione del fatto a titolo di dolo o di colpa aggravata da mise en danger.


Con riguardo al dol g?n?ral, un’altra dottrina[94] ha notato che la sua stessa definizione urta con quella della mise en danger. Infatti, l’avvento di quest’ultima ha fatto s? che la volizione della condotta non sia pi? componente intrinsecamente esclusiva del dolo. Poich? che la mise en danger si connota per essere d?lib?r?e, la necessit? di una precisa caratterizzazione del dolo impone che il suo oggetto non sia limitato alla condotta. Alcuni autori[95] hanno conseguentemente auspicato l’eliminazione del dol g?n?ral, in modo che la categoria dell’intention coincida con il dol sp?cial.
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?5. La faute caract?ris?e

Avendo accennato alla mise en danger, ? possibile trattare della legge che nel 2000[96] ha nuovamente riformato l’art. 121-3 n.C.p. con l’obiettivo, gi? perseguito dalla legge del 1996, di circoscrivere la responsabilit? dei d?cideurs per reati colposi[97]. A tal fine il legislatore ha inserito un nuovo comma 4[98], in base al quale l’accertamento della causalit? ? funzionale al giudizio di colpevolezza, secondo il principio per cui l’ ascrizione di responsabilit? penale ad una persona fisica[99] ? subordinata all’accertamento di una colpa di gravit? inversamente proporzionale alla prossimit? della condotta all’evento dannoso. Cos?, nel caso di causalit? diretta ? sufficiente una faute ordinaire ex art. 121-3 al. 3 n.C.p., mentre in quello di causalit? indiretta si richiede una faute qualifi?e[100]: alternativamente una mise en danger d?lib?r?e o una "colpa di eccezionale gravit?"[101], denominata faute caract?ris?e.

???? La norma ha suscitato le critiche della dottrina italiana[102] per la commistione fra tipicit? e colpevolezza, derivante dall’adozione di un modello di scomposizione del reato in base a cui il lien de causalit? ? ricondotto all’?l?ment moral (colpevolezza) anzich? all’?l?ment mat?riel[103](tipicit?).

Tra gli interpreti francesi[104] sono sorte perplessit? riguardo al rimando alla nozione di causalit? indiretta. Mentre esso ? d’intuitiva comprensione se riferito all’ambito di responsabilit? dei d?cideurs, spesso chiamati a rispondere per il fatto commesso dai preposti, diviene pi? oscuro se trasposto in altri contesti. Tuttavia, dagli esempi addotti dalla circolare ministeriale di commento alla legge del 2000[105], si deduce che il riferimento sia al concorso di pi? condizioni nella produzione di uno stesso evento, in particolare ai casi di decorso causale atipico. Sembrerebbe che il legislatore abbia inteso temperare gli eccessi che, in mancanza di una norma analoga all’art. 41 co. 2 CP italiano, derivano dall’applicazione del criterio condizionalistico e che hanno conseguenze pi? deleterie in un ordinamento ove il dolo e la colpa sono intesi in senso oggettivo[106]. Si comprende cos? l’affermazione, ricorrente nei dibattiti parlamentari[107], secondo cui l’art. 121-3 al. 4 n.C.p. sancirebbe il parziale superamento della teoria condizionalistica, tradizionalmente adottata dalla giurisprudenza, in favore della teoria della causalit? adeguata.Essa va intesa nel senso che debba essere evitata la parificazione dell’attitudine causale di tutti gli antecedenti necessari dell’evento, individuando tra questi le condotte che non appaiono tipicamente idonee o adeguate a produrre l’evento e che, in quanto tali, sono penalmente sanzionabili solo in presenza di una faute qualifi?e.

???? Quanto ai criteri d’imputazione soggettiva menzionati dall’art. 121-3 al. 4 n.C.p., mentre esiste concordanza nel ritenere che, mediante il riferimento alla violazione manifestamente deliberata di una norma cautelare scritta, sia richiamata la mise en danger d?lib?r?e ex art. 121-3 al. 2 n.C.p.[108], incertezze sussistono sull’identificazione della faute caract?ris?e[109].? Il legislatore non ha indicato i contenuti di quest’ ultima, lasciando intendere[110] che essa sia meno grave della mise en danger (la cui unica previsione avrebbe ristretto eccessivamente l’ambito della responsabilit?[111]), ma dotata di maggiore intensit? rispetto alla faute ordinaire[112]. In tal senso, secondo Curi[113] la riforma avrebbe inquadrato le singole nuances psicologiche della colpevolezza.
Quest’affermazione non ? tuttavia del tutto condivisibile, se si ha riguardo alla prassi applicativa della faute caract?ris?e[114]. Come era stato preconizzato[115], la nuova redazione dell’art. 121-3 n.C.p. non ha sortito gli effetti sperati, almeno nel campo della colpa specifica. Soprattutto la responsabilit? penale dei d?cideurs priv?s non ha subito drastiche limitazioni[116], specie nell’area della sicurezza sul lavoro[117]. Ci? ? conforme alla tradizionale propensione della giurisprudenza a adottare, nel caso di violazione di una norma cautelare scritta, un modello di prevenibilit? in astratto dell’evento, quanto al nesso causale, e a presumere la colpa.

?6. La faute contraventionnelle

?Ex art. 121-3 al. 5 n.C.p. "Non c’? contravvenzione in caso di forza maggiore". Il legislatore ha cos? consacrato il principio giurisprudenziale, consolidatosi dagli inizi dell’Ottocento, secondo cui per l’integrazione delle contravvenzioni ? sufficiente che il fatto sia "materialmente" constatato[118], senza la necessit? che il pubblico ministero provi una partecipazione psicologica[119] (in tal senso le contravvenzioni sono indicate come infractions mat?rielles[120]). La responsabilit? contravvenzionale ? esclusa tuttavia se ? provata la force majeure: ampia categoria comprendente, oltre alle ipotesi di forza maggiore e di caso fortuito, i principali casi di esclusione dell’imputabilit?[121]. Richiedendosi dunque un coefficiente minimo di soggettivit?, si parla a proposito delle contravvenzioni di "faute contraventionnelle", quale criterio d’imputazione soggettiva, seppur sui generis.? Soprattutto la dottrina pi? risalente ? stata restia ad ammettere che la responsabilit? contravvenzionale configurasse un’ipotesi di responsabilit? oggettiva e ha teorizzato che l’elemento psicologico non fosse assente, ma presunto, insito nella struttura del fatto descritto dalla norma incriminatrice. In realt? il fatto ? qui costruito in modo da essere indifferente al dolo o alla colpa, il legislatore avendo vanificato l’utilit? e la praticabilit? del loro accertamento. Invero queste incriminazioni assolvono una funzione preventiva (but de police), mirando a promuovere il rispetto di regole di condotta la cui violazione non ? dannosa o pericolosa se isolatamente considerata, ma diventa tale in caso di reiterazione[122]. Essendo irrilevante il risultato immediato della condotta, lo ? altres? l’atteggiamento psicologico soggiacente. Ci? si collega all’assunto di partenza[123], per cui la tipicit? oggettiva necessariamente si riflette sulla tipicit? soggettiva.

Sotto la vigenza del codice del 1810 la creazione, da parte del legislatore, di delitti (d?lits mat?riels) la cui struttura oggettiva era modellata su quella delle contravvenzioni, ha permesso alla giurisprudenza di prescindere anche per essi dall’accertamento del dolo o della colpa. Questa prassi ? oggi invalidata, alla luce del comma 1 dell’art. 121-3 n.C.p.

??
[1]? Cfr. Sicurella R., L’impervio cammino del principio di colpevolezza nel sistema penale francese, in Riv. ital. dir. proc. penale, 2001, p. 946-997 (p. 947).

[2]? Cfr. De Simone G., Il nuovo codice francese e la responsabilit? penale delle personnes morales, in Riv. ital. dir. proc. penale, 1995, p. 189 ss.(p. 219), che sottolinea come essa abbia favorito l’affermarsi della responsabilit? penale delle persone giuridiche.

[3]? Cfr. Lemoine E., La r?pression de l’indiff?rence sociale en droit p?nal fran?ais, Paris, L’Harmattan, 2002, p. 284.

[4]? Cfr. Sicurella R., L’impervio cammino, cit., p. 953.

[5]? Cfr. Sicurella R., L’impervio cammino, cit., p.955.

[6] A.-Ch. Dana, Essai sur la notion d’infraction p?nale, LGDJ, 1982, in Lemoine E., La r?pression de l’indiff?rence, cit., p. 284. Secondo l’autore solo ai fini della responsabilit? dolosa occorre accertare un atteggiamento psicologico reale che si aggiunga alla violazione della norma penale.

[7]? Lemoine E., La r?pression de l’indiff?rence, cit., p. 285.

[8]? Ruet C., Commentaire de la loi n. 96-393 du 13 mai 1996 relative ? la responsabilit? p?nale pour des faits d’imprudence ou de n?gligence , in Rev. sc. crim.,1998, p.23-37 (p. 26).

[9] Donini M., Il delitto contravvenzionale. Culpa iuris e oggetto del dolo nei reati a condotta neutra, Milano, Giuffr?, 1993, p. 150, che evidenzia la lontananza di questa dottrina dalle matrici tedesche del concetto propriamente normativo di colpevolezza, il quale non oblitera, ma valorizza
la realt? motivazionale e psicologica del reo.

[10] Cfr. infra ? 6.

[11] In tal senso, cfr. Sicurella R., L’impervio cammino, cit., p.982.

[12] Donini M., Il delitto contravvenzionale, cit., p. 134.

[13] Cfr. De Simone G., Il nuovo codice francese, cit., p.219.

[14] Il nuovo codice penale (comunemente definito nouveau Code p?nal) ?
entrato in vigore il 1 marzo 1994.

[15] A detta di vari interpreti si tratta di una delle norme pi? significative del nuovo codice penale (cfr. Sicurella R., L’impervio cammino, cit., p. 962).

[16] Legge n? 96-393 del 13 maggio 1996, Relative ? la responsabilit? p?nale pour des faits d’imprudence o di n?gligence, in Journal Officiel, 14 maggio 1996, p. 7211.

[17] Legge n? 2000-647 del 10 luglio 2000, Tendant ? pr?ciser la d?finition des d?lits non intentionnels, in Journal Officiel, 11 luglio 2000, p. 10484.

[18] Cfr. Mayaud Y. , De l’article 121-3 du code p?nal ? la th?orie de la
culpabilit? en mati?re criminelle et d?lictuelle, in D., 1997,7e cahier,
Chro.,p. 37-43 (p. 39).

[19] Desportes F., Le Gunehec F., Droit p?nal g?n?ral, 9e ?d., Paris,
Economica, 2002, p. 402.

[20] Cfr. Sicurella R., L’impervio cammino, cit., p.997.

[21] Cfr. infra , ?.4.

[22] Cfr. infra , ? 3.

[23] Il principio della suddivisione dei reati in tre categorie (crimini,
delitti e contravvenzioni), tradizionale nell’ordinamento penale francese, ?
oggi consacrato dall’art. 111-1 n.C.p.

[24]? Cfr. Pradel J., Manuel de droit p?nal g?n?ral, mise ? jour au 1
septembre 2000,Paris, Cujas, 2000. p. 436.

[25] Citato da Lemoine E., La r?pression de l’indiff?rence,cit., p. 284.

[26]? Sul punto cfr. De Simone G., Il nuovo codice francese, cit.,p. 200.

[27] Questa soluzione scaturiva dal concepire il reato come comprensivo dell
‘elemento legale (?l?ment l?gal), ovvero della legge violata che prevede l’
illecito.

[28] Art. 122-3 n.C.p.: "Non ? penalmente responsabile la persona che
dimostra di aver creduto, per un errore sul diritto che non era in grado di
evitare, di poter compiere l’atto legittimamente".

[29] Occorre notare che nell’ordinamento francese l’errore sulla legge
penale e quello sulla legge extra-penale sono assimilati.

[30] Dai lavori parlamentari emerge che sono riconducibili all’errore inevit
abile ex art. 122-3 n.C.p. ipotesi eccezionali, come la mancata
pubblicazione della norma o l’informazione erronea fornita dall’
Amministrazione.

[31] In tal senso, cfr. Sicurella R., L’impervio cammino, cit., p. 985 ss.,
la quale offre una panoramica delle posizioni dottrinali sulla questione.

[32] Come invece sostenuto dalla dottrina italiana per l’integrazione di
ogni forma di dolo (cfr. Dolcini E., Marinucci G., Manuale di diritto
penale, pt. gen., Milano, Giuffr?, 2004, p. 188).

[33] Cfr. Merle R., Vitu A., Probl?mes g?n?raux de la science criminelle.
Droit p?nal g?n?ral,7e? ?d., Paris, Cujas, 1997, p. 730, che si riferiscono
agli ? atti ? (actes mat?riels) come oggetto del dol g?n?ral. Nello stesso
senso, cfr. Desportes F., Le Gunehec F., Droit p?nal g?n?ral, cit., p. 413.

[34] Cfr. Desportes F., Le Gunehec F., Droit p?nal g?n?ral, cit., p. 414.
Tuttavia il codice del 1994 non ha dedicato alcuna disposizione all’errore
sul fatto. Tale circostanza ? suscettibile di interpretazioni ambigu?
secondo Sicurella R., L’impervio cammino, cit., p.986.

[35] Cass. crim., 16 janvier 1947, in Bull. n? 23.

[36] Cass. crim., 25 mai 1994, in Bull. n?203.

[37] In tal senso, cfr. Sicurella R., L’impervio cammino, cit., p. 984;
Desportes F., Le Gunehec F., Droit p?nal g?n?ral, cit., p.416.

[38] Cfr. Donini M., Il delitto contravvenzionale, cit., p. 123.

[39] Cfr. Larguier J., Droit p?nal g?n?ral, 18 ?d., Paris , Dalloz, 2001.

[40] Tale ? l’opinione espressa da Forte G.,Problematiche attuali del dolo
eventuale: tra forme intermedie di colpevolezza ed istanze definitorie, in
AA.VV. (a cura di Cadoppi A.), Verso un codice penale modello per l’Europa.
Offensivit? e colpevolezza, Padova, CEDAM, 2002, p. 233.

[41] Cfr. Merle R., Vitu A., Probl?mes g?n?raux de la science criminelle,
cit.,? p. 729, i quali ritengono che l’intention (dal latino tendere in ) s’
identifichi con la volont? diretta alla realizzazione del fatto.

[42] In realt? esistono due forme di dol sp?cial. Talora esso ha una funzione qualificatrice, per esempio l’animus necandi distingue l’ assassinio, ex art. 221-3 n.C.p., dal comune omicidio, ex art. 221-1; talaltra ? indispensabile per la rilevanza penale di un fatto che altrimenti non l’avrebbe (per es. nel furto, ex art. 311-1 n.C.p.).

[43] Desportes F., Le Gunehec F., Droit p?nal g?n?ral, cit., p.416.

[44] Cfr. Merle R., Vitu A., Probl?mes g?n?raux de la science criminelle,
cit., p. 750.

[45] Donini M., Il delitto contravvenzionale, cit., p.134.

[46] Cfr. Picotti L., Il dolo specifico, un’indagine sugli "elementi finalistici" delle fattispecie penali, Milano, Giuffr?, 1993, p. 435.

[47] Cass. crim., 18 juillet 1973, in Pradel J., Varinard A., Les sources du droit p?nal, l’infraction, Paris, Dalloz, 1995, p. 447. Nella specie un imprenditore, chiudendo la porta del suo ufficio per impedire ad un dipendente di uscire dalla stanza, ha lesionato la mano di quest’ultimo.

[48] Nondimeno, ? possibile che la colpa costituisca il criterio d’ imputazione soggettiva di certe contravvenzioni, nel caso di previsione regolamentare in tal senso. cfr. Desportes F., Le Gunehec F., Droit p?nal g?n?ral., cit., p. 426.

[49] Sull’uso di questa terminologia, cfr. Desportes F., Le Gunehec F., Droit p?nal g?n?ral, cit., p. 426.

[50] I due termini sintetizzano la molteplicit? di espressioni che comparivano nel codice del 1810.

[51] Cfr. Manacorda S., voce Reato nel diritto penale francese, in Digesto delle discipline penalistiche,Vol. XI,Torino, UTET,1996, p. 304 ss.( p. 315).

[52] Cfr. Castronuovo D., Le definizioni legali del reato colposo, in Riv. ital. dir. proc. penale,2002, p. 495-537 (p. 504). La questione non sembra preoccupare la dottrina francese.

[53] Cfr. Donini M., Il delitto contravvenzionale, cit., p. 133, il quale ritiene che l’art. 121-3 incoraggi il futuro legislatore a creare nuove incriminazioni senza indicare le note della condotta tipica che contrassegnano la colpa o il dolo, in modo da consentire ai giudici di scegliere se interpretarle come dolose o colpose.

[54] Cfr. Castronuovo D., Le definizioni legali, cit., p. 497. Un tale modello ? stato adottato anche dal Codice Zanardelli.

[55] J. B. Herzog, La pr?vention des infractions contre la vie humaine et l’ int?grit? de la personne, Cujas, 1956, p. 216, in Lemoine E., La r?pression de l’indiff?rence, cit., p. 284.

[56] Cfr. Desportes F., Le Gunehec F., Droit p?nal g?n?ral, cit., p. 430 ss.

[57] Cfr. Sicurella R., L’impervio cammino, cit., p. 970.

[58] Jescheck H.-H., Dogmatica penale e politica criminale nuove in prospettiva comparata, in L’indice penale, 1985, p. 507-533 (p. 521).

[59] Cfr. Desportes F., Le Gunehec F., Droit p?nal g?n?ral, cit., p. 434 ss.

[60] Cfr. Fiandaca G., Musco E., Diritto penale, pt. gen., 3?ed., Bologna,
Zanichelli, 1995, p. 510 ss.

[61] Non erano considerati i casi in cui ? fondatamente sostenibile che l’ evento lesivo si sarebbe egualmente verificato, pur osservando la condotta prescritta dalla norma cautelare legale o regolamentare. Sulla c.d. obiezione del comportamento alternativo lecito, cfr. Fiandaca G., Musco E., Diritto penale, pt. gen., cit. p. 501 ss.

[62] I "d?cideurs" (decisori) sono soggetti che rivestono posizioni di potere all’interno di persone giuridiche pubbliche (d?cideurs publics) o private (d?cideurs priv?s)[62].

[63] Legge n? 96-393 del 13 maggio 1996., cit.

[64] Cfr. Palazzo F., Papa M., Lezioni di diritto penale comparato, Torino, G. Giappichelli, 2000, p. 116.

[65] Desportes F., Le Gunehec F., Droit p?nal g?n?ral, cit., p. 438.

[66] In questo caso per definire la regola cautelare di cui valutare la violazione ? irrinunciabile l’individuazione di uno standard normale di diligenza, alla stregua di un agente modello, collocato nell’ipotesi di specie (cfr. Sicurella R., L’impervio cammino, cit., p. 971).

[67] Cfr. Sicurella R., L’impervio cammino, cit., p. 970.

[68] Cfr. Desportes F., Le Gunehec F., Droit p?nal g?n?ral, cit., p. 435.

[69] Sembrerebbe che la dottrina abbia parzialmente tradito lo spirito della riforma.: dai lavori parlamentari si desume infatti l’auspicio di un apprezzamento soggettivo (cfr. Sicurella R., L’impervio cammino, p.971).

?

[70] Nel caso particolare degli ?lus locaux il riferimento ? alle costrizioni tecniche e finanziarie in cui si trovano ad operare (cfr. Lemoine E., La r?pression de l’indiff?rence, cit., p. 329).

[71] Cfr. Desportes F., Le Gunehec F., Droit p?nal g?n?ral, cit., p. 435.

[72] Cass. crim., 19 nov. 1996, in Dr. p?n., 1997, comm. 33, note M. V?ron.

[73] Cfr. Desportes F., Le Gunehec F., Droit p?nal g?n?ral, cit., p. 438.

[74] L’art. 121-3 al. 2 n.C.p., nella versione originaria, disponeva:
"Tuttavia, allorch? la legge lo prevede c’? delitto in caso d’imprudenza, di negligenza o di mise en danger d?lib?r?e de la personne d’autrui".

[75] Legge n? 96-393 del 13 maggio 1996, cit.

[76] Cfr. Desportes F., Le Gunehec F., Droit p?nal g?n?ral, cit., p. 443, secondo cui questa riscrittura, lungi dal modificare nel merito la mise en danger, ne ha evidenziato la specificit?. In senso conforme, cfr. Sicurella R., L’impervio cammino, cit., p.962, per la quale, data la complessit? delle questioni concernenti le due forma di responsabilit?, la comune previsione si sarebbe rivelata costrittiva.

[77] Pur nel silenzio dell’art. 121-3 n.C.p., la mise en danger ? altres? applicabile alle contravvenzioni, nel caso di previsione della norma incriminatrice regolamentare.

[78] "Violation manifestement d?lib?r?e d’une obligation particuli?re de s?curit? ou de prudence impos?e par la loi ou le r?glement".

[79] Per l’omicidio il massimo della pena passa da 3 anni di pena detentiva e 45 000 ? di ammenda (art. 221-6 al. 1 n.C.p.) a 5 anni di pena detentiva e 75 000 ? di ammenda (art. 221-6 al.2 n.C.p.); per le lesioni il massimo della pena passa da due anni di pena detentiva e 30 000 ? di ammenda (art. 222-19 al. 1 n.C.p.) a 3 anni di pena detentiva e 45000 ? di ammenda (art.
222-19 al. 2 n.C.p.).

[80] Sanzionata con 1 anno di pena detentiva e 15 000 ? di ammenda.

[81] Sanzionata con l’ammenda prevista per le contravvenzioni della quinta
classe.

[82] In tal senso, cfr. Sicurella R., L’impervio cammino, cit., p. 963.

[83] Cfr. Manacorda S., Reato nel diritto penale francese, cit., p. 315

[84] Pioletti U., Ridefinire colpa e dolo? A proposito delle definizioni contenute nel terzo comma dell’art. 43 del codice penale e nell’art. 12 dello schema di legge delega, in AA.VV. (a cura di Cadoppi A.), Omnis definitio, cit., p. 484.

[85] Cfr. , nella dottrina italiana, Pioletti U., Ridefinire colpa e dolo?, cit., p. 481, secondo cui? l’espressione"evento preveduto e non voluto", ex art. 43 comma 3 CP, descrive una realt? inesistente, giacch?, se la rappresentazione si estende fino ad investire tutto il fatto tipico, non si ha pi? colpa ma dolo.

[86] Cfr. Curi F., Tertium datur (dal Common Law al Civil Law per una scomposizione tripartita dell’elemento soggettivo del reato),Milano, A. Giuffr?, 2003, p. 112.

[87] Cfr. Canestrari S., Dolo eventuale e colpa cosciente : ai confini tra dolo e colpa nella struttura delle tipologie delittuose, Milano, A. Giuffr?, 1999, p. 280 ss.

[88] Williams, The mental element in crime, Oxford, 1965, p. 69 ss. in Pioletti U., Ridefinire colpa e dolo?, cit., p. 483.

[89] Smith, Hogan, Criminal Law, London, 1992, p. 68, in Pioletti U.,
Ridefinire colpa e dolo?,cit., p.48.

[90] Cfr. Canestrari S., Dolo eventuale e colpa cosciente, cit., p. 281.

[91] Cfr. Donini M., Il delitto contravvenzionale, cit., p. 150.

[92] Cfr. Canestrari S., Dolo eventuale e colpa cosciente, cit., p.283.

[93] Cfr. Roujou De Boub?e G., Bouloc B., Francillon J., Mayaud Y., Code
p?nal comment?, Paris, Dalloz,1996, p. 270-271.

[94] Cfr. Sicurella R., L’impervio cammino, cit., p. 965.

[95] Cfr. Lemoine E., La r?pression de l’indiff?rence, cit., p. 492.

[96] Legge n? 2000-647 del 10 luglio 2000, cit.

[97] Cfr. Sicurella R., L’impervio cammino, cit., p. 968.

[98] La norma cos? recita: "Tuttavia, nel caso previsto dal comma che precede, le persone fisiche che non hanno causato direttamente il danno, ma che hanno creato la situazione che n’? all’origine o non hanno adottato le misure che permettevano di evitarlo, non sono responsabili penalmente che se ? accertato che esse hanno, o violato in modo manifestamente deliberato un’ obbligazione particolare di prudenza o di sicurezza prevista dalla legge o dal regolamento, o commesso una colpa caratterizzata, esponente altri ad un pericolo che non potevano ignorare".

[99] La norma non si apllica alle persone giuridiche.

[100] Cfr. Desportes F., Le Gunehec F., Droit p?nal g?n?ral, cit., p. 426.

[101] Cfr. Desportes F., Le Gunehec F., Droit p?nal g?n?ral, cit., p. 449.
Questa locuzione compariva nel progetto di legge iniziale.

[102] Cfr. Sicurella R., L’impervio cammino, cit., p. 969.

[103] Cfr. retro ? 2.

[104] Cfr.Conte P., Le lampiste et la mort, in Dr. p?n., janvier 2001, chro.
n?2, p. 10-11.

[105] Circ. 11 octobre 2000, Pr?sentation des dispositions de la loi n?2000-647 du 10 juillet 2000 tendant ? pr?ciser la d?finition des d?lits non intentionnels. Ivi ? offerto, tra gli altri, l’esempio di un
automobilista che, avendo parcheggiato il suo veicolo sul marciapiede, ha obbligato un pedone a discendere sulla strada ove ? stato investito da un ciclomotore.

[106] Sul dolo e sulla colpa, quali correttivi dell’adozione del criterio della condicio sine qua non, cfr. Fiandaca G., Musco E., Diritto penale, pt. gen., cit. p. 200.

[107] Cfr. Conte P., Le lampiste et la mort, cit., p.11.

[108] Cfr. Sicurella R., L’impervio cammino, cit., p.972.

[109] Ad integrare la faute caract?ris?e pu? eventualmente essere sufficiente la violazione di una norma cautelare non scritta.

[110] Durante i lavori parlamentari, la faute caract?ris?e ? stata genericamente descritta come una "colpa dal carattere ben marcato", "che ha una particolare evidenza e intensit?" (JO S?nat, S?ance du 28 juin 2000, p. 4497).

[111] Cfr. Desportes F., Le Gunehec F., Droit p?nal g?n?ral, cit., p.449.

[112] Cfr. Sicurella R., L’impervio cammino, cit., p.972.

[113] Curi F., Tertium datur, cit., p. 136.

[114] Sono estremamente rari i casi in cui la mise en danger d?lib?r?e viene applicata ex comma 4 art. 121-3. Cfr. Desportes F., Le Gunehec F., Droit p?nal g?n?ral, cit., p.453.

[115] Cfr. Outin-Adam A., La nouvelle d?finition des d?lits non intentionnels, Colloque du 1f?vrier 2001 organis? par le Centre de recherche en droit priv? de l’Universit? de Paris I, in Rev. sc. crim.,2001 ,p. 725-770 (p. 761).

[116] Cfr. Desportes F., Le Gunehec F., Droit p?nal g?n?ral, cit., p.453.

[117] Cfr. Cass. crim., 16 janvier 2001, in Bull. n? 14.

[118] Esistono tuttavia ipotesi residuali di contravvenzioni dolose e colpose.

[119] Cfr. Manacorda S., La th?orie g?n?rale de l’infraction p?nale en rance, cit., p. 48.

[120] Cfr. Sicurella R., L’impervio cammino, cit., p.975.

[121] Cfr. Manacorda S., La th?orie g?n?rale de l’infraction p?nale en France : lacunes ou sp?cificit?s de la science p?nale?, in Rev. dr. p?n. crim., 1999, p.35-53 (p. 316).

[122] Cfr. Donini M., Il delitto contravvenzionale, cit., p. 106.

[123] Cfr. retro, ? 1.

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