Integra il delitto di violenza privata la condotta di colui che parcheggi la propria autovettura in modo tale da bloccare il passaggio impedendo l’accesso alla persona offesa

di Di Tullio D'Elisiis Antonio, Referente Area Diritto penale e Procedura penale
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Qui la sentenza: Corte di Cassazione - V sez. pen. - sentenza n. 51236 del 19-12-2019

Il fatto

La Corte di appello di Potenza confermava la sentenza con la quale il Tribunale di Matera aveva dichiarato l’imputato responsabile del reato di violenza privata (perché si rifiutava si rimuovere l’auto parcheggiata all’ingresso di un cortile in uso anche anche ad altra persona così impedendo a quest’ultima di accedervi e di prelevare gli attrezzi di sua proprietà ivi depositati) condannandolo alla pena di giustizia e al risarcimento dei danni in favore della parte civile.

Sul punto si legga anche:” Configurabilità dei delitti di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e violenza privata “

I motivi addotti nel ricorso per Cassazione

Avverso questo provvedimento proponeva ricorso per Cassazione l’imputato, per il tramite del suo difensore, adducendo i seguenti motivi: 1) inosservanza della legge penale e vizi di motivazione in ordine all’inutilizzabilità della dichiarazioni auto-accusatorie rese dall’imputato alla polizia giudiziaria; 2) inosservanza della legge penale in quanto il rifiuto addebitabile all’imputato non era equiparabile alla violenza o alla minaccia richieste per l’integrazione del reato laddove i benefici invocati erano stati negati sulla base di mere asserzioni del giudice di appello.

Le valutazioni giuridiche formulate dalla Corte di Cassazione

Il ricorso veniva stimato inammissibile per plurime e convergenti ragioni.

Si osservava a tale proposito come il primo motivo fosse inammissibile perché, da un lato, come affermato dalle Sezioni unite della Cassazione, in tema di ricorso per cassazione, è onere della parte che eccepisce l’inutilizzabilità di atti processuali indicare, pena l’inammissibilità del ricorso per genericità del motivo, gli atti specificamente affetti dal vizio e chiarirne altresì la incidenza sul complessivo compendio indiziario già valutato, si da potersene inferire la decisività in riferimento al provvedimento impugnato (Sez. U, n. 23868 del 23/04/2009), dall’altro, il ricorrente, ad avviso della Corte, si era sottratto a tale onere, tanto più che la sentenza impugnata, nel dar conto della conferma del giudizio di colpevolezza, aveva richiamato non solo la testimonianza dell’operante della polizia giudiziaria, ma anche la deposizione dibattimentale della persona offesa.

Ciò posto, medesima sorte processuale seguiva anche il secondo motivo dato che, quanto alla sussumibilità del fatto nella fattispecie incriminatrice di cui all’art. 610 cod. pen., vi è una consolidata giurisprudenza di legittimità in forza del quale integra il delitto di violenza privata la condotta di colui che parcheggi la propria autovettura in modo tale da bloccare il passaggio impedendo l’accesso alla persona offesa considerato che, ai fini della configurabilità del reato in questione, il requisito della violenza si identifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offeso della libertà di determinazione e di azione (Sez. 5, n. 8425 del 20/11/2013; conf., ex plurimis, Sez. 5, n. 603 del 18/11/2011; Sez. 5, n. 1913 del 16/10/2017; Sez. 5, n. 48369 del 13/04/2017; Sez. 5, n. 29261 del 24/02/2017).

Tal che se ne faceva conseguire come la censura articolata al riguardo dal ricorrente fosse manifestamente infondata così come venivano stimate del tutto generiche le ulteriori doglianze ritenute dalla Cassazione sostanzialmente carenti della necessaria correlazione tra le argomentazioni riportate dalla decisione impugnata e quelle poste a fondamento dell’impugnazione (Sez. 4, n. 18826 del 09/02/2012).

Conclusioni

La sentenza in questione è assai interessante nella parte in cui, richiamandosi un orientamento nomofilattico consolidato, viene postulato che integra il delitto di violenza privata la condotta di colui che parcheggi la propria autovettura in modo tale da bloccare il passaggio impedendo l’accesso alla persona offesa.

Va da sé dunque che, ove si verifichi una fattispecie di questo tipo, tale decisione non potrà non essere presa nella dovuta considerazione ai fini di una corretta qualificazione giuridica del fatto (delitto di violenza privata).

Il giudizio in ordine a quanto statuito in siffatta pronuncia, proprio perché fa chiarezza su tale tematica giuridica, di conseguenza, non può che essere positivo.

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Conseguita la laurea con lode all’età di 22 anni, ha superato gli orali dell’esame di avvocato e del concorso in magistratura poco dopo aver compiuto i 25 anni. Giudice penale del Tribunale di Roma, già giudice civile, dell’esecuzione e del lavoro e referente distrettuale per la formazione decentrata - Scuola Superiore della Magistratura, attualmente è coordinatore dei Corsi per la preparazione al concorso in Magistratura e all’esame di Avvocato presso l’Istituto Regionale di Studi Giuridici del Lazio “Arturo Carlo Jemolo”. Autore di oltre 200 pubblicazioni - tra monografie, opere collettanee e articoli su riviste scientifiche - è il curatore di numerose collane. Ha partecipato, nella qualità di relatore, a convegni nazionali e internazionali.
Paolo Emilio De Simone
Magistrato dal 1998, dal 2006 è in servizio presso la prima sezione penale del Tribunale di Roma; in precedenza ha svolto le sue funzioni presso il Tribunale di Castrovillari, presso la Corte di Appello di Catanzaro, nonché presso il Tribunale del Riesame di Roma. Nel biennio 2007/2008 è stato anche componente del Collegio per i reati ministeriali presso il Tribunale di Roma previsto dalla legge costituzionale n. 1/1989. Dal 2016 è inserito nell’albo dei docenti della Scuola Superiore della Magistratura, ed è stato nominato componente titolare della Commissione per gli Esami di Avvocato presso la Corte di Appello di Roma per le sessioni 2009 e 2016. È autore di numerose pubblicazioni, sia in materia penale che civile, per diverse case editrici.

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Di Tullio D'Elisiis Antonio

Avvocato iscritto al foro di Larino (CB) e autore di diverse pubblicazioni redatte per conto di differenti case editrici. In particolare sono stati scritti molteplici libri, nonché e-book, prevalentemente in materia di diritto e procedura penale per la Maggioli editore, oltre che redatte da un lato, tre monografie rispettivamente sulle vittime di reato, mediante un commento del decreto legislativo, 15/12/2015, n. 212, per Altalex editore e sulla giustizia penale minorile e sui mezzi di prova e mezzi di ricerca della prova per Nuova Giuridica, dall'altro, quattro monografie per la Primiceri editore (dibattimento nel processo penale; le impugnazioni straordinarie in ambito penale, il ruolo della parte civile nel processo penale e l'esecuzione penale). Per Diritto.it è Referente dell'area di Diritto penale e Procedura penale.


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