Il verbale con cui viene disposto il tentativo conciliazione deve essere comunicato anche alla parte rimasta contumace

di Mazzei Martina, Avv.

Versione PDF del documento

Condividi con:

Il caso

Con sentenza n. 381/2014, depositata in data 16.5.2014, la Corte d’Appello di Messina, in parziale modifica della sentenza di primo grado, condannava Tizio e Caia alla rifusione delle spese del giudizio di primo grado in favore dei convenuti Sempronio e Mevio, nonché quelle sostenute per il grado d’appello, dichiarando al contempo la contumacia Mevio.

Avverso la detta sentenza proponevano ricorso per cassazione Tizio e Caia sulla base di quattro motivi.

Per quanto di interesse con il primo motivo, i ricorrenti lamentano la “violazione della L. n. 276 del 1997, art. 13, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, eccependo la invalidità degli atti successivi al provvedimento di assegnazione del giudizio alla Sezione Stralcio, per mancato esperimento da parte del GOA del tentativo di conciliazione, sancito dalla L. n. 276 del 1997, art. 13, comma 2.”

La decisione della Corte

Con la sentenza in epigrafe la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dichiarando fondata l’eccezione sollevata dai ricorrenti.

La Suprema Corte afferma, in via preliminare, che l’eccezione di invalidità degli atti successivi al provvedimento di assegnazione del giudizio alla Sezione Stralcio mossa dagli appellanti per mancato esperimento da parte del GOA del tentativo di conciliazione ex art. 13 co. 2 L. n. 276 del 1997, è stata oggetto di esame della Corte d’Appello la quale non ha ritenuto sussistente la nullità degli atti richiamando la sentenza n. 10329 del 2008, secondo cui “non determina la nullità del procedimento davanti alle sezioni stralcio del tribunale (L. 22 luglio 1997, n. 276) l’omissione del tentativo di conciliazione non costituendo questo una formalità essenziale del giudizio e non essendo il suo mancato esperimento sanzionato dalla legge a pena di nullità”.

Gli Ermellini, tuttavia, rilevano che giurisprudenza successiva della Cassazione, ha affermato, in senso opposto, che “l’ordinanza che dispone il tentativo di conciliazione, emessa dal giudice onorario aggregato a norma della L. 22 luglio 1997, n. 276, art. 13, comma 2, deve essere comunicata alla parte contumace, non ostandovi la mancata inclusione dell’ordinanza suddetta fra gli atti elencati, in via tassativa, dall’art. 292 c.p.c., attesa l’anteriorità di tale disposizione rispetto all’altra e sulla base del principio della successione delle leggi nel tempo (come osservato, segnatamente, dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 130 del 2002), con la conseguenza che la mancata comunicazione determina la nullità degli atti del giudizio di primo grado” (Cass. n. 1434 del 2018, conf. Cass. n. 30576 del 2011).

Tale conclusione poggia sulla speciale natura della norma, che non si limita a prevedere una mera formalità di comparizione delle parti, ma è posta a diretta salvaguardia del principio del contraddittorio e del diritto di difesa, oltre che del contumace, anche delle parti costituite.

Sulla base di tale considerazione la Suprema Corte ha accolto il motivo di ricorso, dichiarando assorbiti gli altri, e ha cassato la sentenza impugnata con rinvio degli atti alla Corte d’Appello.

Volume consigliato

Nuovo formulario commentato del processo civile

Nuovo formulario commentato del processo civile

Lucilla Nigro, 2018, Maggioli Editore

Con oltre 200 Formule, corredate ciascuna dalla Norma di Legge, Commento, Termini di Legge o scadenze e preclusioni e Massime Giurisprudenziali, il testo si configura come uno strumento operativo di grande utilità per il Professionista che deve impostare un’efficace strategia...



Diventa autore di Diritto.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

martina-mazzei

Mazzei Martina

Dottoranda di ricerca in Diritto Processuale Civile presso Università La Sapienza di Roma. Avvocato del Foro di Roma. Laureata in giurisprudenza con 110 e lode presso l’Università degli Studi di Roma Tre con una tesi risultata la migliore nell’anno accademico 2016-2017 per la materia Diritto processuale civile. Ha svolto la pratica forense a Roma e ha ultimato, con esito positivo, tirocinio ex art. 73 della L. n. 69/2013 presso la Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Roma. Collabora con diverse riviste giuridiche ed è autrice di numerose pubblicazioni scientifiche e della monografia dal titolo “Il potere del giudice di interpretazione della domanda giudiziale” edita da Maggioli Editore ISBN 978-88-916-3651-5.


Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it  |  www.maggioliadv.it

Gruppo Maggioli
www.maggioli.it

Ricevi tutte le novità di Diritto.it attraverso le nostre newsletter. Se sei interessato a un ambito specifico effettua l’iscrizione direttamente a questo indirizzo.

Non abbandonare Diritto.it
senza iscriverti alle newsletter!