Il genitore separato deve corrispondere l’assegno di mantenimento al figlio laureato?

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

Una coppia di coniugi si separa e il marito va a vivere in un piccolo monolocale in affitto.

La coppia ha un figlio di 30 anni e il padre ogni mese gli corrisponde un assegno di 400 euro.

Il figlio in questione si è da poco laureato e al genitore piacerebbe che il suo “ex bambino” si decidesse a spiccare il volo rendendosi indipendente.

In questo articolo parleremo del figlio laureato e del fatto che abbia diritto al mantenimento, riporta do la posizione della legge in merito.

Si deve ricordare che i genitori hanno l’obbligo di provvedere ai figli sino a quando gli stessi raggiungano una reale indipendenza economica con un lavoro stabile e uno stipendio adeguato.

La giurisprudenza ha provato più volte a chiarire che i ragazzi, una volta terminati gli studi avendo acquisito le competenze tecniche e professionali, devono essere attivi nella ricerca di un lavoro, in relazione alle opportunità che offre il mercato, senza aspettare di riuscire a trovare un’occupazione che soddisfi le loro ambizioni.

In altre parole, dopo l’università, i ragazzi si devono rendere indipendenti il prima possibile indipendenti.

In quali casi il figlio ha diritto al mantenimento

Come scritto in precedenza, all’inizio dell’articolo, i genitori devono provvedere al mantenimento dei figli  tenendo conto delle loro sostanze e della capacità di lavoro professionale o casalingo.

Un simile obbligo perdura anche dopo la separazione oppure il divorzio.

In simili casi, uno dei due coniugi, vale a dire quello economicamente più forte, dovrà corrispondere all’altro una somma di denaro periodica in favore dei figli.

Per stabilire l’entità dell’assegno di mantenimento al figlio si devono prendere in considerazione le sue attuali esigenze, il tenore di vita goduto durante la convivenza con i genitori e i redditi degli stessi.

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Il figlio laureato ha diritto al mantenimento

Molti genitori dicono ai loro figli maggiorenni di averli cresciuti, mandati a scuola e adesso se la devono sbrigare da sé.

Un simile ragionamento in realtà, non è sbagliato, però i tempi sono cambiati e l’odierna generazione fa un po’ più di fatica a inserirsi nel mondo del lavoro, sia a causa della crisi economica sia perché il mercato richiede sempre maggiori specializzazioni.

In simili situazioni i genitori devono mantenere i figli maggiorenni sino a quando non avranno raggiunto una loro indipendenza economica.

Il nocciolo della questione, è che anche un ragazzo laureato con un contratto a tempo determinato ha il diritto di essere mantenuto se lo stipendio che percepisce non è adeguato e quello che svolge è un lavoro precario.

Nonostante questo, il figlio non può vivere per sempre sulle spalle dei genitori.

Secondo la giurisprudenza, una volta che si siano completati gli studi con profitto, ci si deve attivare per cercare un lavoro che, anche se non riesce a soddisfare in pieno le ambizioni, consenta di raggiungere una determinata autonomia.

Esempio

Tizio si è laureato in filosofia.

Il suo più grande sogno è quello di insegnare il pensiero dei grandi filosofi come Platone, Aristotele, e altri.

Nonostante se il voto di laurea sia molto alto, è disoccupato e rifiuta qualunque tipo di lavoro che non sia relativo all’insegnamento.

Nell’esempio che riportato, Tizio si deve dare da fare per riuscire a trovare un lavoro che gli permetta di mantenersi in modo dignitoso.

Questo, in altre parole, significa che Tizio avrebbe dovuto accettare un lavoro perché dava da mangiare, anche se non è rispecchiava con il sogno di diventare un insegnante di filosofia.

A questo proposito, la Suprema Corte di Cassazione ha ribadito che lo stato di disoccupazione del figlio non può essere più tollerato una volta compiuti i 35 anni di età.

Ad esempio, uno studente fuori corso da anni.

In simili ipotesi, per ottenere il mantenimento da parte dei genitori si deve dimostrare che la mancanza di lavoro non dipenda dalla propria volontà.

Riassumendo.

Il figlio laureato e disoccupato di 35 anni deve provare, da una parte, la mancanza di indipendenza economica e, dall’altra parte, di essersi impegnato in modo attivo nello studio e nella ricerca di un lavoro stabile.

Quando si può revocare il mantenimento del figlio laureato

Dovrebbe essere chiaro che il mantenimento nei confronti del figlio laureato si dovrebbe verificare di solito se lo stesso dimostra di essersi impegnato per trovare un lavoro relativo alle reali opportunità che offre il mercato, e di essere disoccupato per motivi che non dipendono dalla sua volontà.

In altre parole, non si deve indugiare aspettando di un lavoro perfetto che possa essere in grado di soddisfare le proprie aspirazioni.

Se il figlio si rende autosufficiente dal lato economico, il genitore si può rivolgere al giudice per chiedere la revoca del mantenimento.

Quello che però si deve fare, è fornire la prova che in realtà il ragazzo lavora e percepisce uno stipendio adeguato.

Spetta al giudice valutare se il reddito sia sufficiente a fare cessare l’obbligo di mantenimento nei confronti del giovane, prendendo in considerazione anche dell’età, l’effettivo conseguimento di un livello di competenza professionale e tecnica e l’impegno nella ricerca di un lavoro stabile

(Cass. Ord. 04/08/2021 n. 22240/2021).

Si deve anche precisare, che se il figlio abbandona il posto di lavoro senza un motivo valido, può pretendere dal genitore esclusivamente gli alimenti, vale a dire, un contributo economico per il suo sostentamento, sempre che si trovi in una condizione di bisogno.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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