Giudizio secondo quantità o qualità?

Giudizio secondo quantità o qualità?

Sabetta Sergio

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Nietzsche in Ecce homo, La nascita della tragedia, contrappone al “non essere” dionisiaco, la forza vitale apollinea della forma e della misura, vi è una distinzione che richiama indirettamente quella tra quantità e qualità, tra efficienza come accumulo quantitativo ed efficacia come ricerca di una qualità di pensiero e di azione, lo stesso avviene nel giudicare dove all’efficienza quantitativa spesso non vi è una capacità di affiancare l’efficacia qualitativa del giudizio, in cui non vi è solo il peso del tempo ma bensì una difficoltà di valutare le variabili economiche, sociologiche e psicologiche che si pongono dietro all’intreccio tra fatto e disposto normativo, quando la certezza normativa risulta una finzione inficiata dall’ambiguità e dal contrapporsi di culture e interessi, il giudicante è pertanto sottoposto a sempre possibili pressioni inconsce e incapacità valutative.

L’individuo nella sua continua evoluzione sviluppa gli scambi di informazioni in un processo che dura per tutta la vita, le regole di interpretazione dei segni intersoggettivi, secondo Kjolseth, si dividono in:

  • Background knoledge (conoscenze universali valide sempre o ovunque);
  • Foreground knoledge (conoscere delle regole di comunicazione rilevanti in un determinato contesto);
  • Emergent grounds (conoscenze specifiche proprie di un dato momento della comunicazione);
  • Trascendent grounds (conoscenze che in un dato momento si ritengono necessarie al senso della comunicazione).

L’atto comunicativo per essere valido deve presupporre gli elementi dell’emittente, del codice di riferimento, del messaggio informativo, del contesto ambientale, del canale (mezzo fisico-ambientale) e del ricevente, il messaggio non è quindi che la forma codificata di un contenuto psichico in cui interviene sia il codice analogico, ossia gli aspetti non verbali, che il codice numerico della parola, l’ulteriore momento è dato dalla decodifica del messaggio in cui vi è una selezione dei segnali, con una possibile percezione differente della stessa situazione, accanto al segnale scritto si affianca il canale verbale e non verbale delle competenze paralinguistica, cinesica e socio-culturale.

Ogni comunicazione ha in sé una plurifunzionalità in cui vengono coinvolte sia l’identità personale e sociale che gli stati emotivi temporanei e le relazioni sociali, vi è pertanto sia un aspetto relativo al contenuto che alle modalità di relazione che si instaurano tra comunicanti, quello che porta all’efficacia del linguaggio è quindi la condivisione della struttura semantica tanto nelle singole parole che per le espressioni più complesse, Grice individua, oltre che nella quantità e qualità delle informazioni, nella relazione e nel modo, ossia nella rilevanza e pertinenza oltre che nella chiarezza dell’informazione stessa, le categorie necessarie per attivare proficuamente un processo di comunicazione condiviso verso uno scopo.

In qualsiasi processo comunicativo vi è la possibilità di generare un cambiamento, secondo la teoria percettiva è la modifica della percezione dell’oggetto che porta a modificare il giudizio, questo non esclude l’influenza derivante dalla necessità di soddisfare i propri bisogni più interiori (Approccio funzionalista), anche il raffronto tra vecchie cognizioni e nuovi elementi destabilizzanti creando una dissonanza cognitiva possono portare ad una modifica di atteggiamento (Dissonanza cognitiva – Heider e Festinger) come ad una nuova valutazione cognitiva (Risposta cognitiva).

Anche la fonte esercita a sua volta un proprio potere derivante da cinque tipi di possibili relazioni: competenza, coercizione, legittimazione, ricompensa ed esempio (French e Raven) a cui si relazionano le caratteristiche psicologiche della personalità ricevente (Strategia di personalità), Mc Guire riporta l’attenzione sui processi cognitivi che avvengono nel ricevente superando una visione della persuasione secondo il modello stimolo-risposta, tuttavia in questo processo persuasivo intervengono quelle che Focault definisce come “procedure di controllo”, tra queste quelle di esclusione tese a limitare gli interventi su specifiche questioni mediante atteggiamenti proibitivi (interdetto) ovvero stigmatizzante (vero-falso), altre procedure restrittive puntano sulla adeguatezza o meno dell’intervento per eventi fortemente ritualizzati, Lyons nel respingere la distinzione tra componente linguistica e non linguistica, evidenziandone al contrario la gradualità, propone di porre l’attenzione sul canale, ossia sulle modalità di produzione del messaggio.

La riduzione della complessità avviene attraverso il prevalere della comunicazione mediante forma scritta che comporta il concentrarsi dell’attenzione e la misurazione di concetti ed elementi solo su alcuni punti, questo tuttavia non comporta l’eliminazione delle molte differenze interpretative , o meglio dei punti di vista differenti quale portato culturale; si parla di distinzione fra diritto ed etica, tuttavia deve sempre considerarsi che ogni termine è in realtà espressione di valori culturali e come tale sottoposto ad interpretazione, ecco l’intervento delle agenzie di socializzazione quale elemento unificante, quello su cui concentrarsi è la tollerabilità dell’ampiezza di oscillazione per il sistema sociale che si intende sostenere, ossia la valutazione della capacità di coesione sociale e degli equilibri economici.

Il decisore quale tecnico giuridico espressione di una forza superiore terza, come depositario del potere e interprete autentico del significato normativo, nel semplificare e cercare certezza può perdere le possibili valenze che la decisione in relazione alla norma contiene, essendo anche lui portatore di una propria cultura ma anche sottoposto alle altrui influenze, ancor più nel monocratico, il volere considerare il diritto un puro tecnicismo è il risultato di una determinata cultura fondata su una finzione tecnica propria di una economicizzazione sociale spinta, in cui la creazione si riduce a pura produzione e consumo, fagocitata in una dimensione del solo utile di cui il diritto ne è espressione regolamentativa, si tende quindi a puntare sulla quantità, ma nella realtà vi possono essere vari sistemi produttivi in cui, innanzi ad una sostanziale equivalenza, l’ambiguità regolamentare è compensata dal non decidere in tempi brevi che obbliga ad accordi, intervenendo solo dove è palese lo squilibrio, in un sistema normativo fondato sulla ridondanza ed ambiguità la velocità di decisione diventa di per sé fuori sistema e per tale via la quantità rientra indirettamente in qualità recuperando nel negativo la capacità dell’essere di progettare a scapito del puro affermare, in quest’ottica può essere riletto quale premessa il tentativo del D.Lgs. 4/3/2010, n. 28 in attuazione della Direttiva n. 2008/52/CE – 21/5/08 del Parlamento Europeo e del Consiglio, nonché le collegiali nelle quali a una figura centrale tecnica si affiancano i vari esperti.

Sottolinea Heidegger che “la comunicazione non è una condivisione con gli altri, ma piuttosto un mascheramento”, questo ancor più dove vi sono interessi e rivalse e la cooperazione viene meno sostituita dalla conflittualità e spesso dalla ricerca della pura affermazione dell’Ego.

Le crisi e i cambiamenti finanziari ed economici sono anche sociali, essa riconfigura i rapporti sociali, il modo di pensare le organizzazioni, le stesse identità individuali e collettive, generando incertezza e quindi difficoltà nel progettare il futuro, l’omologazione se da una parte riduce i conflitti e aumenta la velocità decisionale dall’altra non è in grado di gestire e governare i cambiamenti, nelle aziende si è fatta strada una concezione di Diversity Management quale figura capace di interpretare in chiave organizzativa i cambiamenti in atto, nella sua impostazione ogni cambiamento locale ha effetti sulle altre parti del sistema organizzativo e, pertanto, tende ad agire non settorialmente ma con una visione complessiva, come in ogni sistema giuridico vi è sempre un riflesso complessivo, modificare un elemento riconduce al necessario feedback del riequilibrio, altrettanto ogni cambiamento del sistema economico si riflette sulle modalità giuridiche allargandosi ad onda sull’intero sistema, basti pensare alle perdite di capacità giovanili, dove vi è una riduzione sociale delle capacità e volontà di investire sul futuro ed agire con disinteresse, dove la norma si risolve spesso in un ulteriore blocco, in quanto concepita per determinate finalità in un dato contesto, nel suo modificarsi l’ambiente conduce alla “tossicità” normativa nel sistema giuridico (V. Perrone, Dell’età. Ovvero: La sindrome della banana acerba, 5-7, in E. & M.- SDA Bocconi, 3/2006.

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