Esame Avvocato 2017: proroga codice commentato, ecco cosa cambia

Esame Avvocato 2017: proroga codice commentato, ecco cosa cambia

Sabina Grossi

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Abolizione codice commentato: sogno o realtà? Tutti i giovani praticanti si chiedono se sia effettivamente in vigore il Decreto del Ministero della Giustizia n. 48/2016, emanato nell’ambito della riforma forense (l. 247/2012).

 

Esame Avvocato 2017 Proroga: di quanto è posticipata?

Sono mesi, infatti, che voci ufficiose circolano tra gli “addetti ai lavori”, facendo pensare (o sperare) in un’ulteriore proroga dell’entrata in vigore della disciplina. Ciò, infatti, era già successo col Decreto Milleproroghe del 2015.

La Commissione Affari Costituzionali del Senato ha iniziato ieri le votazioni relative alla legge di conversione dell’ultimo Decreto Milleproroghe: avremo quindi presto notizie più dettagliate sul destino dell’uso dei codici annotati (essendo lì contenuta la disciplina relativa).

A supporto del mero vociferare, sta il fatto che lo scorso 1 febbraio la Commissione abbia previsto due rinvii per emendamenti contenuti nella riforma forense, il primo di 7 ed il secondo di 6 anni.

 

Cosa significherebbe la proroga dell’entrata in vigore?

 

Prima o poi, sembra proprio che l’entrata in vigore dell’abolizione dei codici commentati sia destinata ad essere operativa.

I praticanti avvocati lamentano una scarsa chiarezza informativa da parte del Legislatore, aspetto che ostacola, non di poco, la loro preparazione e aggrava complessivamente la questione “Esame Avvocato“.

Infatti, l’inibizione dell’uso consultivo dei codici annotati con la giurisprudenza recente, rende l’esame di abilitazione alla professione forense sostanzialmente più affine al concorso di magistratura, più o meno ragionevolmente.

 

Esame Avvocato Milleproroghe: parere o tema?

 

La questione, infatti, è la seguente. Laddove si decidesse di convertire l’esame di abilitazione, da sempre incentrato sulla redazione di pareri tecnici, in un vero e proprio tema, sulla falsariga di quelli sottoposti agli aspiranti magistrati, nulla quaestio: la prova scritta consisterebbe quindi nella redazione di un elaborato giuridico che si presenterà tanto più approfondito quanto più lo sarà stata la preparazione del candidato.

A quel punto, infatti, non sarebbe più essenziale la presenza di codici commentati con le sentenze più influenti della Corte di Cassazione.

Il problema, dunque, sorgerebbe qualora si procedesse alla loro abolizione, senza modificare contestualmente le modalità d’esame, ovvero, continuando a prevedere la redazione di pareri.

 

Come cambia il codice commentato?

 

Quest’ultima tipologia di prova, infatti, nasce appositamente con l’intento di testare la capacità giuridico-argomentativa degli aspiranti avvocati, che sono chiamati a dimostrare l’attitudine a risolvere un caso pratico alla luce degli orientamenti giurisprudenziali, servendosi dello strumento professionale per eccellenza: il codice.

È per via di questa peculiarità che nel 1989 il Legislatore lo aveva introdotto nell’esame di abilitazione forense, e la causa della sua eliminazione si rinviene unicamente nell’uso distorto che negli anni ne hanno fatto praticanti e professionisti: così, il risultato degli esami si è spesso rivelato uno sterile lavoro di copiatura delle principali sentenze di riferimento, e i corsi di preparazione si erano trasformati in insegnamenti di tecniche di “ricerca codicistica”, appiattendo l’ambito del puro ragionamento giuridico.

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