Dopo l’intervento il medico invita il paziente a recarsi nel suo studio professionale per i controlli successivi: è abuso d’ufficio

Dopo l’intervento il medico invita il paziente a recarsi nel suo studio professionale per i controlli successivi: è abuso d’ufficio

Redazione

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Lucia Nacciarone

Con la sentenza n. 40824 del 17 ottobre 2012 la Cassazione ha confermato la condanna a carico di un dottore il quale, dopo aver eseguito l’operazione chirurgica, invitava il paziente a tonare nel suo studio professionale privato per effettuare visite post-operatorie intra moenia.

Per i giudici l’uomo è colpevole di abuso d’ufficio, in quanto il degente aveva regolarmente pagato il ticket per ottenere la prestazione sanitaria, ed aveva diritto a vedere concluso l’intervento nella sua sede naturale, quella ospedaliera: ma il medico non lo aveva neanche informato di questa possibilità.

Sosteneva, invece, che fossero necessari controlli successivi ed ulteriori presso il suo studio, facendosi pagare 200 euro per ogni visita, e arrecando con tale comportamento un danno anche alla struttura ospedaliera.

Infatti, come precisano i giudici di legittimità, il contratto d’opera che regola il rapporto fra paziente e struttura ospedaliere ha per oggetto l’esito chirurgico nella sua globalità, senza la necessità di ricorrere all’ambulatorio privato del primario; ed è interesse dello stesso nosocomio, rispetto all’esecuzione del contratto, che la prestazione terapeutica risulti adempiuta nella sua globalità, quindi con le visite post operatorie che possono essere effettuate anche da soggetti diversi da chi ha eseguito l’operazione.

Col pagamento del ticket il paziente non è tenuto a pagare altro, neanche le visite di controllo, e omettere questa informazione da parte del chirurgo è reato.

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