Decreto Irpef, da martedì gli emendamenti

di Redazione

Il Governo guarda alla legge di stabilità, con cui intende ampliare la platea degli 80 euro. Nel 2015 consistente taglio dell’Irap

 Tratto da www.lagazzettadeglientilocali.it

Ultimi ritocchi e martedì prossimo si saprà che consistenza avrà la ‘mole’ delle proposte di modifica che i senatori presenteranno al “decreto 80 euro”. Un testo di oltre 50 articoli (che va dall’aumento delle imposte sulle rendite finanziarie fino alle novità che riguardano i pagamenti della p.a. e la spending review) e che quindi lascerà molto spazio alla fantasia e alle esigenze dei diversi gruppi soprattutto in periodo di campagna elettorale. E anche all’interno della stessa maggioranza ci sono pressioni al cambiamento: come la richiesta di Ncd di ampliare a partite Iva sotto i 25.000 euro di fatturato) e ai monoreddito con figli il bonus. Ma il Governo fa capire che allo stato non è possibile. Ora si punta alla ripresa.

Quindi alla riduzione del cuneo fiscale per il lavoro e non solo: nell’orizzonte 2015 – assicura il vice ministro dell’Economia Enrico Morando – l’esecutivo pensa anche ad un consistente taglio dell’Irap che, dai 700 milioni di quest’anno, dovrebbe raggiungere l’ambizioso obiettivo dei 10 miliardi. È invece la legge di stabilità il veicolo col quale si intende ampliare la platea degli 80 euro. Anche perché una serie di interventi già ipotizzati dall’esecutivo sono stati accantonati al momento per mancanza di risorse. Come nel caso dei pensionati o degli incapienti, cioè chi è sotto la soglia degli 8.000 euro di reddito e quindi è Irpef-esente. Certo – spiegano i tecnici – spesso si tratta di lavori part time. Ma è anche vero che – come testimonia l’Istat oggi – ormai molti lavori part time sono ‘involontari’. Cioè pur di lavorare si accetta anche questa come soluzione al ribasso.

Lo scontro sul decreto Irpef prosegue intanto anche a livello istituzionale: i vicepresidenti del Senato Maurizio Gasparri e Roberto Calderoli hanno infatti annunciato una denuncia-querela al’indirizzo del premier Matteo Renzi reo di aver attaccato i tecnici del Servizio Bilancio del Senato intaccandone la loro onorabilità. Uno scontro che ha coinvolto anche lo stesso presidente di Palazzo Madama, Pietro Grasso, che si è fatto comunque garante dell’istituzione e ha chiesto ai vicepresidenti di soprassedere. Il nodo continuano ad essere le coperture del provvedimento sulle quali i tecnici di Palazzo Madama hanno espresso i consueti dubbi.

Dubbi che negli anni passati sarebbero stati fugati dalla sempre consueta audizione del Ministro dell’economia. Ma con il d.l. Irpef si è deciso di non procedere alle audizioni. Anche se il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta spiega: ”nel dibattito al Senato noi dovremo e siamo in grado di rispondere puntualmente alle osservazioni e alle obiezioni, perché le coperture ci sono e perché le modalità con le quali è stato costruito il decreto reggono alla prova”.

E mentre la polemica infuria il Tesoro tira l’acqua al suo mulino e in settimana annuncia che le buste paga dei dipendenti pubblici pagati direttamente dal Mef sono già pronte. E ogni dipendente potrà vedere di persona quanto bonus ha avuto grazie ad una riga apposita dedicata del cedolino.

Va scemando infine la polemica che si è sviluppata sulle risposte del premier Renzi alle osservazioni dei tecnici del Senato in merito alle coperture del d.l., almeno per ciò che riguarda il presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso, che ha dichiarato che per lui “la questione è chiusa”. Insiste invece Maurizio Gasparri di Fi. “Non finisce qui – dice infatti -. La Commissione bilancio all’unanimità, Pd compreso e perfino con Morando vice ministro, ha dato ragione ai tecnici del Senato. Renzi dice bugie. Noi vogliamo meno tasse e verità. Al bugiardo non la faremo passare liscia”.

 

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