Blocca l’accesso al cortile con l’auto: si configura il reato di violenza privata ex art. 610 c.p.

di Mazzei Martina, Avv.
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Qui la sentenza: Corte di Cassazione - V sez. pen. - sentenza n. 51236 del 19-12-2019

Il caso

La Corte di appello di Potenza ha confermato la sentenza con la quale il Tribunale di Matera aveva dichiarato Tizio responsabile del reato di violenza privata (perché si rifiutava si rimuovere l’auto parcheggiata all’ingresso di un cortile in uso anche a Caio così impedendo a quest’ultimo di accedervi e di prelevare gli attrezzi di sua proprietà ivi depositati), condannandolo alla pena di giustizia e al risarcimento dei danni in favore della parte civile.

Avverso l’indicata sentenza della Corte di appello di Potenza ha proposto ricorso per cassazione Tizio articolando due motivi.

Con il primo motivo denuncia inosservanza della legge penale e vizi di motivazione in ordine all’inutilizzabilità delle dichiarazioni auto-accusatorie rese dall’imputato alla polizia giudiziaria.

Con il secondo motivo denuncia inosservanza della legge penale, in quanto il rifiuto addebitabile all’imputato non è equiparabile alla violenza o alla minaccia richieste per l’integrazione del reato, laddove i benefici invocati sono stati negati sulla base di mere asserzioni del giudice di appello.

La decisione della Corte

La Suprema Corte, con la sentenza in epigrafe, ha dichiarato il ricorso infondato.

Quanto al primo motivo di ricorso, ritenuto inammissibile, la Corte rammenta che, come affermato dalle Sezioni unite nel 2009, in tema di ricorso per cassazione, è onere della parte che eccepisce l’inutilizzabilità di atti processuali indicare, pena l’inammissibilità del ricorso per genericità del motivo, gli atti specificamente affetti dal vizio e chiarirne altresì la incidenza sul complessivo compendio indiziario già valutato, si da potersene inferire la decisività in riferimento al provvedimento impugnato (Sez. U, n. 23868 del 23/04/2009, Fruci).

Nel caso di specie il ricorrente si è sottratto a tale onere, tanto più che la sentenza impugnata, nel dar conto della conferma del giudizio di colpevolezza, ha richiamato non solo la testimonianza dell’operante della polizia giudiziaria, ma anche la deposizione dibattimentale della persona offesa.

Del pari inammissibile è il secondo motivo di ricorso prospettato.

Quanto, infatti, alla sussumibilità del fatto nella fattispecie incriminatrice di cui all’art. 610 c.p. del tutto consolidato è l’indirizzo della giurisprudenza di legittimità in forza del quale integra il delitto di violenza privata la condotta di colui che parcheggi la propria autovettura in modo tale da bloccare il passaggio impedendo l’accesso alla persona offesa, considerato che, ai fini della configurabilità del reato in questione, il requisito della violenza si identifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offeso della libertà di determinazione e di azione (Cas. sez. 5, n. 8425 del 20/11/2013; Cass. sez. 5, n. 603 del 18/11/2011; Cass. sez. 5, n. 1913 del 16/10/2017; Cass. sez. 5, n. 48369 del 13/04/2017; Cass. sez. 5, n. 29261 del 24/02/2017).

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Valerio de Gioia
Conseguita la laurea con lode all’età di 22 anni, ha superato gli orali dell’esame di avvocato e del concorso in magistratura poco dopo aver compiuto i 25 anni. Giudice penale del Tribunale di Roma, già giudice civile, dell’esecuzione e del lavoro e referente distrettuale per la formazione decentrata - Scuola Superiore della Magistratura, attualmente è coordinatore dei Corsi per la preparazione al concorso in Magistratura e all’esame di Avvocato presso l’Istituto Regionale di Studi Giuridici del Lazio “Arturo Carlo Jemolo”. Autore di oltre 200 pubblicazioni - tra monografie, opere collettanee e articoli su riviste scientifiche - è il curatore di numerose collane. Ha partecipato, nella qualità di relatore, a convegni nazionali e internazionali.
Paolo Emilio De Simone
Magistrato dal 1998, dal 2006 è in servizio presso la prima sezione penale del Tribunale di Roma; in precedenza ha svolto le sue funzioni presso il Tribunale di Castrovillari, presso la Corte di Appello di Catanzaro, nonché presso il Tribunale del Riesame di Roma. Nel biennio 2007/2008 è stato anche componente del Collegio per i reati ministeriali presso il Tribunale di Roma previsto dalla legge costituzionale n. 1/1989. Dal 2016 è inserito nell’albo dei docenti della Scuola Superiore della Magistratura, ed è stato nominato componente titolare della Commissione per gli Esami di Avvocato presso la Corte di Appello di Roma per le sessioni 2009 e 2016. È autore di numerose pubblicazioni, sia in materia penale che civile, per diverse case editrici.

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Mazzei Martina

Dottoranda di ricerca in Diritto Processuale Civile presso Università La Sapienza di Roma. Avvocato del Foro di Roma. Laureata in giurisprudenza con 110 e lode presso l’Università degli Studi di Roma Tre con una tesi risultata la migliore nell’anno accademico 2016-2017 per la materia Diritto processuale civile. Ha svolto la pratica forense a Roma e ha ultimato, con esito positivo, tirocinio ex art. 73 della L. n. 69/2013 presso la Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Roma. Collabora con diverse riviste giuridiche ed è autrice di numerose pubblicazioni scientifiche e della monografia dal titolo “Il potere del giudice di interpretazione della domanda giudiziale” edita da Maggioli Editore ISBN 978-88-916-3651-5.


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